Israeli Prime Minister Benjamin Netanyahu addresses a joint session of Congress. http://www.house.gov/content/features/20150311/#

ISRAELE: la vittoria di Netanyahu
di Diego Grazioli

Contro tutte le previsioni della vigilia, Benjamin Netanyahu ha vinto le elezioni politiche israeliane, probabilmente le più importanti degli ultimi vent'anni. Il leader del Likud ha ottenuto 30 seggi della Knesset contro i 24 dello schieramento di centrosinistra di Isaac Herzog e Tzipi Livni.
Un successo figlio del clima di radicalizzazione della società israeliana, dove i temi economici, seppur importanti, non hanno avuto la meglio rispetto al sentimento di accerchiamento geopolitico percepito dall'elettorato. È forse questa la ragione più importante che ha consentito a Netanyahu di rimontare e poi scavalcare i propri rivali politici.
Decisivo il discorso pronunciato qualche giorno fa dal premier davanti al Congresso americano, nel quale il leader del Likud ha ammonito i parlamentari statunitensi dei rischi della politica di "sdoganamento" del regime di Teheran intrapresa dal governo di Washington.
Se infatti gli sconfitti sul campo di questa tornata elettorale sono i leader progressisti israeliani, l'altro grande perdente è il Presidente Barak Obama, che non ha mai celato la sua ostilità nei confronti di Netanyahu. Ora riannodare le fila di un indispensabile dialogo tra la leadership americana e quella israeliana sarà ancora più complicato, anche a causa delle affermazioni del leader del Likud che ha annunciato la sua ferma opposizione alla creazione di uno Stato palestinese.
Proprio questo tema sta infiammando il dibattito nei vari parlamenti europei che, in ordine sparso, hanno approvato il riconoscimento ufficiale di un'entità statale per il popolo della Palestina. Per scongiurare il rischio di un isolamento internazionale, il Presidente israeliano Reuven Rivlin, sta sondando la disponibilità di Netanyahu di varare un governo di unità nazionale aperto ai partiti centristi. Ipotesi scartata dal leader del Likud che ha invece annunciato l'apertura delle trattative, per arrivare alla maggioranza parlamentare, con le formazioni dell'ultradestra, anche di matrice religiosa. Ci vorranno comunque due o tre settimane per arrivare alla nascita di un governo, un lasso di tempo nel quale Netanyahu sarà sottoposto a pressioni di ogni genere.
Non sarebbe la prima volta infatti che un leader della destra abbia annunciato nella propaganda elettorale una linea politica estrema per poi invece intraprendere una ricucitura con le formazioni più moderate della galassia elettorale israeliana. È forse questo l'auspicio delle cancellerie occidentali, consapevoli del ruolo imprescindibile di Israele per la pace nella regione.

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