Obiettivo Is: i vandali della cultura

Furia jihadista e pavidità della comunità internazionale

Obiettivo Is: i vandali della cultura
di Diego Grazioli

La furia distruttrice degli uomini del califfato si è abbattuta sui siti archeologici della mezzaluna fertile, una delle aree più importanti per la storia della cultura umana. Statue, bassorilievi, colonne e capitelli, che hanno sfidato millenni ed invasioni barbariche, sono state sbriciolati con l'uso di picconi e martelli pneumatici.
Uno scempio configurabile a tutti gli effetti come crimine contro l'umanità, come ha recentemente ammonito il segretario delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon. Ultime a subire l'oltraggio dei miliziani islamici, le città di Nimrud e Hatra, capitali dell'impero assiro e di quello dei Parti, risalenti a secoli prima della nascita di Cristo. Le immagini messe in rete dalla propaganda jihadista sono di quelle che fanno male al cuore e alla mente. Uomini barbuti che si accaniscono con scientifica brutalità sui tori alati e sui reperti archeologici di inestimabile valore conservati nel museo di Mosul.
Il folle obiettivo è chiaro, cancellare ogni riferimento storico antecedente alla venuta di Maometto. Un comportamento blasfemo per gli stessi ulema sunniti che, forse troppo tardi, stanno prendendo le distanze dalle inaudite violenze dei miliziani jihadisti.
Secondo l'ultimo report del pool di archeologi che sta monitorando la situazione con l'ausilio di immagini satellitari, sarebbero oltre 290 i siti danneggiati dall'inizio dell'offensiva dell'IS in Siria ed in Iraq, di questi almeno 20 sono stati completamente distrutti.
Ma l'attenzione degli esperti si sta concentrando anche sul patrimonio culturale in Libia, dove si trovano le città romane di Leptis Magna, Cirene e Sabratha, tra le meglio conservate di tutta l'area mediterranea. Se gli scontri tra le milizie dello stato islamico e quelle dei cosiddetti governi legittimi di Misurata e Tobruk dovessero continuare, anche queste antiche rovine potrebbero subire danni ingentissimi.
Mentre la devastazione di un numero così elevato di strutture architettoniche pre islamiche è sotto gli occhi di tutti, non meno tragica è la sorte dei piccoli manufatti depredati da musei e da scavi abusivi che stanno proliferando nella zona controllata dalle milizie jihadiste. Alcuni "pezzi" particolarmente pregiati sono oggetto di contrabbando per essere poi venduti a mercanti d'arte senza scrupoli. Molti di questi sono entrati persino nella disponibilità degli agenti delle grandi case d'aste internazionali, il cui atteggiamento a riguardo non è sempre improntato alla massima trasparenza.
Un capitolo a parte infine lo meritano i testi cuneiformi, primi esempi di scrittura nella storia dell'umanità, contro i quali, se possibile, si è scatenata una furia devastatrice ancor più feroce di quella riversata contro i monumenti. Testi che parlano di re e regine dell'impero assiro, rendicontazioni di beni e proprietà, narrazioni di viaggi e di regali nuziali. Un'incommensurabile fonte di sapere che ha attraversato i millenni e che rischia di essere spazzata via dalla furia jihadista e dalla pavidità della comunità internazionale.

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