Brasile (fonte foto ilprimatonazionale.it)

Scene di violenza inaudita

Brasile: la violenza dietro le sbarre
di Diego Grazioli

L'ultimo episodio è avvenuto nel carcere di Altamira nella Stato del Para', in Amazzonia. Secondo le autorità brasiliane almeno 60 detenuti hanno perso la vita in scontri tra gang rivali legate al narcotraffico. Scene di violenza inaudita, con cadaveri decapitati ed altri dati alle fiamme nel corso della sommossa, cominciata nel fine settimana scorso e a fatica sedata dalle squadre di pronto intervento.

Uno scenario da brividi che sta mettendo a dura prova il governo del Presidente Bolsonaro, che ha fatto della legalità e dell'ordine il proprio cavallo di battaglia nel corso della campagna elettorale. La carneficina di Altamira infatti è solo l'ultima della lunga serie di stragi negli istituti penitenziari del paese dopo la rottura della tregua tra le due più potenti organizzazioni criminali brasiliane: il Primeiro Comando da Capital di San Paolo e il Comando Vermelho di Rio de Janeiro che per anni avevano stipulato una tregua per gestire gli affari illeciti concentrati soprattutto sul narcotraffico.

A maggio del 2019 altri 55 detenuti sono deceduti in scontri in quattro penitenziari della regione di Manaus, mentre nel 2017 altri 33 reclusi hanno fatto la stessa fine nel carcere di Boa Vista nello Stato di Roraima nel Brasile settentrionale. Episodi che fanno capire quanto sia strategica la regione delle grandi foreste: in palio infatti c'e' il corridoio di approvvigionamento della pasta di coca che dai paesi occidentali del Sudamerica arriva sulla costa orientale passando proprio per l'Amazzonia, da dove poi viene smistata il mezzo pianeta attraverso navi cargo che attraversano l'Atlantico.

Un business da miliardi di dollari per il quale le gang sudamericane sono disposte a tutto, cominciando con il sopprimersi a vicenda negli angusti e sovraffollati penitenziari del Continente latino. In Brasile in particolare la situazione e' drammaticamente critica, basti pensare che in meno di 15 anni la popolazione carceraria e' aumentata da 232mila unita' ad oltre 622mila, determinando un collasso delle strutture e della capacita' del personale che ha il compito di gestire i luoghi di detenzione. Spessi infatti quest'ultimi sono alla merce' dei boss reclusi che non faticano a corrompere gli agenti che dovrebbero controllarli, potendo così disporre di armi e soprattutto di telefoni cellulari attraverso i quali possono continuare a gestire i propri loschi affari all'esterno.

La corruzione dei cosiddetti secondini e' pero' solo la punta dell'iceberg di un sistema giudiziario come quello brasiliano da sempre permeabile ad intrallazzi vari e più che mai sensibile a sollecitazioni criminali come dimostra anche la vicenda della mancata candidatura alle scorse elezioni dell'ex Presidente Lula, accusato di corruzione e dunque inibito a candidarsi per un nuovo mandato, proprio a causa della presa di posizione dell'attuale Ministro della Giustizia brasiliano Sergio Moro, che prima rivestiva rivestiva il ruolo di magistrato, salvo poi scoprire, attraverso le notizie diffuse dal sito americano The Intercept, che lo stesso Moro avrebbe perpetrato nel corso dell'inchiesta una serie di comportamenti non etici e di inganni sistematici. La violenza dietro le sbarre brasiliane e' dunque solo il sintomo più importante di un sistema completamente da rifondare affinché il Brasile abbia veramente la credibilità internazionale che gli compete.  

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