Ambiente, povertà e … sviluppo sostenibile

Una politica estera concreta
di Giorgio Castore

La visita lampo del Presidente Renzi in Etiopia e Kenya di ieri ed oggi (15/07/2015) si colloca nell’ambito di una politica estera concreta. Un bel passo avanti rispetto a ieri, quando la nostra politica estera non c’era o, se c’era, era difficile accorgersene.
Etiopia: terza Conferenza ONU per il finanziamento allo sviluppo ad Addis Abeba. Kenya: incontro con gli studenti all’università di Nairobi.
"Non possiamo ottenere in uno sviluppo sostenibile, senza affrontare le questioni sociali, ambientali e dello sviluppo" aveva dichiarato il presidente dell'Assemblea Generale dell'ONU Sam Kahamba Kutesa, durante la sua visita al Parlamento italiano, il 3 giugno scorso. Le tappe dell’ONU erano fissate, dunque, per settembre a New York per definire gli obiettivi dello sviluppo sostenibile per il millennio, in vista della successiva e decisiva conferenza di Parigi a dicembre, ed il 14 luglio ad Addis Abeba per definirne le risorse. L’impegno italiano per finanziare la sostenibilità sarà il raggiungimento entro il 2020 con lo 0,30% del Pil.
Il premier Renzi, nel suo intervento ad Addis Abeba ha parlato chiaro, senza infingimenti sulla reale portata delle proposte. “La vera sfida non è solo salvare vite umane (ndr riferimento alla politica dei respingimenti alle frontiere dell’Unione Europea) ma creare lavoro qui, dare nuove prospettive di lavoro qui. La gente scappa da una condizione di povertà e persecuzione e noi dobbiamo fare di più, dobbiamo investire nella cooperazione”.
Tra i motivi principali che trasformano un essere umano in un migrante vi è il terrorismo che rende un paese invivibile e, dunque, bisogna combattere il terrorismo là dove si presenta, e bisogna ricreare le condizioni minime per la sopravvivenza attivando tutti gli strumenti anche finanziari disponibili. Non le vecchie forme di finanziamento a pioggia o a sostegno di una classe dirigente locale, in opposizione ad altre, ma il concorso dei finanziamenti pubblici e privati anche per la realizzazione di quelle infrastrutture necessarie a rendere stabile l’economia ed il Paese ricettivo.
In questo quadro è chiaro che se il sistema funziona ne traggono vantaggio sia il paese ricevente che vedrà migliorare le proprie condizioni economiche sia il paese finanziatore che da un lato vedrà diminuire i fenomeni migratori, dall’altro migliorerà la propria condizione economica per effetto del nuovo mercato che si apre a nuove opportunità economiche. Tempi lunghi, è vero, ma non parliamo dell’improponibile politica delle cannoniere. Parliamo di azioni credibili che possono anche risultare vincenti.
A Nairobi, in Kenya, poi l’intervento di Renzi all’Università, con le condoglianze, in apertura, per le strage di Garissa dello scorso 2 aprile, in cui morirono 150 studenti per mano del gruppo islamista di Al-Shabaab. Una strage che ha lasciato il segno e che ha sancito un cambiamento di strategia del terrorismo locale, alimentato anche dalla presenza sempre più consistente di terroristi somali nel campo per rifugiati più grande del mondo con oltre quattrocentomila persone, nei tre agglomerati intorno a Dadaab, a pochi chilometri dalla frontiera dalla Somalia.
Un campo che il premier keniota Uhuru Kenyatta aveva dichiarato di voler chiudere, incontrando la netta opposizione dell’ONU.

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