Debate on the conclusions of the Justice and Home Affairs Council on migration (14 September 2015). https://www.flickr.com/photos/european_parliament/21281581589/in/album-72157656370788734/Debate on the conclusions of the Justice and Home Affairs Council on migration (14 September 2015). https://www.flickr.com/photos/european_parliament/21281581589/in/album-72157656370788734/

Le quattro rotte dell'Unione Europea
di Roberto Savio *

Col permesso dell'Autore e dell'Editore pubblichiamo questo articolo, già pubblicato su OtherNews http://www.other-net.info/

ROMA, Settembre (IPS) L'eurozona è stata costruita senza rafforzare le sue travi e le crepe stanno cominciando ad apparire. L'idea che una moneta comune possa essere sufficiente a integrare i 19 paesi sarebbe forse stata possibile se la precedente generazione di leader politici competenti fosse ancora in carica.
I politici attuali sono incapaci di sogni e visioni. A livello dell'Unione europea (UE) l’irrisolta crisi dei rifugiati è un buon esempio di mancanza di solidarietà.
Finora in questo anno, il divario Nord-Sud nel continente si è ampliato. I Paesi creditori del nord Europa non vogliono portare aiuto a quelli debitori del Sud.
Ora nasce un'altra divisione tra l'Europa orientale e quella occidentale. I paesi dell'est non hanno intenzione di assumersi alcuna responsabilità nella crisi dei rifugiati. L'immagine simbolo di questo comportamento è quella della giornalista ungherese Petra Laszlo, catturata nel fare uno sgambetto ad un rifugiato che corre con il suo bambino in braccio.
Facciamo alcune riflessioni. La prima, sull'identità dell'Europa. Molti ritengono che tutti i paesi europei condividono storia e cultura comuni.
La storia è molto più importante di quanto di solito si pensi, ma non trascuriamo un semplice fatto storico: l’Europa che si proiettava nel mondo era solo la metà occidentale.
L’Europa ai tempi di colonie e imperi, era solo quella di Portogallo, Spagna, Francia, Italia, Olanda, Belgio, Gran Bretagna e Germania.
Nessun paese in Europa orientale, iniziando con l’Austria e finendo con la Polonia ha mai avuto una colonia. Ma poi, quando colonialismo e imperialismo ampliarono il commercio e la finanza sotto il controllo delle grandi aziende occidentali, nell’Europa orientale non è mai nata alcuna impresa transnazionale.
L’Europa internazionale era in realtà l’Europa occidentale. Nel 1991, dopo la fine della Guerra Fredda, la Società internazionale per lo sviluppo (SID) organizzò una conferenza a Vienna, dei presidenti del Senato e della Commissione Affari Esteri del Parlamento della ormai “libera” Europa orientale con le loro controparti occidentali. Gli occidentali volevano conoscere la politica degli orientali verso i paesi del Sud in via di sviluppo.
Un parlamentare polacco ebbe il compito di parlare a nome della regione orientale. Quanto affermò si può riassumere in poche frasi:
- Non ci sentiamo grati all'Europa, sì agli Stati Uniti. Se non fosse stato per loro, saremmo ancora sotto il comunismo.
- Abbiamo speso un sacco di soldi e di sforzi in Africa, Asia e America Latina, perché l'Unione Sovietica ci ordinava di farlo durante la Guerra Fredda. Ora siamo liberi, non possiamo preoccuparci di questi paesi. In primo luogo ci dobbiamo sviluppare, e quando raggiungeremo il livello dell’Europa occidentale, toneremo a pensare al Sud.
--Il Comunismo ci ha privato del vostro tenore di vita, e noi lo vogliamo indietro. Questo è anche un dovere dell'Occidente. In più vorremmo unirci agli Stati Uniti. Poiché questo non è possibile, ci uniremo all’Europa. Lo facciamo per ottenere le risorse di cui abbiamo bisogno ed è un vostro impegno darcelo.
--La nostra posizione è che si dovrebbe smettere di assegnare risorse ai paesi in Africa, Asia, America Latina e invece indirizzarle insieme alle altre che si potrebbero trovare verso noialtri.
Il drammatico esodo di rifugiati è una conseguenza diretta delle politiche di Europa e Stati Uniti nel mondo arabo. L'invasione dell'Iraq, in particolare l’azione della incompetente amministrazione di Washington, ha aperto un vaso di Pandora, da dove è emerso lo Stato Islamico.
A questo bisogna aggiungere l'intervento catastrofico in Libia guidato da Nicolas Sarkozy (presidente francese tra il 2007 e il 2012), nonché l’interferenza degli Stati Uniti e dell’Europa in Siria. I 200.000 siriani morti e i più di 4 milioni di rifugiati pesano sulla coscienza di Russia, Stati Uniti e paesi europei e arabi, che stanno combattendo una guerra per il potere in Siria.
Ma i cittadini dell'Europa orientale sentono che non hanno nulla a che fare con le invasioni in Medio Oriente. Secondo loro, “abbiamo aderito all'Unione europea per ricevere assistenza e turisti, non immigrati”.
Questa percezione spiega anche l'indifferenza dell'Europa orientale al dramma greco. È un altro sintomo del fatto che l'Unione europea di 28 membri, dilaniata da contrasti Nord-Sud e Est-Ovest, appare divisa in quattro.
Nel frattempo, tutti lodano le posizioni del cancelliere tedesco Angela Merkel sulla questione dei rifugiati. In realtà, lei sta seguendo più il cervello che il cuore.
Merkel è al corrente che, secondo le proiezioni demografiche l’Europa e la Germania hanno bisogno di un massiccio afflusso di immigrati, se vogliono rimanere competitive a livello internazionale.
Le proiezioni delle Nazioni Unite mostrano che nel breve termine, è necessario ricevere almeno 20 milioni di persone per coprire la carenza di fertilità nazionale.
Questo fenomeno ben noto è cruciale per il futuro dell’Europa. Tuttavia, questa regione di quasi 500 milioni di persone, pressate dal sorgere di partiti xenofobi, per mesi ha discusso di come accogliere 45.000 rifugiati, fatto che rappresenta un buon esempio di come l'Europa ha perso la sua strada.
In Libano, i profughi rappresentano ben il 25 per cento della popolazione, mentre l'ultima ondata di profughi verso la UE è pari a un trascurabile 0,11 per cento dei suoi abitanti. Gli 11 milioni di immigrati clandestini negli Stati Uniti rappresentano il 3,5 per cento di una popolazione eterogenea per razza, di 320 milioni.
Merkel sa che dal prossimo anno, la popolazione tedesca inizierà a diminuire, mentre la Russia sta perdendo 800.000 cittadini ogni anno.
L'iniziativa di Merkel ha anche avuto l'effetto positivo di mettere i partiti di estrema destra europei contro il muro. Tuttavia, ci sono 60 milioni di rifugiati nel mondo e non vi è alcuna politica di responsabilità nei loro confronti.
Gli Stati Uniti si comportano come se non avessero niente a che fare con i quattro milioni di rifugiati siriani, la maggior parte dei quali è fuggita in paesi che non sono ricchi, come il Libano, la Giordania e la Turchia.
Ora, il Segretario di Stato John Kerry considera la possibilità di ricevere fino a 100.000 rifugiati dal 2015, mentre nessuno dei 14 candidati alla presidenza ha esaminato la questione dei rifugiati durante la campagna pre-elettorale delle primarie.
Per non parlare dei monarchi dei paesi del Golfo, che hanno preso parte attivamente nella distruzione della Siria. Assistono i rifugiati attraverso grandi contributi finanziari, ma meno di quanto hanno investito nella guerra.
Dovremmo smettere di declamare solidarietà e cominciare a parlare di responsabilità. Questo è ciò che dobbiamo chiedere.

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* Giornalista italo-argentino. Co-fondatore ed ex direttore generale di Inter Press Service (IPS). Negli ultimi anni ha anche fondato Other News, un servizio che fornisce “informazioni che i mercati eliminano". Other News. In spagnolo: http://www.other-news.info/noticias/ in inglese: http://www.other-net.info/

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