Amministrative senza leadership

La distanza tra cittadini e politica
di Roberto Mostarda

Subbuglio è la parola che viene in mente dando uno sguardo, anche non necessariamente approfondito, allo scenario della politica nazionale in vista delle amministrative e con sullo sfondo gli appuntamenti istituzionali, come il referendum proposto dal premier Renzi sulle riforme. Ed è anche la sensazione straniante che si prova ascoltando e analizzando come la politica si propone e come cerca il consenso. Quel che si coglie è la distanza siderale tra i problemi quotidiani degli italiani e le risposte che i politici di ogni colore e partito cercano di dare. Una distanza che sembra aumentare proprio laddove non lo si immaginerebbe e tanto meno auspicherebbe: nelle città, nei centri medi e grandi.
Non sfugge ad alcuno infatti che il proliferare di liste civiche, di liste personalizzate, di liste senza riferimenti non sia una manifestazione di democrazia pura, ma il sintomo grave di una costante e crescente incapacità interpretativa da parte della politica ad indicare una linea, un programma, una proposta coerente e complessiva per le comunità. Nessuno sembra in grado di costruire una risposta ai problemi che si fondi su un’analisi e una concezione completa della realtà, della sua complessità, delle caratteristiche proprie delle realtà locali che si vorrebbero governare. E’ assente in buona sostanza la capacità di sintesi propria della vera politica, quella capace di costruire prospettive per il futuro delle comunità e delle persone. Abbondano invece le analisi settoriali, categoriali, che portano a proposte parziali, ad una sorta di comitati per la soluzione di uno o dell’altro problema, senza collegamento alcuno con il senso complessivo.
Se si esclude il Movimento Cinquestelle che nasce proprio dalle emergenze puntuali e dalla necessità di denunciare questo o quel comportamento negativo della politica altra e che sinora non ha avuto modo di dare dimostrazioni sufficienti di capacità amministrativa tranne la presunzione di averla, il quadro che si presenta non lascia molte speranze di chiarezza.
Il Pd percorre ancora stancamente la strade delle primarie alla ricerca di una leadership che sembra aver perduto nelle grandi e nelle medie città, uno scollamento tra base e dirigenza certamente collegato alla rottamazione avviata da Renzi ma che ha tra i responsabili anche i leader della minoranza e dell’opposizione interna al premier-segretario. E’ in atto da molti mesi infatti una vera guerra il cui risultato è stato quello di dividere la base del partito e schierarla su fronti diversi. Il premier per perseguire l’obiettivo di svecchiare la politica e il governo, i suoi oppositori per cercare di rallentare e impedire in nome di una visione tradizionale di un partito di sinistra di altri tempi. Una frattura insanabile e una guerra sorda e continua che si gioca soprattutto “in periferia” proprio dove la base dovrebbe fornire il supporto più importante per la ricerca e l’ampliamento del consenso. Un atteggiamento suicida che sta dando i suoi frutti. Ricostruire sarà molto difficile e richiederà molto tempo. Anche perché i prossimi appuntamenti e il referendum diranno quanto la spaccatura abbia raggiunto il punto di non ritorno.
Parlare del centrodestra, poi, è come perdersi nei meandri sinuosi di un fiume tropicale. Non esiste, a quanto sembra, alcun collante politico o strategico, ma soltanto la necessità di trovare una traccia comune per presentarsi uniti almeno nella facciata all’elettorato. I mesi trascorsi non hanno permesso alla Lega di assumere la leadership ma hanno contribuito certamente a farne aumentare i consensi pur in terreni politici non sempre condivisibili. Per Forza Italia è tuttora in corso la transizione di un dopo Berlusconi che non finisce soprattutto per un’assenza totale di alternativa alla leadership dell’ex cavaliere che tuttavia ha perso lo smalto di un tempo e che deve barcamenarsi per provare a far prevalere la sua posizione. Una carenza strutturale dunque che non permette di guardare allo schieramento con la sensazione di una scelta forte e convinta. A creare ulteriore difficoltà, la presenza in molti casi di Ncd e altri pezzi centristi che nelle amministrative sono propensi a schierarsi sul centrodestra contrariamente alla scelta nazionale.
Non passa giorno poi che non dimostri come per cercare consensi si cerchi non tanto di proporre qualcosa, ma si persegua il solito copione stantio dell’accusare gli altri di nefandezze, si cerchi in ogni modo di delegittimare invece di contrastare con gli argomenti propri della politica e della amministrazione. Con il risultato che i problemi non vengono risolti e che neppure si cerca di trovare le risposte che occorrono. Tutto è rimandato a dopo il voto, quando i cittadini avranno deciso chi debba amministrare. Piccola osservazione: con un parterre come quello che si trovano dinanzi, i milioni di connazionali chiamati a votare dovranno fare i salti mortali per identificare una scelta sensata e adatta ad affrontare le questioni aperte!
E intanto mentre da un lato ci si accusa senza esclusione di colpi tra schieramenti e all’interno di essi, nel variegato panorama pentastellato si affaccia, pur smentito dai capi, una sorta di grande fratello controllore! Chi di web colpisce ….. di rete rischia di perire” potremmo parafrasare!

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