I Principali gruppi terroristici operanti in Africa. Rielaborazione di "African continent-en" by derivative work: Bobarino (talk)African_continent-fr.svg: Eric Gaba (Sting - fr:Sting) - African_continent-fr.svg. Licensed under CC BY-SA 2.5-2.0-1.0 via Wikimedia Commons -

La minaccia del terrorismo

L’Africa ha bisogno di attenzione
di Giorgio Castore

La Tunisia, uno dei pochi paesi che continua a tenere aperta una missione diplomatica a Tripoli, ha pagato la sua politica a protezione degli interessi in Libia con il rapimento dello staff di dieci funzionari del consolato, consumato lo scorso venerdì 12 giugno.
La condanna delle Nazioni Unite non si è fatta attendere, così come l'invito di Bernardino Leon, il Rappresentante speciale del Segretario Generale per la Libia e capo della Missione di supporto (UNSMIL - United Nations Support Mission in Libya), che ha richiesto l'immediato ed incondizionato rilascio del personale rapito.
“Questo atto inaccettabile evidenzia ulteriormente il caos che inghiotte la Libia e la necessità per i libici di porre fine al conflitto in corso per muovere rapidamente verso il raggiungimento di un accordo politico per il ripristinato della sicurezza e della stabilità nel paese”: così recitava il comunicato ufficiale dell'ONU, rilasciato a due giorni dal rapimento.
Non sembra campata in aria l'impressione che la data del rapimento sia stata scelta in concomitanza con i colloqui di Berlino tra i rappresentanti dei paesi partecipanti alla missione UNSMIL, tra i quali i cinque che siedono permanentemente al Consiglio di Sicurezza dell'ONU. Ed appare anche probabile che il rapimento sia opera della stessa milizia, Fajr Libya, che lo scorso mese di maggio deteneva 254 tunisini rapiti  per rappresaglia contro l'arresto del suo capo Walid Al-Kalib.
Probabile coincidenza, invece, quella verificatasi sempre in Libia dopo 24 ore nella notte tra il 13 ed il 14 giugno con un bombardamento mirato, ad opera degli americani, che hanno rivendicato l'attacco che avrebbe causato la morte dell'algerino Mokhtar Belmokhtar: un annuncio più volte effettuato in passato, ma senza conferme.
L'attacco avrebbe avuto luogo in una fattoria a circa 160 km ad ovest di Bengasi, su una fattoria in cui si sarebbe svolta una riunione cui egli avrebbe partecipato assieme ad altri pochi uomini.
Mokhtar Belmokhtar, ex capo di Al-Qaeda del Maghreb Islamico, da cui si era separato per divergenze “strategiche”, aveva organizzato nel 2012 la propria milizia dei “firmatari col sangue”, con cui nel gennaio 2013 aveva preso in ostaggio, nel Sahara algerino 68 persone di cui 37 stranieri.
Continuando a seguire gli avvenimenti rilevanti sulla scena internazionale e scendendo a sud dal versante occidentale di quell'Africa che si affaccia sul Mediterraneo, dobbiamo registrare la continuità d'azione della setta Boko Haram ed una presunta Provincia Occidentale dello Stato Islamico dell'Africa (ISWAP: Islamic State Western Africa Province): queste entità rivendicano le azioni terroristiche operate nella città di Potiskum, nello stato di Yobe, Nordest della Nigeria e l'attacco al quartier generale della polizia di N'Djamena, nella capitale del Chad.
L'attacco di BH aldilà del significato intrinseco, mira a conseguire effetti “collaterali”: è servito, infatti, a mantenere la media di un attacco al giorno dal 29 maggio scorso, data di insediamento del neo presidente nigeriano, Mohammadu Buhari, promesso dalla setta in risposta all'impegno formale manifestato da Buhari di distruggerla.
La sigla ISWAP sembra ormai ricalcare precedenti iniziative di riorganizzazione adottate da BH, come quella dell'impegno unilaterale assunto a favore dell'Is, cui ha fatto seguito una ripresa delle attività terroristiche dopo sconfitte sul terreno che richiedevano il rimpiazzo dei combattenti deceduti, delle armi perse e della logistica in generale.
Nel corso di questi ultimi anni le tecniche adottate da BH, indipendentemente dalle dichiarate affiliazioni all'Is o all'ISWAP, sono rimaste sempre le stesse, quelle della guerriglia, in cui la popolazione viene terrorizzata e costretta a fuggire ed i villaggi vengono incendiati e rasi al suolo.
Non si ha notizia di forme di governo di occupazione istallate nelle città più grandi conquistate, ma solo di rapimenti della popolazione civile, di donne, di forme di schiavitù. Evidentemente, si punta al proselitismo nella società civile, azione di medio e lungo periodo, ed al mantenimento di un corridoio verso il Mediterraneo, indispensabile per garantire la sopravvivenza delle unità terroristiche, sotto la regia di chi ha ricevuto dichiarazioni unilaterali di fedeltà, cioè l’Is.
Se questa la minaccia fosse reale, ci troveremmo dinanzi alla possibile trasformazione di un contrasto al terrorismo non più di tipo regionale, come quello supposto dall’Unione Africana che ha coinvolto le forze militari di Nigeria, Niger, Chad e Cameroon, bensì generale che abbraccia l’Africa intera e che richiede un salto di qualità nelle azioni di contrasto con forme di collaborazione ben più stringenti di quelle adottate finora ma nel pieno rispetto dei diritti umani.

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