Parc Floral De Paris. Foto di skeeze – pixabay.com - CC0 Public Domain

Clima - Cosa cambia?
di Massimo Predieri

Parigi ha ospitato il vertice mondiale COP21 sul cambiamento climatico. Le conclusioni del vertice mondiale sui cambiamenti climatici COP21 di Parigi …ma non finisce qui.

Il vertice mondiale sui cambiamenti climatici si è concluso a Parigi il 12 dicembre - con un giorno di ritardo dovuto al prorogarsi delle febbrili trattative per trovare un accordo. La dimensione e i numeri ne fanno uno dei più grandi incontri mondiali della storia: 147 capi di stato con le loro delegazioni, migliaia di esperti, 12 giorni di discussioni e negoziati, innumerevoli convegni collaterali. Il risultato più evidente è un documento di accordo di 31 pagine e 29 articoli firmato dalle parti e autocelebrato con grande enfasi da chi l’ha sottoscritto.
L’accordo sul cambiamento climatico di Parigi è fondamentalmente una condivisione di intenti, senza tuttavia contenere vincoli, obblighi e tantomeno strumenti operativi e di controllo per la sua applicazione. Viene riconosciuta la necessità di contenere il riscaldamento globale dell’atmosfera entro il limite massimo di 2° gradi centigradi entro la fine del secolo. Una novità rispetto ai precedenti accordi è il riconoscimento che abbassare il limite a 1,5° centigradi “ridurrebbe in modo significativo i rischi e gli impatti del cambiamento climatico”.
I paesi firmatari del patto hanno presentato ciascuno un proprio piano di riduzione dei gas serra, principalmente l’anidride carbonica (CO2) prodotta dalla combustione di carburanti fossili come il carbone e il petrolio. Per la prima volta l’Unione Europea si è presentata unita, presentando un unico impegno comune dei paesi membri precedentemente condiviso.
La prossima tappa sarà tra cinque anni nel 2020. Verrà verificato il taglio delle emissioni rispetto ai piani nazionali presentati. Ancora non è stato deciso come e con quali risorse verranno messe in atto tali verifiche, ma non ci saranno sanzioni per chi non rispetta l’accordo preso. Qualcuno si pone dei dubbi sull’efficacia di tali verifiche.
Uno stanziamento annuale a partire da 100 miliardi di Euro fornito dai paesi più ricchi dovrebbe consentire ai paesi in via di sviluppo di introdurre le misure necessarie per rispettare gli accordi sulla riduzione delle emissioni di gas serra. Anche qui non è stata definita la modalità del finanziamento né le quote di contribuzione dei paesi ricchi.
L’aspetto finanziario naturalmente è molto importante. Gli oppositori principali che cercheranno di contrastare le misure di riduzione di CO2 pianificate sono l’industria petrolifera, in America fortemente appoggiata dai repubblicani, e molti paesi produttori di petrolio e carbone. Gli investimenti necessari per la decarbonizzazione – la rinuncia ai combustibili fossili, primo tra tutti il carbone – porteranno a lungo termine dei benefici economici, ma richiedono nel breve termine ingenti risorse economiche e tecnologiche.
Il ciclo dei convegni annuali sul clima denominato COP – Conference of the Parts - organizzato dalle Nazioni Unite con l’obiettivo di ridurre le emissioni di anidride carbonica e iniziato 20 anni fa, si è dunque concluso a Parigi con un grande accordo a cui aderiscono 195 paesi del mondo, praticamente tutti. Adesso bisognerà mettere in atto gli impegni presi e organizzare un sistema di verifica condiviso.

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