Smog sulla Pianura Padana

Smog, siccità e cambiamento climatico
di Massimo Predieri

Cosa manca nell’accordo di Parigi e cosa si dovrebbe invece fare.
Due mesi di siccità stanno mettendo in grave difficoltà le città italiane. La coincidenza tra l’assenza di pioggia, aria inquinata, irrespirabile e pericolosa per la salute, e la grande conferenza sul clima di Parigi non poteva essere più eclatante. Anche se il nesso tra l’aumento della temperatura globale e il clima eccezionale degli ultimi due mesi non ha delle basi rigorosamente scientifiche, c’è crescente preoccupazione nell’opinione pubblica, assillata quotidianamente dagli allarmismi dei media, dall’aria irrespirabile, dai blocchi del traffico, e forse non ancora consapevole dalla prospettiva di privazioni causate dalla siccità imminente.
“Anno più caldo del secolo, città soffocate dalla smog, 21 gradi a New York, temperature ben oltre la media nel Regno Unito, incendi in Australia, piove a dicembre in Finlandia a Rovaniemi, casa di Babbo Natale” sono alcuni titoli dei notiziari di questi giorni.
Gli esperti sono ormai concordi nell’affermare che gli sconvolgimenti climatici siano dovuti alle emissioni di gas serra, soprattutto CO2, e dal conseguente riscaldamento globale. Tuttavia i proclami tanto entusiastici presentati al termine della conferenza sul clima di Parigi conclusasi lo scorso 12 dicembre nascondono in verità un nulla di fatto. Il documento firmato delle parti contiene solo dichiarazioni di intenti senza alcun vincolo per nessuno.
C’è ora il rischio concreto che l’Italia si possa tra breve trovare in una situazione simile alla California, dove la prolungata siccità ha messo in ginocchio lo stato più popoloso e più ricco degli Stati Uniti. Gianpiero Maracchi, docente di climatologia all’Università di Firenze, intervistato dal GR3, lancia l’allarme siccità dovuta alla mancanza di precipitazioni: «Sarà un grosso problema per la prossima estate». Inoltre il bel tempo dovuto alla alta pressione fa mancare il rimescolamento dell’aria, le polveri sottili provenienti dal traffico rimangono vicino al terreno e aumentano molto l’inquinamento. Anche sul convegno di Parigi il professor Maracchi è tutt’altro che ottimista: «L’accordo che si è raggiunto a Parigi non aiuterà il pianeta. A prescindere dalle buone intenzioni, non si dice come si farà, manca l’indicazione di come cambiare il modello economico degli ultimi cento anni che è il maggiore responsabile del cambiamento climatico ma anche di tante altre crisi che stiamo vivendo. Bisognerebbe invece ridurre i trasporti sulle grandi tratte perché il 40% dei gas serra è dovuto ai trasporti, di questo non si è parlato a Parigi, e puntare sulle energie rinnovabili. Manca una visione di prospettiva e la politica è asservita agli interessi economici e agli affari delle multinazionali. L’unico documento che affronta questo tema è l’enciclica Laudato Si’ di Papa Francesco.»
E’ chiaro il riferimento del professor Maracchi all’altra grande crisi che stiamo vivendo: le guerre nel medio oriente, di cui il nostro giornale ha ripetutamente riferito. In un sistema politico ed economico globale di vasi comunicanti, l’estrazione del petrolio, i conflitti in medio oriente, il flusso di rifugiati, il terrorismo di matrice islamica e il dramma del cambiamento climatico sono temi fortemente interconnessi che richiedono un coerente approccio politico a livello internazionale.

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