Former Vice-President Atiku Abubakar and Former Head-of-State General Muhammadu Buhari (Rtd) at the First Progressive Governance Lecture Series. July 20, 2014 Uploaded by Wikiregina

Elezioni in cerca di stabilità

Nigeria: vince Buhari
di Giorgio Castore

Muhammadu Buhari, a destra nella foto, già capo di stato nella dittatura militare del 1997, musulmano del nord, candidato dell’ All Nigeria Peoples Party (APC), ha ricevuto il riconoscimento dello sconfitto capo di stato in carica, Jonthan Goodluck.
69milioni di elettori iscritti, su 173milioni di abitanti, sono stati chiamati, nel week end scorso, a votare nei 36 stati della Nigeria per eleggere, oltre al presidente, anche 109 senatori e 360 deputati. La vittoria di Buhari è stata sancita dal 54% dei voti, 15milioni contro i 13 dei Jonathan, conseguiti in 21 dei 36 stati.
Fin dalla giornata di ieri, 31 marzo, le avvisaglie di rischi sulle elezioni si sono manifestate da parte dell’African Progressive Congress, con l’accusa di brogli nello Stato di Rivers (Sud).
A quella accusa ha fatto subito seguito una controaccusa della parte opposta, ma nel successivo comunicato che riconosce il vincitore, Jonathan ha invitato i suoi sostenitori ad usare strumenti legali per ottenere il riconoscimento degli eventuali torti subiti. Bisogna ricordare che nelle precedenti elezioni vinte da Jonathan contro Buhari, i tumulti post elezioni erano costati la vita di 800 nigeriani.
Il clima che ha preceduto il voto tra la gente è stato molto pesante e la situazione è incerta. Un amico mi aveva scritto: “Everyone is advised to stock up on food, water and cash since there is no predicting what could happen in the coming days.” Nessuno sa cosa possa accadere nei prossimi giorni.
Eppure, nei giorni scorsi i successi conseguiti nella lotta contro i miliziani di Boko Haram dalle forze della coalizione sostenuta dall’Unione Africana facevano ben sperare.
50 chilometri a sud est di Maiduguri, capitale dello stato di Borno, all’estremo nord est della Nigeria vi è la città di Gwoza, roccaforte dei miliziani. A ridosso delle montagne di Mandara che segnano il confine naturale tra Nigeria e Camerun, la roccaforte base dei militanti presenta ricoveri naturali e vie di fuga verso il Camerun.
Ma da venerdì 27 marzo, i governativi hanno posto fine al periodo dell’occupazione terroristica che durava dall’agosto del 2014, riprendendo possesso della città. Un colpo grosso sia per gli abitanti della città, quelli sopravvissuti e costretti alla fuga dalle loro abitazioni, sia per il Presidente Jonathan, candidato alle elezioni presidenziali, in opposizione all’ex generale Muhammed Buhari.
Testimoni oculari avrebbero riferito di aver assistito alla caccia da parte di abitanti sopravvissuti della città in cerca dei miliziani scampati alla cattura, perlustrando con torce elettriche le buie caverne delle montagne circostanti.
Una vittoria, però, non valorizzata dai militari nigeriani, così come quelle precedenti. In una intervista rilasciata alla testata Jeune Afrique venerdì 27 marzo (il giorno precedente la data fissata per le votazioni presidenziali) il Presidente della repubblica del Chad, Idriss Déby Itno, va diritto al punto: “Ciò che posso constatare, dopo due mesi dall’inizio di questa guerra, è che noi non abbiamo potuto avere un contatto diretto, sul campo, con le forze armate nigeriane: fatto che ci ha obbligato, più di una volta, a lasciare abbandonate le città che avevamo ripreso, strappandole ai miliziani di BH!”
Era chiaro, dunque, che da parte del Chad si voleva evitare, in assenza di chiare intese con rappresentanti nigeriani, civili o militari, il rischio di poter esser considerati, a livello internazionale, come un paese occupante! Per questo, per motivi che le truppe del Chad ignorano, non è stato loro possibile avere contatti con le forze nigeriane.
In sostanza, la sensazione che si ha è che la classe politica nigeriana si stia dimostrando inadeguata a fronteggiare, sia pure con il sostegno dei paesi vicini, Niger, Chad, Camerun il grande rischio del terrorismo. Questo fa ricordare anche l’insuccesso storico degli intellettuali che, dal 1960, anno dell’indipendenza, non sono stati in grado di contrastare le dittature che si sono succedute fino al 1999.
A fronte di tali insuccessi del passato, il risultato di queste elezioni presenta anche lati positivi. Per l’Africa, un capo di stato eletto democraticamente. Per la Nigeria la prima sfida per Buhari è quella di riuscire dove Jonathan ha fallito: mantenere il paese unito, a dispetto delle divisioni tribali, sociali e specialmente dei confini religiosi.

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