"Karuzi Burundi goats" di J. Bariyanga - USAID. Con licenza Pubblico dominio tramite Wikimedia Commons - https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Karuzi_Burundi_goats.jpg#/media/File:Karuzi_Burundi_goats.jpg

Desertificazione da guerre

La ciambella dei diritti umani
di Giorgio Castore

Il susseguirsi di importanti avvenimenti polarizza l’attenzione dell’opinione pubblica e spinge a distoglierla da quelli che sembrano più lontani, per importanza, nel tempo e nello spazio. E’ il caso dell’attentato kamikaze avvenuto appena due giorni fa a N’Djamena, capitale del Chad in Africa occidentale, in cui 11 persone (di cui 5 poliziotti) hanno perso la vita.
L’operazione di polizia, scattata sulla base di informazioni in cooperazione con l’FBI, era stata indirizzata verso un quartiere della capitale in cui aveva posto le basi una cellula di Boko Haram e si è conclusa con il recupero di cinture esplosive, l’arresto di una donna e del presunto capo della cellula.
Si tratta della seconda azione terroristica effettuata in Chad da quando le forze militari del Chad hanno aderito al contrasto della setta deciso dall’Unione Africana, in appoggio alla Nigeria, ed insieme a Niger, Camerun.
L’Africa occidentale non è l’unica zona in cui il terrorismo prolifera con collegamenti più o meno espliciti con l’Is. Anche l’Africa orientale ormai presenta situazioni di alto rischio.
24 giugno. Gli islamisti di Chabab rivendicano un attacco su suolo somalo ad un convoglio dell’ambasciata degli Emirati Arabi Uniti, costati la morte di 6 persone di cui quattro civili. L’ambasciatore non era presente nel convoglio.
Non era trascorso molto tempo da un altro analogo attentato, avvenuto lo scorso 20 aprile, contro un minibus dell’ONU costato la vita a sei impiegati, di cui quattro civili.
21 giugno. Minore fortuna aveva avuto l’attacco islamista ad una base dei servizi somali a Mogadiscio, nessuna vittima civile, morti gli assalitori.
Il 18 giugno, data d’inizio del Ramadan segna solitamente l’intensificarsi delle azioni terroristiche e puntualmente il governo inglese rilascia l’avviso di pericolo per i viaggi sulla costa del Kenya, includendo anche Mombasa, classificato "high threat from terrorism": la memoria della strage del 2 aprile 2015 di 148 studenti dell’Università di Garissa è ancora molto viva.
Lo stesso 18 giugno si diffondono notizie su un “complotto” in Burundi, ordito da civili e militari disertori per rovesciare il Presidente in carica, Pierre Nkuruziza, considerato un usurpatore perché dopo il terzo mandato consecutivo intende ricandidarsi alle prossime elezioni politiche. Malgrado le richieste dell’opposizione e le pressioni internazionali, ieri si sono comunque svolte le elezioni amministrative, caratterizzate da un bassa affluenza alle urne, boicottata dall’opposizione.
La crisi sembra destinata ad aggravarsi.
L’interesse che i paesi occidentali hanno, o dovrebbero avere, per i paesi dell’Africa non dovrebbe essere riconducibile a motivazioni soltanto “riparatorie” per gli scempi compiuti nell’epoca coloniale, né al bieco interesse per il controllo delle risorse energetiche di cui essi sono ricchi.
Nell’epoca in cui viviamo, nella quale le migrazioni verso i paesi europei sembrano destinate ad essere inarrestabili, principalmente a causa di una “desertificazione” indotta da guerre, conflitti, oppressioni, cancellazione dei diritti umani, l’unica speranza che resta agli europei assediati sembra essere quella di ricreare condizioni locali di vivibilità, invece di invocare strumenti degni della peggiore barbarie, come il cannoneggiamento delle barche che scaricano esseri umani in cerca di condizioni di sopravvivenza.

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