La degenerazione del confronto politico

E … nun ce vonno’ sta’...!
di Roberto Mostarda

Sia consentito titolare queste riflessioni con un’espressione dialettale romana che rende bene la situazione nella quale si articolano ormai da tempo il dibattito e la lotta politica italiana. Nel lento e faticoso passaggio dalla seconda repubblica a qualcosa di nuovo ma ancora indefinito, esistono ancora elementi e posizioni per i quali il tempo non sembra essere mai passato e tutto quel che accade è considerato rischioso perché impedisce il ritorno a quel che era.
Sembra un passo del gambero, uno in avanti e due indietro. Se si cerca una nuova via c’è chi preferisce disperdersi alla ricerca di altre che non sono state mai percorse o sono state abbandonate. Un gioco dell’oca nel quale si cerca sempre di ritornare al punto di partenza. Conseguenza i ritardi decennali in politica, nella vita amministrativa e in quella economica e sociale. Un degrado che sembra più forte di qualsiasi tentativo di riforma, di rilancio e che costituisce la vera palla al piede per il paese.
Abbiamo più volte sottolineato come da alcuni anni appaia sempre più evidente una scollatura nel tessuto del paese. Non è soltanto quello tra il nord e il sud, tra sviluppo e arretratezza, è qualcosa di più profondo e che sta mostrando la sua vera natura: è la distanza tra chi vuole veramente cambiare e chi si adegua alla massima del gattopardo: che tutto cambi perché nulla cambi. Uno sport quest’ultimo che non fa distinzioni di partito o di area politica e che sembra innervare ancora molta parte della vita pubblica con ciò impedendo reali passi in avanti a meno di procedere per strappi più o meno forti.
La fotografia più precisa e veritiera di questa situazione è certamente quella che ci consegna il Pd, sino ad ora l’unica realtà in qualche modo simile ad un partito in senso tradizionale dopo la scomposizione e ricomposizione parziale di questi anni. Sino ad ora, abbiamo detto, perché appare evidente sempre di più che in esso convivono con crescente difficoltà almeno tre componenti: quella di maggioranza, quella di opposizione dialogante e quella ormai impegnata nell’immaginare la costruzione di un nuovo soggetto politico o, meglio ancora, di riprendere in mano le leve di potere interno e riportare il Pd alla sua presunta natura originaria, in realtà alla sua doppia natura frutto della sua stessa origine.
In pratica, però stiamo assistendo all’ultima battaglia campale tra la vecchia guardia di estrazione marxista e l’attuale gruppone governato dall’anima popolare imperniata sulla figura di Renzi. Attorno altre e diverse interpretazioni di possibile sinistra. Insomma una bella confusione. E che siamo dinanzi ad una galassia in evoluzione appare chiaro nella battaglia in vista delle amministrative. Le primarie sono la plastica manifestazione di una realtà politica con molte facce. C’è quella del vecchio pci con annessa corrente sindacale, quella movimentista che flirta con l’area ancora più a sinistra, quella dei potentati locali che sembrano tuttora in grado di condizionare i risultati e la gestione del potere. Pensiamo a una realtà come quella romana dove tra candidati ufficiali, ufficiosi e auto dichiarati (come l’ex sindaco Marino), l’unica possibilità sembra essere il caos! L’ultimo scossone, quello dell’arroganza renziana stigmatizzata da D’Alema, mostra come ormai il tessuto sia lacerato in modo quasi definitivo con scenari indefinibili per il partito stesso ma anche per gli equilibri nel paese. I pompieri sono sempre al lavoro ma i sarti sembrano incapaci di andare oltre i rammendi.
Uno sguardo anche al resto della politica nazionale non genera ottimismo. L’area del centrodestra ha subito in anticipo la sua deflagrazione. Ormai esistono almeno due possibili aree: quella tra Lega e Fratelli d’Italia e quella tra questi ultimi e Forza Italia. Nessuna delle due è in grado di prevalere e soprattutto di fronteggiare una sfida con il Pd o con i Cinquestelle. Anche qui tra i leader del passato e quelli di un indistinto futuro la lotta è senza quartiere con i primi che non intendono lasciare il passo anche a costo della sconfitta generale e i secondi che stentano a trovare una definitiva leadership. Risultato anche qui una grande confusione nella quale è difficile per l’italiano medio districarsi tra arroganze e presunzioni di diverso tipo.
Dove il tema sembra porsi con minor impatto è nella zona del centro, dove non esistono soggetti aggreganti di dimensioni egemoni e dunque ogni discorso è aperto, verso il passato e verso il futuro.
Un ultimo sguardo all’universo dei cinquestelle. Qui non vi sono divisioni o componenti ma per la semplice constatazione che il movimento stesso nasce dalla molteplicità sociale (è frutto della scomposizione dei fronti politici tradizionali e della protesta contro la politica) e si manifesta sin dall’inizio come una galassia in continua evoluzione anche se tuttora in che direzione è difficile comprenderlo! Si percepisce tuttavia, in nuce, una sorta di lotta tra i guru fondatori e i nuovi leader che cercano di affermarsi e soprattutto di affrancarsi. Anche qui, naturalmente, richiamandosi ai grandi principi e ai valori fondanti, così come in tutte le altre aree politiche che abbiamo analizzato.
Il mutamento per tutta la politica è comunque in atto così come la resistenza di quanti non vogliono cambiare, e in sostanza “nun ce vonno sta!

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