Epidemia Ebola (fonte foto Pixabay)

Dal Congo agli altri Stati africani

Ebola: un'emergenza internazionale
di Diego Grazioli

La seconda epidemia più grande di sempre. I dati diffusi dall'Organizzazione Mondiale della Sanità non lasciano spazio a dubbi, il focolaio d'infezione del virus Ebola, individuato lo scorso hanno nella regione di Goma, nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo, si sta propagando in altri Stati africani.

Un'emergenza internazionale, che ha spinto le autorità aeroportuali di diversi paesi europei ad applicare lo speciale protocollo di controllo per tutti in passeggeri che, attraverso anche scali intermedi, provengano da quest'area dell'Africa. Secondo il nostro Ministero della Salute si tratterebbe di un'emergenza sanitaria di livello 3 e dunque in grado da rendere indispensabile l'introduzione della stato di allerta.

Dall'agosto 2018 sarebbero oltre duemila le persone che hanno perso la vita a causa del virus Ebola, mentre altre migliaia sarebbero state infettate e potenzialmente in grado da rendere un'emergenza circoscritta in una vera e propria pandemia. D'altronde la regione dei laghi Kivu e' una delle più povere del Continente Nero, confinante con paesi come il Ruanda, l'Uganda ed il Burundi, al centro di traffici commerciali e senza un'autorità statuale che possa arginare la situazione. Sul campo il lavoro medico e' effettuato solo da Organizzazioni umanitarie internazionali come Medici Senza Frontiere che, nonostante l'alacre sforzo profuso quotidianamente, non possono farsi carico di tutti i pazienti e garantire la vaccinazione obbligatoria alla popolazione.

I centri di assistenza sono troppo pochi per consentire l'adeguata prevenzione e soprattutto la sensibilizzazione degli abitanti dei villaggi più remoti. Il virus Ebola si contrae attraverso i liquidi corporei e la promiscuità in cui sono costrette a vivere le comunità, e' dunque un fattore destabilizzante che spinge molti esseri umani a diffidare degli altri, alimentando così un'isteria collettiva che si sta trasformando in una vera psicosi. Nell'area dei laghi Kivu inoltre e' in corso un conflitto armato in corso la decenni.

Dopo il genocidio del 1994 in Ruanda e la conseguente guerra civile, milioni di persone di persone di etnia Hutu, sono fuggite dal paese e si sono rifugiate oltre il confine della Repubblica Democratica del Congo, un territorio da sempre al di fuori del controllo delle autorità centrali di Kinshasa, nelle mani di bande di miliziani che hanno sfruttato i fuggitivi come manovalanza per estrarre minerali nelle miniere della zona. Intervenire sul campo e' estremamente difficile e, se la situazione dovesse degenerare, sarebbe auspicabile effettuare una missione militare internazionale sotto l'egida delle Nazioni Unite, condizione indispensabile per mettere in sicurezza la regione e consentire un'azione più efficace dal punto di vista sanitario.

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