Striscia di Gaza (fonte foto Pixabay)

Una nuova escalation di violenza

Gaza: la pioggia di fuoco
di Diego Grazioli

Dopo un fine settimana di fuoco, costato la vita a 28 persone (bilancio più che mai provvisorio visto il numero altissimo di feriti), una tregua è stata raggiunta tra le formazioni combattenti che controllano la striscia di Gaza e l'esercito israeliano.

Questa nuova escalation di violenza, la più grave dal 2014, e' cominciata venerdì scorso con il lancio di almeno 650 razzi partiti dall'enclave palestinese verso il territorio israeliano al quale Israele ha risposto con altrettanta durezza. Una prova di forza arrivata in corrispondenza di due giorni particolarmente significativi per il popolo ebraico: la commemorazione dei caduti e le celebrazioni per la festa dell'Indipendenza. Un segnale chiaro che i vertici di Hamas e della Jihad Islamica hanno voluto inviare al governo Netanyahu, responsabile a loro dire di rallentare le trattative in corso da mesi per la stabilizzazione della regione.

In palio ci sarebbero soprattutto i milioni di dollari promessi dal Qatar per la ricostruzione di alcune infrastrutture nella Striscia e che, a detta di Hamas, sarebbero stati bloccati da Israele, nonché l'apertura dei varchi che collegano Gaza all'Egitto. Sullo sfondo ci sarebbero anche le difficoltà del Premier Netanyahu di formare un esecutivo stabile dopo la vittoria nelle elezioni politiche svoltesi lo scorso 9 aprile.

Un governo di destra che potrebbe intensificare l'accerchiamento politico ed economico degli abitanti della Striscia che ammontano a quasi 2 milioni di persone, uno dei territori a più alta intensità abitativa del pianeta. Per disinnescare la grave spirale di violenza uno dei leader di Hamas, Yahia Sinwar, si troverebbe in queste ore al Cairo per cercare di arrivare ad una soluzione della crisi attraverso la mediazione egiziana. Obiettivo della sortita del plenipotenziario di Hamas ci sarebbe anche il tentativo di bilanciare l'ascesa nella Striscia dell'influenza della Jihad Islamica, organizzazione molto più radicale di Hamas, che negli ultimi tempi ha visto aumentare il proprio ascendente sulla popolazione, stremata da anni di privazioni e violenze.

Per questo motivo è riunito a Tel Aviv un gabinetto di crisi che deve cercare di rispondere al fuoco nemico senza pero' estremizzare il conflitto, che avvantaggerebbe le formazioni oltranziste palestinesi. Una tattica di bilanciamento difficilissima mantenere, vista la retorica interventista dell'ultradestra israeliana che spinge per una soluzione militare definitiva del conflitto. Sul fronte della cronaca degli scontri delle ultime ore, bisogna segnalare la morte di 4 cittadini ebraici e di almeno 24 palestinesi, tra cui una donna incinta e una bambina di pochi mesi, vittime innocenti di una guerra infinita.

Tra i morti ci sarebbe anche Ahmed Abdal Khodari, colpito da un missile lanciato da un drone mentre viaggiava sulla sua auto e considerato da Israele l'anello di congiunzione tra l'Iran e le fazioni estremiste palestinesi. Per questo secondo gli analisti, la sanguinosa escalation dello scorso weekend, deve essere letta anche nell'ottica della guerra permanente tra lo Stato Ebraico e Teheran, un conflitto per ora a bassa intensità, ma che rischia d'infiammare tutto il Medio-Oriente. 

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