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Tempi di bilanci

Nigeria: chi finanzia i terroristi?
di Giorgio Castore

La strage di Natale: c’era da aspettarsela e puntualmente è avvenuta a Kimba, nei pressi della città di Biu, Borno State, nordest della Nigeria, con 14 morti e decine di feriti.
Questa volta la novità sta nella strategia di attacco: i terroristi della setta islamica sono giunti in bicicletta, armati di pistole. Per il resto le solite modalità: omicidi, abitazioni date alle fiamme, rapimento di residenti.
Nella ricerca, almeno nominale, di confronto con la setta, tuttavia, nella giornata di Natale, è stata annunciata dallo stesso presidente Buhari una novità, che potremmo definire “strategia della persuasione” anche se, al momento, non è chiaro di cosa si tratti.Map of Nigeria, showing state boundaries, cities, and waterways."Political map of Nigeria" by United Nations Cartographic Section
Secondo il periodico Naij.com, Buhari ha detto che "questo governo è determinato a fare in modo da persuaderli (Boko Haram) se possono essere persuasi, useremo le istituzioni governative per convincerli a consentire che la pace regni". Egli, tuttavia, non è entrato nei dettagli su come intende mediare un accordo di pace con la setta, se di questo si tratta.
In verità i punti chiave della sua strategia erano già stati annunciati all’atto del suo insediamento nello scorso mese di maggio, quando aveva indicato i punti cardine del suo mandato: sicurezza, disoccupazione dei giovani e corruzione. Ma al momento, a distanza di 7 mesi dall’insediamento, non si ha ancora notizia di passi concreti mossi nelle direzioni indicate.
La stampa locale insiste su tali punti e, soprattutto, sulle coperture che la setta riceverebbe da politici locali, ironizzando, peraltro, sulle recenti dichiarazioni di alti esponenti delle forze armate, secondo i quali Boko Haram sarebbe già “tecnicamente” sconfitta.
Non si sarebbe, dunque, di fronte ad una svolta reale nella lotta al terrore. Lo stesso presidente in un passaggio delle sue dichiarazioni ha parlato di "due milioni di sfollati con il 70 per cento donne e bambini, alcuni dei quali sono orfani, cresciuti senza sapere nulla dei loro genitori”.
E nessun passo avanti neanche sul tema cruciale del finanziamento della setta, questione chiave per la sua sopravvivenza. Quasi a sottolineare l’inconsistenza della politica di contrasto attuata finora, gli altri attacchi registrati tra il 28 ed il 29 dicembre a cominciare da quello kamikaze nel mercato di Madagali avvenuto lo scorso 28 dicembre nello Stato di Adamawa, sempre nel nordest del Paese, in cui sono state registrate 17 vittime dell’esplosione mentre altre 44 hanno riportato gravi ferite.
A queste si deve aggiungere l’ennesimo attacco a Maiduguri, capitale dello stato del Borno, in cui due colonne di ribelli hanno mietuto sangue e terrore con cinquanta vittime nel complesso e centinaia di feriti.

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