The National Museum of Albania features exhibits from Illyrian times to the fall of Communism in the 1990s. Photo by Peter

In sensibile e continuo miglioramento

ALBANIA: la rinascita possibile
di Diego Grazioli

Sono passati ventiquattro anni dall'imponente esodo verso le coste della Puglia che vide protagonisti migliaia di cittadini albanesi, finalmente liberi dopo la caduta della dittatura comunista. Ora, dopo un quarto di secolo da quei fatti del 1991, la rotta della speranza si è invertita.
Il paese delle aquile sta diventando sempre più una meta privilegiata per moltissimi imprenditori che decidono di fuggire dall'Italia ed approfittare delle favorevoli condizioni fiscali messe in campo dal governo di Tirana. Nel corso della recente visita del Presidente del Consiglio Matteo Renzi in Albania, il suo omologo Edi Rama ha sottolineato che nel suo paese il livello di tassazione si attesta al 15% ed i sindacati sono quasi inesistenti. Una provocazione che però ha più di un fondo di verità.
Investire in Albania può essere conveniente anche se le garanzie sono al di sotto degli standard europei ed il livello di corruzione rimane molto alto. Detto ciò è impressionante il livello di sviluppo conseguito dall'Albania negli ultimi anni. Un progresso che potrebbe portare presto il paese ad aderire alla grande famiglia europea.
In questa direzione sono state particolarmente importanti le parole di Matteo Renzi, che ha annunciato la volontà dell'Italia di sponsorizzare presso le istituzioni di Bruxelles la candidatura albanese. D'altronde i rapporti tra Italia ed Albania hanno una storia antica, culminata con la stagione del protettorato risalente agli anni della seconda guerra mondiale. Poi la cortina di ferro conseguente alla guerra fredda aveva relegato il paese balcanico in uno stato di assoluto isolamento durato quasi mezzo secolo.
Una stagione che ancora oggi riverbera il proprio spettro sulle coste bagnate dal mare Adriatico. Migliaia di bunker di cemento, in completo stato di abbandono, costellano anse e promontori ad ipotetica difesa di un'eventuale invasione occidentale. Ma gli scempi del territorio sono solo la parte più visibile della spaventosa eredità del regime di Enver Hoxha. I danni culturali commessi a generazioni di cittadini albanesi, privati di una decente educazione ed abbeverati di ideologia totalitaria, sono ancora profondamente presenti nella società albanese. Un'ignoranza innestata su una mentalità tribale che, nei casi estremi, ha dato luogo ad una malavita particolarmente crudele, come ci dimostrano le inchieste di diversi magistrati impegnati nella lotta alla criminalità organizzata.
L'indubbia crescita dell'Albania ha dunque ancora bisogno di una fase di consolidamento per poter ottemperare pienamente agli ideali che contraddistinguono l'Unione Europea. Gli sforzi posti in essere dal governo di Edi Rama stanno sensibilmente migliorando la situazione del piccolo paese dell'Adriatico meridionale, ma la strada da fare è ancora lunga.

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