J’ai été Charlie!

Incertezze sulle scelte francesi

J’ai été Charlie!
di Luisanna Tuti

“Ce l’ho veramente con te, Charb”.
Con queste parole Delfeil de Ton, 80 anni, uno dei fondatori di Charlie Hebdo, dal 1975 a “le Nouvel Observateur”, si dissocia dalla linea del settimanale satirico. “Che bisogno c’era di questa escalation a tutti i costi?” aggiunge De Ton, ricordando che nel 2011, quando Charb (morto nell’attentato) decise di pubblicare il giornale con il titolo “Charia Hebdo”, i locali della redazione furono incendiati. Anche Wolinski, uno dei vignettisti uccisi dai fratelli Kouachi, affermò che la provocazione messa in atto contro i musulmani era un’idiozia che prima o poi si sarebbe ritorta contro di loro.
Queste osservazioni “cozzano” con le dichiarazioni del Ministro della Giustizia, Christiane Taubira la quale, proprio in questi giorni, ha affermato che la Francia, Paese di Voltaire e della irriverenza, è libera di prendere in giro tutto, anche le religioni. Così come Salman Rushdie, che ha definito la libertà di espressione un valore assoluto indivisibile che non deve essere fatto “a fette”, altrimenti non è più libertà e la religione può essere oggetto di satira.
Il Papa, ovviamente, non è d’accordo e, durante il suo viaggio nelle Filippine, parlando con i giornalisti ha ribadito che le religioni non possono essere offese. Ciò potrebbe provocare forti reazioni.
A questo punto ci si deve chiedere: non poter parlare liberamente di tutti gli argomenti, comprese le religioni, è da ritenere “censura?” Sono da considerare “blasfemia” le vignette pubblicate dal giornale francese? Viste le violente reazioni generate da tali pubblicazioni, non sarebbe il caso di sospenderle?
Come già abbiamo osservato, i pareri sono discordi: chi pensa che la libertà di stampa non deve essere limitata e chi invece pensa che dei limiti debbano esistere.
Molta gente da me interpellata, cattolici e non, hanno espresso un parere negativo verso l’ostinazione dei vignettisti francesi nell’accanirsi sull’argomento che tanto sangue sta spargendo nel mondo. Chiese incendiate, cattolici uccisi, ambasciate prese d’assalto, minacce non troppo velate a tutti gli stati europei. Tutto questo ha senso?
In alcuni Paesi hanno vietato la distribuzione del giornale. Anche molti cittadini francesi, che in un primo tempo avevano manifestato a favore del giornale, ora sono titubanti se non addirittura contrari alla linea editoriale intrapresa. Anche dei capi di governo, soprattutto di Paesi africani a maggioranza musulmana, si sono pentiti di avere partecipato alle manifestazioni parigine.
Se tutto questo provoca reazioni contrastanti, anche durissime, verso coloro che si ritengono depositari della libertà d’informazione, ci viene il dubbio che qualcosa non sia del tutto lecita. Penso che si dovrebbe anche considerare il lato economico della vicenda: un giornale che stava per chiudere e mandare a spasso molti tra giornalisti e vignettisti, ora deve stampare minimo cinque milioni di copie per soddisfare le richieste e neanche tutte. Questo ha certamente inciso molto nelle scelte direttive, portando nelle casse del settimanale introiti ragguardevoli. Noi pensiamo che, continuando di questo passo, genereranno un tale scontento tra i lettori che finiranno comunque col dover chiudere. Credo che ad un certo momento l’argomento sarà talmente sfruttato e “spremuto”, da non suscitare più interesse, se non di coloro che aspettano solo motivi scatenanti di vendetta.
Allora perché continuare su questa linea, provocando nel mondo le reazioni che tutti conosciamo?
Ci sembra che la Francia abbia sempre ampiamente dimostrato di essere un Paese libero e democratico. Allora perché mettere a repentaglio la vita di tanti innocenti che nulla hanno a che spartire con le scelte di un gruppo di persone che ritengono di dover dimostrare la libertà di informazione offendendo gli ideali religiosi?
Purtroppo, mentre noi riflettiamo su come “dipanare questa matassa”, centinaia di morti giacciono sulle strade della Nigeria e brutali assassini si aggirano per le vie delle nostre città, desiderosi soltanto di dimostrare le loro ragioni con la violenza e le atrocità che seguono da sempre queste forme di “guerre sante!”

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