Discours du Président de la République devant le Parlement réuni en Congrès. http://www.elysee.fr/photos/discours-du-president-de-la-republique-devant-le-parlement-reuni-en-congres/

PARIGI 13/11: la terza guerra mondiale
di Diego Grazioli

Un prima e un dopo. La strage di Parigi rappresenta lo spartiacque che connoterà indelebilmente i nostri anni a venire.
Colpire la "ville lumiere", con la brutalità perpetrata dagli uomini dello stato islamico nella notte di venerdì scorso, obbliga tutti noi ad un'azione ferma e decisa per difendere la nostra civiltà, mai come in queste ore scossa e ferita.
Uno stadio, un locale dove si ascolta musica, un caffè, un ristorante: gli obiettivi colpiti con strategica ferocia dai commandos jihadisti, rappresentano la vita, la convivenza civile, la cultura, i pilastri su cui si fonda la nostra società. Reagire a questi atti di barbarie vuol dire riaffermare il nostro coraggio di esistere, dunque tutti noi siamo chiamati ad una risposta che coinvolga in primis la nostra vita personale. Proprio quello che, dalla notte della tragedia, stanno facendo i cittadini di Parigi, scesi in piazza per manifestare la propria solidarietà, nonostante il pericolo di nuovi micidiali attacchi sia molto alto, a causa della sicura presenza in città o nelle vicinanze di membri dello stato islamico non ancora individuati dalla polizia.
Una caccia all'uomo che sta interessando tutta Europa, Italia compresa. L'attenzione degli inquirenti è focalizzata soprattutto sul Belgio e sulla sua capitale Bruxelles. E' qui, dal quartiere di Muollebecq ad altissima concentrazione islamica, che sono partite le squadre della morte dirette a Parigi. Un agglomerato che già in passato aveva costituito il retroterra ideale per il reclutamento di terroristi protagonisti di spietati attacchi nel continente ma anche in Afghanistan, come l'uccisione del comandante Massud pochi giorni prima degli attentati alle torri gemelle.
Allora, come oggi a Parigi, per mettere a segno il loro tragico disegno di morte, i gruppi jihadisti si sono avvalsi di kamikaze. Un drammatico salto di qualità nella strategia del terrore sconosciuto finora negli altri attacchi perpetrati in Europa nell'ultimo decennio. Una nuova dimensione della violenza che sta mettendo a dura prova i nervi degli investigatori, consapevoli che la messa in sicurezza di tutti gli obiettivi ad alto rischio appare un esercizio senza possibilità di soluzione.
Sopratutto da noi, in Italia ed a Roma in particolare, la possibilità di attacchi terroristici in vista del Giubileo straordinario che si aprirà il prossimo 8 dicembre, appare un'eventualità sempre più probabile. Sul fronte della reazione militare, il vertice del G 20 di Antalya in Turchia, monopolizzato inevitabilmente dalla strage di Parigi, ha rappresentato un'occasione per il riavvicinamento tra Stati Uniti e Russia. Mai come ora la coesione d'intenti, tra le due potenze militarmente più importanti del pianeta, deve essere un imperativo assoluto se si vuole veramente debellare lo stato islamico. Quel che è certo è che le drammatiche vicende di Parigi cambieranno gli scenari geopolitici negli anni a venire, tra ondate migratorie e sperequazioni sociali sempre più insostenibili, ragioni di conflitto molto più valide che l'incautamente sbandierata guerra tra religioni.

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