Mariupol Airport. Foto by WelcomeUA.com - http://www.welcomeua.com/en/catalogue/airports/mariupol-airport/

In attesa di un'iniziativa diplomatica al massimo livello

UCRAINA: si riaccende il conflitto
di Diego Grazioli

Neanche la rigidissima stagione invernale, da sempre principale ostacolo per ogni combattimento, sta riuscendo a fermare la guerra fratricida che insanguina l'est dell'Ucraina.
Anzi. Da metà gennaio gli scambi di artiglieria si sono fatti più intensi, causando morte e distruzione tra le parti. Particolarmente grave la situazione nella città di Mariupol sul mar d'Azov, principale roccaforte delle truppe fedeli a Kiev nella regione. Decine di granate lanciate dai ribelli filo russi si sono abbattute sui quartieri periferici della città, causando la morte di 30 persone ed un numero elevato di feriti.
Da parte sua l'esercito regolare ucraino sta martellando Donetsk, dopo la riconquista dell'aeroporto da parte delle milizie separatiste. Anche qui la situazione si sta facendo di ora in ora più disperata, vista l'importanza della città, capoluogo strategico della provincia contesa. Il leader dei ribelli Alexander Zakharcenko è arrivato a proclamare la mobilitazione generale, annunciando l'arruolamento di oltre 100mila uomini, pronti a marciare verso la prima linea dell'esercito ucraino. Un'offensiva coadiuvata anche da truppe regolari russe, attive sul teatro di guerra da prima della scorsa estate. Proprio la presenza di unità dell'esercito di Mosca, ha spinto gli Stati Uniti ad ipotizzare un rifornimento diretto di materiale bellico all'esercito di Kiev. Decisione per ora congelata, che rappresenterebbe il definitivo salto di qualità di una guerra che rischia di riportare le lancette della storia indietro di mezzo secolo.
Per questo, sul fronte diplomatico, si segnala l'attivismo della cancelliera tedesca Angela Mekel, fortemente preoccupata per il corso che stando prendendo gli eventi e contraria ad un escalation del conflitto.
Altro tentativo di calmierare la situazione è stato messo in campo dal presidente del Kazakistan Nursultan Nazarbaev. Quest'ultimo, in una visita a Kiev al suo omologo ucraino Petro Poroshenko, ha sondato la disponibilità del leader ucraino di riconoscere la giurisdizione russa sulla Crimea, ottenendo in cambio il definitivo ritiro dei ribelli dalla regione del Dombass, che ritornerebbe a piano titolo sotto il controllo del governo centrale.
Una soluzione difficilmente accettabile per il governo di Kiev, pressato da un'opinione pubblica disposta a sacrifici sempre più duri pur di non darla vinta ai secessionisti dell'est. Da segnalare infine la proposta del magnate delle comunicazioni russo Alexander Lebedev, secondo il quale solo un'iniziativa diplomatica al massimo livello, con la partecipazione di Russia, Ucraina, Stati Uniti ed Unione Europea, potrà fermare l'incancrenimento del conflitto. Una sorta di nuova Yalta, che possa consentire alle parti di trovare un compromesso definitivo, in grado di non far perdere la faccia a nessuno.
Più facile a dirsi che a farsi, vista la profondità dell'odio che ormai contraddistingue le fazioni e i contrastanti interessi geopolitici delle grandi potenze internazionali.

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