Pezzi degli scacchi in palissandro (Dalbergia latifolia) di tipo Stunton, il re è alto 10 cm. Di Bubba73 at en.wikipedia, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=13046641 https://it.wikipedia.org/wiki/Scacchi#/media/File:RosewoodPieces.jpg

Dove porta il dibattito sulle unioni civili

Libertà, diritti e laicità dello Stato
di Roberto Mostarda

Come in un’altalena o in un pendolo il dibattito politico nazionale continua ad oscillare tra temi e questioni tutte importanti e tutte urgenti: le riforme istituzionali ed amministrative, gli interventi nel campo del lavoro e dell’economia, i diritti civili. Molta carne al fuoco, verrebbe da dire, forse troppa tutta insieme. Ma i ritardi pluridecennali del nostro paese non permettono, a dispetto di attendisti e temporeggiatori di ogni risma, di perdere tempo prezioso. Il governo ed il premier continuano la loro marcia su tutti i fronti pur a rischio di ingorgo e di confusioni, convinti che il programma vada realizzato senza soste e portato avanti in tutte le sue parti. In sostanza la spinta propulsiva, potremmo dire con termine ormai desueto, non può subire rallentamenti. Una posizione, sia consentito dire, che difficilmente potrebbe non essere condivisibile per tutti coloro che da troppo tempo attendono qualche risposta chiara in almeno uno dei teatri politici che attanagliano la realtà italiana e rendono così difficile il cammino verso la ripresa.
Una posizione che attira da oltre un anno, e soprattutto negli ultimi mesi a cavallo tra 2015 e 2016, critiche sempre più feroci al premier e all’esecutivo. Ormai, come da costume sempiterno della politica italiana da seconda repubblica, ogni sforzo vien fatto non per contrapporre programmi e soluzioni ai problemi immanenti, ma per attaccare senza sosta il programma e le soluzioni altrui. Naturalmente chi si erge a sindacatore e giudice non ha alcun interesse a che i problemi vengano risolti o, ammesso che lo abbia, viene sempre dopo quello immediato di colpire e tentare di affondare chi ha le redini del paese. E’ il costume di sempre, non nobile e neppure tanto intelligente in termini politici. I venti anni che ci siamo lasciati alle spalle sono stati soprattutto questo: lotta senza quartiere per far sloggiare il nemico da palazzo Chigi, impiegando qualsiasi strumento, mentre i problemi si complicavano e si assisteva al balletto di leggi e leggine tra loro discordanti e contraddittorie, con riforme che negavano quelle precedenti, modificando e rimodificando ad ogni cambio di maggioranze, gli elementi sui quali poi era necessario intervenire. Una follia che speravamo si fosse dissolta e che avessimo lasciato alle spalle nel momento in cui, in modo chiaro ed inequivocabile gli italiani alle ultime elezioni hanno indicato la loro sfiducia complessiva nella politica lasciando poi ai politici stessi di tentare una ricomposizione. Il passaggio delle europee che ha dato maggior forza al pd e a Renzi, è stato un altro elemento indiziario della possibile direzione da prendere. Il premier e la maggioranza hanno dunque seguito questa strada ma incontrando sempre più spesso le resistenze del “sistema” che neppure le urne e i venti anni passati hanno mai realmente intaccato. Un mix di politica, amministrazione, corporativismo, interessi consolidati e in contraddizione con efficienza, rigore amministrativo e volontà riformista. Un virus che sembra aver contagiato tutti, residui del passato ma anche forze presunte del cambiamento come i 5Stelle.
Ora, mentre si avvicinano le amministrative, tutti i peggiori vizi tornano a riaffacciarsi ma quel che è cambiato anche ad onta dei fautori del tutto cambi purché nulla cambi, è proprio il quadro politico. Le aggregazioni di una volta hanno il fiato corto e tentarne di nuove non è così semplice. Soprattutto perché i cittadini hanno ben chiaro l’uso del consenso da loro espresso fatto in passato. L’esplosione ormai passata dei pentastellati è lì a dimostrarlo anche se appare sempre più difficile capire che cosa il movimento sia realmente mai stato o cosa sia diventato.
E sì perché proprio nei passaggi più delicati, ci si accorge di come esso sia carente di linea politica. E’ più facile criticare e basta che proporre realmente soluzioni. E, quando non si sa che pesci prendere, ci si butta sulla libertà di coscienza.
E’ quanto sta accadendo con il tema delicato dei diritti civili, sul fronte più spinoso quello delle adozioni per le coppie omosessuali. Tutto questo ha provocato l’immediato rinserrarsi delle fila del partito democratico che sembra ergersi – pur con forti mal di pancia al suo interno – come difensore tout court della legge in materia anche sulla questione adozioni.
Siamo ad un passaggio delicato per gli equilibri interni alle stesse forze politiche. Le posizioni infatti sono differenziate in tutti i campi e le scelte personali potrebbero riservare sorprese.
Il rischio è di confondere il tema ineludibile dei diritti civili, la necessità di dare soluzioni coerenti alle libertà di scelta, con questioni che ad essi non attengono. Facendo di tutto un unico elemento su cui legiferare e scegliere si corre il rischio classico dei provvedimenti cosiddetti omnibus: il pericolo di creare problemi e contenziosi in futuro. Voler avere a tutti i costi un risultato politico su questioni così delicate appare una forzatura. La stessa che si avverte nell’opposizione preconcetta che viene dai settori più sensibili alla posizione della Chiesa. Con il massimo rispetto delle convinzioni, i temi dei quali si dibatte sono e debbono essere appannaggio dello Stato e decisioni fondate sulla laicità di esso. E, soprattutto, sono argomenti sui quali sarebbe importante sondare sensibilità e valori della gente, non seguire astratte costruzioni o esigenze contingenti in ossequio a malintese interpretazioni dei diritti delle persone. La fretta è sempre cattiva consigliera e anche se si ritengono maturi i tempi analisi e decisioni dovrebbero essere improntate ad equilibrio e prudenza per non produrre ulteriori terreni di polemica e sterile contrapposizione!

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