University of Havana, founded in 1728, by Angelo Lucia - Own work

Per ora un nuovo corso economico

Usa e Cuba: avvicinamento con incognite
di Giancarlo Cattaneo

Alla fine dello scorso anno nello scacchiere internazionale, ha suscitato grande scalpore l'annuncio di Barack Obama sulla fine delle sanzioni verso Cuba, riconoscendo di fatto il governo castrista.
Dopo mezzo secolo viene così ammainata una delle bandiere ideologiche più famose sventolata dai due Stati. Un embargo costato all'isola caraibica, oltre un arretramento economico e sociale, fermando l'intero Paese a quel fatidico 1959, presa del potere di Fidel Castro ed un sanguinoso costo umano per gli oppositori.
Ciò nonostante, bisogna riconoscerlo, l'Isola è riuscita a sopravvivere e ad ottenere successi di eccellenza come nel campo della sanità e della scuola pubblica.
Per gli Usa l'embargo ha significato enormi costi in termini d'immagine politica, con una forte contestazione in tutta quell'area caraibica, considerata per tutti questi anni dal Pentagono come "il cortile di casa" americano.
Tutti mass media hanno gridato al "miracolo" ridisegnando scenari diplomatici completamente nuovi o, almeno, come l'abbiamo sempre concepiti.
Molti hanno voluto riconoscere anche a papa Bergoglio un ruolo decisivo di questo cambio di passo della Casa Bianca e dell'Avana, indicandolo, anche secondo la testimonianza dello stesso Raoul Castro, attuale capo del governo e fratello del più noto Fidel, come: "l'artefice di questo "miracoloso" avvicinamento". In realtà , pur non disconoscendo l'impegno della Santa Sede, in maniera più pragmatica, molti analisti hanno evidenziato che l'avvicinamento era ormai necessario a tutte e due le parti in causa.
Per Cuba era necessario questo cambiamento anche per la grave crisi economica del Venezuela, primo partner economico dell'isola, oltre ad una situazione finanziaria ormai insostenibile.
Dall'altra, gli Usa, hanno avviato il dialogo anche per frenare le mire espansionistiche della Cina verso l'isola caraibica, che rimane pur sempre il "cortile" degli Usa, e agli importanti risvolti economici che si aprono nell'area per rinsaldare così la presenza statunitense, ormai era un assurdo politico alzare la bandiera della libertà contro la dittatura castrista quando poi si aprono i commerci e investimenti economici con la Cina o il Vietnam. Infine, secondo i più maliziosi, è stato utile per ridare smalto ad una politica estera americana non proprio esaltante.
Tutto bene dunque? Non proprio.
A mettere nero su bianco questo storico accordo, manca l'approvazione del Congresso dove i repubblicani sono la maggioranza e vedono come fumo agli occhi questo avvicinamento, per non citare la vecchia guardia dei profughi cubani di Miami, in Florida, ancora fieramente schierati contro Fidel, anche se, da vari sondaggi, proprio la nuova generazione degli esuli cubani di è detta favorevole per l'opportunità di rivedere la propria terra.
Al di la dunque dei facili entusiasmi o delle critiche, rimangono irrisolti problemi fondamentali come, ad esempio, la democrazia e i diritti civili.
Raoul Castro, ha affermato in proposito, che anche se cambierà il quadro economico dell'Isola, il regime comunista rimarrà sempre come guida politica del Paese, del resto sarebbe un fatto straordinario se un regime comunista abbandonasse il potere per la democrazia solo grazie alle politiche di mercato.
La Cina ed il Vietnam insegnano che nonostante la spettacolare crescita economica, ciò non ha portato alcuna mitigazione del totalitarismo politico: al contrario, come hanno appena sperimentato sulla loro pelle gli studenti di Hong Kong, in qualche modo proprio questa lo ha addirittura rafforzato.
Lo stesso si potrebbe dire del Vietnam, dove il modello di capitalismo comunista, oltre a stimolare una prosperità indiscutibile non ha intaccato la durezza del regime a partito unico e la persecuzione di qualsiasi forma di dissidenza.
La caduta dell’Unione Sovietica e dei suoi satelliti centroeuropei, insegna che non fu merito del progresso economico, mai avviato del resto, ma il fallimento dello statalismo e del collettivismo che condusse quelle società alla rovina e al caos.
Non ci resta che vedere quando il trattato sarà firmato cosa realmente succederà, probabilmente si aprirà un nuovo e dinamico corso economico tra i due Stati, ma difficilmente cambieranno il governo di Cuba e i sospetti americani su di esso, almeno per molti anni a venire.

Stampa

Italian Media s.r.l. - via del Babuino 107, Roma, c.a.p. 00187, p.IVA 09099241003, edita il settimanale Italiani con registrazione al Tribunale di Roma n. 158/2013 del 25.06.2013 - email: info@italianmedia.eu

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.
Questo sito usa i cookie per migliorare la tua esperienza d'uso e usa cookie di terze parti. Proseguendo nella navigazione si presta implicitamente il consenso all’utilizzo di questi strumenti. Si rimanda alla nostra privacy policy per maggiori informazioni e per la possibilità di negare il consenso.