Yazidi men. Author: Bestoun94. 16/12/2012. Fonte: http://commons.wikimedia.org/wiki/

Obiettivo Is: il dramma degli Yazidi
di Diego Grazioli

Mentre la lente dell'opinione pubblica internazionale è focalizzata sull'immensa tragedia rappresentata dal terremoto in Nepal, la guerra fratricida tra le varie anime dell'Islam continua a devastare il medio-oriente.
Ultimo orrore che si è aggiunto alla lista delle aberrazioni perpetrate dai miliziani del cosiddetto stato islamico, la scoperta di una fossa comune nei pressi di Mosul dove sono stati trovati i corpi di 500 Yazidi. Questo antichissimo popolo, considerato eretico sia dalla comunità sunnita sia da quella sciita, sta pagando un prezzo altissimo da quando gli uomini del califfato hanno preso il controllo della regione a cavallo tra Siria e Iraq.
Migliaia di persone in fuga dalla regione del monte Sinjar, assediata dallo scorso autunno dai miliziani islamici, sono state costrette ad una marcia forzata che ha lasciato per strada i più deboli della comunità, diventati facile preda della furia jihadista.
Donne e bambini rinchiusi in gabbie sono diventati merce pregiata nei bazar della regione, mentre i più anziani e gli uomini in grado di combattere, sono stati annientati con una brutalità di matrice medioevale.
Solo la compassione ed il coraggio dei combattenti curdi ha cercato di portare sostegno concreto ai sopravvissuti di questo popolo in fuga. I più fortunati sono ospitati nei campi profughi allestiti alla periferia della città di Erbil controllata dai peshmerga.
Per quanto riguarda invece la comunità internazionale, oltre ai raid aerei condotti spesso da droni e dunque con un margine di precisione che lascia spesso a desiderare, poco si è fatto per aiutare gli Yazidi in fuga. Rimanendo sul terreno di battaglia, questi primi giorni di maggio hanno fatto registrare una controffensiva delle milizie jihadiste per il controllo della città di Ramadi, roccaforte sunnita alle porte di Baghdad. L'avanzata dell'esercito regolare iracheno, supportato dalle forze speciale iraniane, che nei mesi scorsi aveva consentito la riconquista di Tikrit, si è invece arenata per la mancanza di un supporto diretto delle tribù più rappresentative della regione di Anbar.
Il tentativo messo in campo dal governo del premier al-Abadi di spezzare il fronte sunnita, riallacciando un dialogo con le fazioni meno intransigenti del cosiddetto stato islamico, si è infranto proprio sulla presenza tra le truppe regolari dei soldati iraniani. Non bisogna dimenticare infatti che lo sdoganamento diplomatico voluto da Washington nei confronti di Teheran, ha portato ad un irrigidimento delle posizioni dell'Arabia Saudita, vero referente per tutta la comunità sunnita mediorientale.
Sembra che lo stop al tentativo di riavvicinare le tribù dell'Anbar al governo centrale sia arrivato direttamente da Riad, peraltro già protagonista dei raid aerei che stanno martellando i combattenti Houthi, supportati dall'Iran, in Yemen.
Se si vuole dunque porre un argine concreto alle violenze che insanguinano la regione bisogna passare attraverso un dialogo diretto tra Teheran e Riad, più facile a dirsi che a farsi, appunto.

Stampa

Italian Media s.r.l. - via del Babuino 107, Roma, c.a.p. 00187, p.IVA 09099241003, edita il settimanale Italiani con registrazione al Tribunale di Roma n. 158/2013 del 25.06.2013 - email: info@italianmedia.eu

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.
Questo sito usa i cookie per migliorare la tua esperienza d'uso e usa cookie di terze parti. Proseguendo nella navigazione si presta implicitamente il consenso all’utilizzo di questi strumenti. Si rimanda alla nostra privacy policy per maggiori informazioni e per la possibilità di negare il consenso.