“Lo sviluppo deve farsi in modo diverso nell’era post-2015”
di Ramesh Jaura

Col permesso dell'Autore e dell'Editore pubblichiamo questa intervista, già pubblicata su OtherNews http://www.other-net.info/

Intervista a PATRICK GOMES, segretario generale del gruppo degli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP) (*)

BRUXELLES, ottobre 2015 (IPS) - Gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (ODS) riflettono le cinque strategie su cui il gruppo degli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP) si concentrerà nella misura in cui si riposiziona come una organizzazione più efficace nel mondo, ha detto il segretario generale del blocco di 79 paesi, Patrick Gomes.
Queste strategie sono lo stato di diritto e il buon governo, la giustizia e la sicurezza umana internazionale, il commercio intra-ACP, l'industrializzazione e l'integrazione regionale, la costruzione di economie sostenibili, flessibili e creative, così come il finanziamento per lo sviluppo, ha spiegato Gomes in una conversazione con IPS via e-mail.

IPS: Il gruppo ACP si compone di 48 paesi dell’Africa sub-sahariana, di 16 dei Caraibi e 15 del Pacifico. Avete raggiunto una strategia comune?

PATRICK GOMES: Fin dall'inizio, il comitato degli ambasciatori ACP a Bruxelles ha riconosciuto l'importanza della Agenda dello sviluppo post-2015 come una piattaforma d'azione globale per affrontare le enormi esigenze dei paesi in via di sviluppo.
Nel 2014, il gruppo ACP ha istituito un gruppo di lavoro di ambasciatori per dedicarsi esclusivamente a sviluppare una posizione comune sulla questione, mettendo in evidenza le aree chiave che sono importanti per i nostri Stati membri - i cambiamenti climatici, il finanziamento per lo sviluppo, il trasferimento di tecnologia, per esempio.
Al centro vi è il desiderio di creare le condizioni per cui i nostri paesi prosperino nello sviluppo e si industrializzino in modo sostenibile, con lo scopo di elevare gli standard di vita dei nostri popoli.
Questo lavoro è stato un avvio per la dichiarazione congiunta con l'Unione europea (UE) sull’ordine del giorno post-2015, che è stato approvato dal Consiglio congiunto dei ministri ACP-UE nel giugno 2014. E' stata una vera e propria pietra miliare e evidenziò chiaramente i nostri interessi comuni, fornendo una guida per la nostra futura cooperazione.
Il gruppo ACP inoltre convenne, più recentemente, sulla posizione per la conferenza internazionale delle Nazioni Unite (ONU) sul Finanziamento dello Sviluppo, nel mese di luglio, e stiamo lavorando per una conferenza per i Cambiamenti Climatici della COP21 (21ma Conferenza delle Parti) di Parigi nel mese di dicembre.
Attraverso una serie di piattaforme diverse, il gruppo ACP è riuscito ad articolare una posizione comune su questioni di interesse diretto nelle prospettive dei nostri paesi per lo sviluppo sostenibile.

IPS: Secondo lei, in che misura i 17 ODS affrontano i problemi e le aspirazioni di un gruppo così eterogeneo come ACP?

PG: Il gruppo ACP è in realtà un gruppo eterogeneo. Tutti sono in fase di sviluppo, ma ognuno ha specifiche condizioni. Ci sono almeno 40 paesi meno sviluppati, 37 piccoli stati insulari... e 15 in via di sviluppo senza sbocco sul mare.
Questo si riflette anche a livello regionale, per cui l’ACP è organizzata in sei regioni (Africa orientale, occidentale, meridionale e centrale, così come i Caraibi ed il Pacifico). Il concetto di proprietà nazionale e le politiche sospinte dai paesi sono molto importanti.
D’altra parte, il gruppo ACP ha chiesto la creazione di un indice di vulnerabilità che tenga conto dei problemi specifici che influenzano la capacità di un paese di svilupparsi. Questo non significa che gli Stati membri non possono stare insieme sui problemi comuni, o sostenere cause di sostegno reciproco nel nome della solidarietà. Seguiamo anche i principi di sussidiarietà e di complementarità.
Le ODS riflettono i cinque settori strategici in cui il gruppo di APC si concentrerà nella misura in cui si riposiziona come una organizzazione più efficiente in tutto il mondo.
Questi domini sono lo Stato di diritto e il buon governo, la giustizia e la sicurezza umana a livelli internazionali, il commercio intra-ACP, l'industrializzazione e l'integrazione regionale, la costruzione di economie sostenibili flessibili e creative così come il finanziamento per lo sviluppo.
Tutte queste aree saranno rette dalla cooperazione Sud-Sud e triangolare.

IPS: La conferenza di Addis Abeba sul Finanziamento per lo Sviluppo, il Vertice mondiale sullo Sviluppo Sostenibile e la Conferenza sui Cambiamenti Climatici di Parigi assomigliano a un triumvirato per determinare il destino del mondo nei prossimi anni.
Al suo centro si trova il finanziamento. Come ti aspetti che di questo problema si risolva? Il Fondo Europeo di Sviluppo fornisce un quadro adeguato?

PG: Nell'era post-2015 dobbiamo realizzare lo sviluppo in modo diverso. E’ chiaro che la tradizionale Assistenza Ufficiale allo Sviluppo (AOD) quantitativamente non è sufficiente per soddisfare le esigenze di sviluppo dei nostri paesi.
In realtà, l'AOD ora rappresenta molto meno dell’investimento estero diretto, della partecipazione al capitale e delle rimesse delle comunità della diaspora che investono nei loro paesi d'origine. In termini di finanziamento sostenibile a lungo termine, dobbiamo concentrarci sulla mobilitazione delle risorse nazionali nei nostri propri paesi in via di sviluppo.
Ciò significa migliorare le nostre leggi fiscali, la lotta contro l'evasione fiscale e la corruzione, al fine di ridurre l’emorragia di miliardi di dollari di transazioni finanziarie illecite.
Aggiungiamo il finanziamento privato per finanziare gli investimenti, il miglioramento della gestione del debito pubblico, l’impulso al commercio - tutti questi percorsi devono essere affrontati globalmente. Il gruppo ACP ha anche un particolare interesse alla cooperazione Sud-Sud e alla cooperazione triangolare per integrare i modelli tradizionali Nord-Sud del finanziamento dello sviluppo.
Tuttavia, l'AOD continua a restare una parte fondamentale del finanziamento per lo sviluppo post-2015. I paesi industrializzati devono mantenere le proprie precedenti promesse di destinare lo 0,7 per cento del loro reddito nazionale lordo agli aiuti allo sviluppo.
Finora, solo pochi paesi europei hanno raggiunto e superato quel livello di AOD. Immaginate se tutti i paesi industrializzati facessero così. Inoltre, dal momento che i paesi sviluppati hanno riaffermato l’obiettivo dello 0,7 per cento di AOD ad Addis Abeba nel mese di luglio, ora dobbiamo vedere come si implementa nel quadro ACP-UE.
Il Fondo Europeo di Sviluppo per i paesi ACP è significativo, ma ovviamente non sufficiente per raggiungere gli ODS. Tuttavia, l'unico FED è che integra un accordo giuridicamente vincolante tra due gruppi di Stati sovrani.
Come parte della nostra collaborazione, l'UE fornisce una fonte prevedibile di fondi e il gruppo ACP lo co-amministra. Allo stesso tempo, i problemi di flessibilità nei regolamenti FED e una migliore pianificazione dei paesi ACP, significano che i tassi di assorbimento reale di questi possono ancora essere migliorati.

IPS: Gli ODS avranno più successo rispetto ai propri predecessori, gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (ODM)?

PG: Gli ODS avranno il successo che gli abbiamo dato. Cioè, questi obiettivi dovrebbero disporre di risorse sufficienti per avviare il lavoro e ottenere risultati. Contrariamente allo slancio e alla speranza generata da enormi promesse fatte dai paesi sviluppati nelle sedi internazionali, la realtà è che lo stato di finanziamento allo sviluppo è attualmente ridotto.
Tuttavia, rimango ottimista. Vi è una crescente consapevolezza in tutto il mondo sui temi dello sviluppo. C'è anche un interesse per riesaminare gli attuali sistemi per raggiungere meglio gli obiettivi di sviluppo, come si vede nelle riforme che attualmente cercano le Nazioni Unite e il gruppo ACP.
Non vi è dubbio che le risorse e gli strumenti per raggiungere l’Agenda dello Sviluppo Post-2015 esistono. Si tratta di una questione di volontà collettiva applicarli nella giusta direzione.

(*) PATRICK GOMES
Dr. Patrick Ignatius Gomes of Guyana Secretary-General of the African, Caribbean and Pacific Group of States (ACP).

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