Virginia Raggi, foto tratta da Youtube, http://www.roma5stelle.com/, autorizzazione utilizzo non commerciale con modifiche

La candidata del M5S vince il primo turno a Roma, ma non raggiunge il quorum

Cambiare tutto a Roma
di Massimo Predieri

Una maggioranza degli elettori a Roma concorda con lo slogan del Movimento 5 Stelle: cambiare tutto. Più che una ricetta, è il rifiuto di come stanno andando le cose. Rimane poco chiaro come invece dovrebbero andare in futuro.
Dopo lo slogan del “tutti a casa” e i vaffa-day, il movimento Cinquestelle, fondato dal comico Beppe Grillo, ha coniato per le elezioni amministrative del 5 giugno lo slogan “cambiamo tutto”, che ha fatto presa sulla voglia di riscatto di una larga fetta di elettori romani. Virginia Raggi esce vincente dal primo turno delle elezioni per il sindaco della capitale con il 35% dei voti, davanti al candidato del Partito Democratico, Roberto Giacchetti, con il 25% dei voti. Si affronteranno al ballottaggio del 19 giugno per sapere chi sarà il prossimo sindaco di Roma.
L’appello a cambiare tutto si era sentito a Roma già in passato, per ultimo dal precedente sindaco, Ignazio Marino, eletto solo tre anni fa. Un’ambizione che non sembra avergli portato fortuna, dato che è stato costretto a dimettersi prematuramente e lasciare la gestione della maggiore città italiana nelle mani del commissario nominato dal governo, il prefetto di Milano Francesco Paolo Tronca.
Il desiderio di riscatto di una buona parte dei cittadini romani porta alla semplificazione politica del “cambiamo tutto”, un obiettivo vago, perché rifiuta lo status quo ma non dice dove vuole andare. Ammesso che Virginia Raggi riesca a consolidare il suo vantaggio al ballottaggio e accedere alla carica di sindaco di Roma, rimane l’incertezza di come procedere per una tale titanica impresa, il cambiare tutto appunto. Da dove cominciare?
La candidata pentastellata ha presentato un programma ambizioso, fatto di miglioramento dei trasporti, della gestione dei rifiuti, la lotta agli sprechi e alla corruzione, eccetera. La fiducia nella realizzazione di tale programma nasconde qualcosa che potrebbe dimostrarsi una illusione: cioè che il fatto di cambiare sarà di per sé già sufficiente a risolvere i problemi endemici di Roma.
I problemi del trasporto e della mobilità, per esempio, certo sono in parte riconducibili all’inefficienza dei trasporti pubblici. Portare all’efficienza, come si propone la Raggi, un gigante come l’ATAC, l’azienda per i trasporti di Roma, con oltre 3 mila autobus e altri mezzi pubblici, 12.000 dipendenti e un fatturato vicino al miliardo di Euro è già un’impresa enorme; ma c’è da affrontare anche la passione irrazionale per l’automobile di moltissimi romani, molti di quel 75% che quotidianamente si sposta con mezzi privati. L’impressione è che questi non abbiano nessuna intenzione di rinunciare alla propria auto o scooter, anzi: reclamano strade più larghe e più parcheggi. Come si farà a convincerli a “cambiare tutto”?
Chiunque si troverà ad assumere il poco invidiabile incarico di sindaco di Roma, se vuole cambiare qualcosa, non dovrà trascurare la mentalità dei suoi cittadini e l’eventuale necessità di cambiare anche quella.

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