Meeting Putin Merkel Hollande -6/2/15. Foto eng.news.kremlin.ru/news/23569

"Fuck the UE"

La crisi ucraina e i nervi scoperti dell'occidente
di Diego Grazioli

"Fuck the UE". Chissà se queste parole, pronunciate un anno fa dal sottosegretario di stato americano nel corso di una conversazione telefonica con l'ambasciatore USA in Ucraina, sono rimbombate nella testa della cancelliera tedesca Angela Merkel, prima d'incontrare insieme a Francois Hollande il leader del Cremlino.
Certo che la situazione in Ucraina, dopo la defenestrazione del presidente Yanucovich e mesi di guerra civile, che ha causato la morte di migliaia di persone e fiumi di profughi in fuga, sta diventando la più grande minaccia per la pace in Europa dalla fine del secondo conflitto mondiale.
Una preoccupazione che traspariva chiaramente dallo sguardo dell'imperturbabile cancelliera, nel corso del vertice svoltosi il 6 febbraio in Russia. Un estremo tentativo, chiamato a scongiurare l'aggravarsi della situazione sul campo di battaglia dell'Ucraina orientale, con le milizie dei separatisti filo russi ad un passo dalla vittoria militare contro lo sgangherato esercito di Kiev. Una battaglia finale che potrebbe ridefinire i confini dell'Europa Orientale, da sempre suscettibili dei rapporti di forza tra le parti.
Proprio per ribaltare la situazione sul campo, gli Stati Uniti stanno spingendo per rifornire di armamenti di ultima generazione, i militari ucraini. Un'opzione assolutamente da scongiurare invece per i leader di Germania e Francia, consapevoli che l'aggravarsi del conflitto rappresenterebbe un pericolo estremamente grave per tutto il vecchio continente.
Una visione strategica profondamente divergente da quella dell'amministrazione americana, per la quale la crisi ucraina rappresenta solo un'occasione per assestare un colpo a Vladimir Putin. Una partita globale, che vede i leader di Russia e Stati Uniti agli antipodi su molti fronti: dalla crisi siriana, con l'alleanza tra il Cremlino ed il presidente siriano Assad, al dossier energetico, con il prezzo del petrolio ai minimi da molto tempo, a causa della strategia imposta dall'Arabia Saudita su pressione americana.
E poi la questione delle isole Kurili, occupate dall'armata rossa alla fine della seconda guerra mondiale ed ora rivendicate con forza dal governo nazionalista giapponese di Shinzo Abe, strategico partner di Washington nello scacchiere dell'estremo oriente.
In quest'ottica di contrapposizione tra le due massime potenze militari del globo, va dunque letta anche la crisi Ucraina. L'incontro di Minsk tra Putin, Poroshenko, Merkel e Hollande, rappresenta non solo l'ultima occasione per depotenziare il conflitto in Ucraina, ma soprattutto un passaggio fondamentale per ridefinire il concetto stesso di Europa. Un continente destinato d'ora in poi a camminare con le proprie gambe, anche riguardo gli spinosi dossier militari, da sempre vero tallone d'Achille per una comunità di oltre 400 milioni di persone che ha deciso di creare le condizioni per vivere insieme.

Stampa

Italian Media s.r.l. - via del Babuino 107, Roma, c.a.p. 00187, p.IVA 09099241003, edita il settimanale Italiani con registrazione al Tribunale di Roma n. 158/2013 del 25.06.2013 - email: info@italianmedia.eu

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.
Questo sito usa i cookie per migliorare la tua esperienza d'uso e usa cookie di terze parti. Proseguendo nella navigazione si presta implicitamente il consenso all’utilizzo di questi strumenti. Si rimanda alla nostra privacy policy per maggiori informazioni e per la possibilità di negare il consenso.