Manifestazione 15 marzo. Foto: Agencia Brasil

Brasile: preoccupante vuoto istituzionale

Nuvole nere nel cielo brasiliano
de Eduardo Fiora

Traduzione di Giuliana Giannessi
San Paolo (Brasile). Giorni di tensione ed apprensione nel Palazzo del Planalto, imponente edificio di Brasilia, la capitale del Brasile.
Dentro e fuori al gabinetto della Presidente Dilma Roussef il tema è uno solo: le grandi manifestazioni popolari programmate per domenica prossima, 15 aprile, nelle principali città del paese, contro una serie di cose, dalla corruzione generalizzata in seno alla “res publica”, passando per le proteste in relazione ai precari sistemi di salute e di educazione, aumento dell’inflazione ed interessi elevatissimi, fino ad arrivare al bersaglio principale, ossia la presidente stessa.
La manifestazione del 15 marzo, ha visto due milioni di brasiliani scendere in piazza per protestare contro tutto questo. Buona parte dei manifestanti, a squarciagola, gridava con convinzione: “Fuori Dilma” esigendo una risposta all’altezza del sentimento di indignazione nazionale di fronte al maggiore scandalo di disvio di denaro pubblico con l’obiettivo di finanziare il partito di Dilma e del suo antecessore, Lula da Silva: il PT (Partito dei lavoratori) ed altri partiti alleati.
Secondo il Procuratore Generale della Repubblica, uno schema che ha coinvolto la maggiore impresa statale brasiliana, la petrolifera Petobras, tre partiti (PT, PP e PMDB) e imprese vincitrici di appalti pubblici, drenando la favolosa quantità di R$ 21 miliardi (circa  7 miliardi di Euro). Imprenditori, agenti che hanno intermediato trattative ed uomini di fiducia dei partiti, tra i quali il tesoriere del PT, sono stati arrestati in attesa del prosieguo delle investigazioni.
La risposta che Dilma ha dato alla Nazione dopo le proteste di marzo, è stata considerata timida: un pacchetto di misure anticorruzione che per la verità ha ricreato nuovamente l’iniziativa del suo antecessore che, ugualmente, ha dovuto far fronte alle ripercussioni e conseguenze di un primo grande schema di corruzione e finanziamento illecito ai partiti, dove il grande beneficiario è stato ugualmente il PT.
Lula da Silva ha superato lo scandalo, è riuscito a farsi rieleggere, ed ha fatto di Dilma il suo successore. Tutto ciò è avvenuto con la benedizione di una economia nazionale che andava con il vento in poppa, con l’inflazione ed i conti pubblici ragionevolmente sotto controllo. Lula, abile negoziatore politico, ha mantenuto coesa la sua base di sostegno nella Camera dei Deputati e nel Senato.
Dilma ora affronta lo ‘tsunami’ delle strade in situazione drammaticamente fragile. La crisi economica è grave: Prodotto Interno Lordo nel 2014 con crescita irrisoria (+0,1%); inflazione negli ultimi tempi arrivata all’8%, conti pubblici fuori controllo. La crisi politica colpisce con forza il governo: base di appoggio divisa, presidenti della Camera e del Senato, entrambi appartenenti al maggior partito di sostegno di Dilma, il PMDB, accusati di coinvolgimento nello scandalo della Petrobras.
Ma il lettore straniero potrà allora domandare: e l’opposizione non trae vantaggio da questa crisi?
La risposta è no. Nel Brasile di oggi il discredito nella politica è talmente enorme, che le manifestazioni stanno venendo organizzate dalla società civile, che ha rifiutato qualsiasi appoggio politico o anche sindacale.
Questo vuoto istituzionale è preoccupante, dato che ancora non è stato inventato un sistema democratico che possa prescindere dai partiti politici. Quando questo è avvenuto sia in Italia che in Brasile, le conseguenze sono state tragiche. I nostri paesi sono stati immersi in una lunga e tenebrosa notte che è durata in entrambi i casi, più di venti anni dato che fino ad oggi paghiamo ancora molto caro per tutto questo.

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