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Tra vecchi e nuovi trasformismi e dei temi veri non si parla

Riforme e polemiche: ma dov’erano?
di Roberto Mostarda

Mancano pochi giorni alle elezioni amministrative in molti grandi centri tra i quali Roma e Milano, appuntamenti dai quali potrebbero scaturire interessanti analisi sui sentimenti degli italiani da anni ormai alla ricerca di una novità nella rappresentanza politica dopo la fine della prima repubblica e la vita stentata tuttora in essere di una seconda che non ha passato e non sembra avere futuro! Un’occasione tuttavia importante perché si collega anche se impropriamente all’accelerazione imposta dal premier Renzi verso il referendum costituzionale di ottobre. Si potrebbe sottolineare che la situazione appaia simile alla condizione di chi scambi “lucciole per lanterne” o “fischi per fiaschi” come usano dire due motti antichi. Siamo cioè in una confusione reale e artificiosa al tempo stesso a tutto scapito della comprensione di quale direzione occorre dare al paese e alle sue grandi realtà.
Eppure, il dibattito preelettorale sembra perfettamente inserito in questa confusa nebbia. Non si parla quasi per nulla, se si escludono lanci elettoralistici di temi generici, di quelle che dovrebbero essere le scelte strategiche per grandi aree metropolitane la cui crescita e il cui ordinato sviluppo con la risposta alle esigenze delle popolazioni, costituiscono da sempre anche importanti banchi di prova sul piano più generale per il paese. Che città dovranno essere non è ininfluente per l’equilibrio stesso della nazione.
E, invece, sembra di assistere al confronto certo suggestivo dei polli di Renzo, in questo caso, o di azzeccagarbugli, piuttosto che ad un serio e serrato dibattito su come risollevare la capitale, come mantenere e rafforzare il ruolo di traino economico finanziario di Milano, o ancora quale funzione dare a metropoli complesse come Napoli o Bologna!
Ogni giorno, invece, ci si scontra sui cosiddetti “grandi temi” nazionali. Invece di parlare delle buche stradali, dello smaltimento dei rifiuti, di trasporti pubblici, di sanità, di sicurezza e di altre emergenze urbane, ci si trastulla sostanzialmente con questioni “politiche” più lontane, con il referendum futuro, su quello che succederà a Renzi e al governo, sulle riforme costituzionali e il sì o il no! Tutti elementi di grande utilità quotidiana per i cittadini che vorrebbero vedere risolti i loro problemi in un paese normale per il quale decidere l’evoluzione istituzionale non significhi una sorta di guerra totale, di guerra civile tra fazioni opposte, contrastanti e pure divise!
Eppure è proprio quello al quale assistiamo. Ed eccoci al secondo spunto, proprio quello delle riforme. Qui la distanza siderale tra soluzioni auspicabili e contraddizioni concrete diviene cosmica per così dire. Non esiste altro che il dibattito vacuo, il contorsionismo dialettico e paraideologico, intessuto sopratutto di un elemento: da destra a sinistra sembra esistere una sorta di arco costituzionale contro l’esecutivo e contro le riforme avviate ad inizio legislatura. Vedere insieme sullo stesso lato della barricata la Lega di Salvini, i Fratelli d’Italia della Meloni, i Cinquestelle, Sinistra italiana e la consueta, onnipresente coorte dei “difensori” della Costituzione, costituzionalisti o meno, oltre a fare un effetto straniante, appare anche un’accozzaglia insensata e priva di spessore non soltanto politico, ma anche sociale.
Sembra però essere un must al quale non ci si intende sottrarre e nel quale a giorni alterni si intrecciano le vie tortuose e a ben guardare quanto meno singolari che attraversano il Pd e la sua sinistra interna sempre sul punto di..., o in animo di fare...! Stupisce la confusione di personalità come lo stesso Bersani, o quella di altri esponenti della vecchia guardia dell’ex Pci, tutti protesi a flirtare con chi parla di attacco alla democrazia o di Costituzione in pericolo. E questo per la volontà del governo di arrivare al nuovo Senato e ad una maggiore efficacia del Parlamento e dell’esecutivo. Tutti temi una volta condivisi e per la cui soluzione si parlava di riforme incisive ed epocali. Ora si dice soltanto che sono disorganiche e non adatte ad affrontare la realtà di un paese come il nostro.
Francamente, oltre alla sensazione schizofrenica di vedere insieme Salvini e Fassina, Berlusconi e Di Maio, con incursioni di esponenti della minoranza Pd, un mix tutt’altro che rassicurante per il cammino di qualsiasi riforma, nasce spontanea una domanda dirimente: ma costoro, all’inizio della legislatura, nelle sue fasi più intense, poi nel cammino parlamentare e nel paese del discorso sulle riforme da fare sulle quale si registrava un’ampia condivisione, appunto costoro... dove erano, dove si trovavano allora? E perché oggi si aggirano nel cantiere delle riforme come altrettante alici nel paese delle meraviglie? E alla ricerca sempre di un lupo cattivo da additare alla condanna morale e materiale?
Una simpatica fiction televisiva, insensata e surreale di qualche anno fa ripeteva all’infinito una scena, nella quale il protagonista, un ispettore di polizia, incespicava sempre al momento della battuta centrale, quella che doveva inchiodare i responsabili del reato al centro della vicenda o i suoi complici. La frase tormentone che dava origine ad ogni puntata al loop, alla ripetizione ossessiva del copione, sembra attagliarsi perfettamente a questa armata incoerente e ad ognuno dei suoi figuranti: dove vivevate?
Forse un po’ più di aderenza ai valori fondamentali, un senso alto dello stato e delle istituzioni sarebbe auspicabile, a garanzia dei cittadini e delle scelte che essi si trovano a compiere dando rappresentanza alle proprie esigenze e aspirazioni. O cercando di darla, come gli anni trascorsi, sembrano confermare senza grandi e confortanti risultati. Cambiare pagina sembra inevitabile! Una riflessione si impone mentre si festeggia il settantesimo della Repubblica!

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