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Brasile: una "Tangentopoli Tropicale"

Le Ceneri della politica
di Eduardo Fiora

traduzione Giuliana Giannessi
Dalla notte di venerdì 13 e in diverse città fino alla mattina del mercoledì 18, già nel tempo cristiano delle Ceneri – il che solleva sempre proteste del clero – milioni di brasiliani hanno lasciato da parte dubbi, debiti, angosce, preoccupazioni, malumore e ribellione e si sono immersi nella fantasia e nei sogni del Carnevale.
Ma terminata la grande festa popolare, è giunta l’ora di tornare alla realtà e vivere i giorni di difficoltà sul piano economico (aumento dell'inflazione, conti pubblici in rosso) e di molta attesa nel mondo della politica; alla fine il Ministero Pubblico deve divulgare entro la fine del mese il nome dei politici coinvolti nella gigantesca "Tangentopoli Tropicale", conosciuta come “Petrolão”, uno scandalo per appropriazione indebita sulle opere appaltate della Petróleo Brasileiro SA (Petrobras), la più grande azienda pubblica del Brasile le cui azioni circolano anche nella Borsa di New York.
Se la democrazia in Brasile seguisse principi costituzionali, come quelli degli Stati Uniti, per esempio, l'impeachment della presidente Dilma sarebbe un fatto compiuto. Tra il 2004 e il 2012 la Direzione per il Rifornimento della Petrobras ha effettuato investimenti per circa 37 miliardi di euro. Di questi il 3% (1,1 miliardi di euro) sarebbe stato deviato da megagruppi vincenti l’appalto verso le casse dei partiti politici, tra cui il PT (partito della presidente Dilma Rousseff e del suo predecessore Lula da Silva) e il PMDB (Partito del vice-presidente della Repubblica, Michel Temer).
Sulla base delle testimonianze degli imprenditori e agenti preposti al lavaggio delle bustarelle che sono stati arrestati e hanno deciso di raccontare quello che sapevano in cambio di una pena minore, il Procuratore Generale della Repubblica, Rodrigo Janot, denuncerà diversi politici, alcuni dei quali strettamente legati al governo "della Rousseff."
Ma, come nel caso italiano di Tangentopoli, è probabile che ci siano pochi cambiamenti nel "status quo" della politica nazionale, più propensa ad adottare la vecchia massima immortalata nel romanzo "Il Gattopardo" di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. "Tutto deve cambiare per rimanere così come sta."
Uno dei più grandi poeti della musica popolare brasiliana, Paulo Cesar Pinheiro, parlando della sua brillante carriera, così si è espresso: "Mi accadono cose strane da quando ho iniziato a comporre, ancora ragazzo. Vedo persone, volti, ombre. Sento dei passi, parole canti ... (...) La mia poesia è cantata e citata come preghiera, filosofia, proverbio, in molte religioni, sette e riti fuori del Brasile. E io la seguirò, oggi, mentalmente, più sereno".
Una di queste magnifiche canzoni è Forze della Natura. Il testo descrive una vera e propria apocalisse all’incontrario, affermando che un buon segno apparirà in due fasi: prima di tutto "quando il sole, sfidando il potere della scienza, si verserà con tutta la sua essenza per combattere il male". Poi, "quando il mare con le sue acque indomite, porterà con sé la polvere dei nostri giorni." In quel momento, "i palazzi crolleranno sotto la forza di una tempesta ed i venti soffocheranno un rumore infernale."
Ma in mezzo al caos, l'uomo trova ancora la forza di "ribellarsi a questa farsa colossale. Tornerà tutto al suo posto, dopo tutto." Dal cielo cadrà una pioggia d’argento e "lo splendore della foresta rinascerà. L'aria di nuovo sarà naturale. Ci sarà la fioritura. Ogni grande città sarà coperta dalla foresta. Dalle rovine un nuovo popolo sorgerà e canterà. Le piaghe e le erbacce. Le armi e uomini malvagi. Spariranno nelle ceneri di un carnevale."
Una riflessione filosofica sulla poesia di Paulo Cesar Pinheiro e sul romanzo di Lampedusa sembra voler unire i cittadini comuni; gente semplice e onesta; brave persone tanto in Brasile quanto in Italia. Dobbiamo agire in modo assolutamente antigattopardesco, cioè, lottare perché in realtà tutto cambi, trasformando in cenere non la vita umana, ma i parassiti che causano ingiustizia, specialmente le erbacce della corruzione.

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