Strage in Sri Lanka (fonte foto La Stampa)

Il Governo di Colombo proroga lo stato di emergenza

Sri Lanka: l'incubo senza fine
di Diego Grazioli

Sono passate quasi due settimane dagli attentati che hanno insanguinato la domenica di Pasqua e l'ondata di terrore continua ad attanagliare lo Sri Lanka. Lo scorso venerdì 15 persone si sono aggiunte alla conta delle vittime, portando il bilancio degli attacchi terroristici ad oltre 250 morti. Una spirale di violenza che sta mettendo in ginocchio l'economia dell'intera isola che basa buona parte delle proprie entrate sugli afflussi turistici, più che dimezzati negli ultimi giorni, e che ha obbligato il Governo di Colombo a prorogare lo stato di emergenza anche se per ora il coprifuoco notturno e' stato sospeso.

Recentemente è entrato in vigore anche l'obbligo per le donne di non indossare il niqab, l'abito nero che lascia visibili solo gli occhi, che potrebbe essere usato dai terroristi per nascondersi. Nelle grandi città e nelle principali arterie stradali è un susseguirsi di posti di blocco, mentre le unita' speciali della polizia e dell'esercito continuano le perquisizioni alla ricerca di membri del gruppo islamista National Thowheeth Jama'ath responsabile degli attentati, scampati agli arresti.

L'attenzione degli inquirenti e' concentrata su alcune località della costa orientale dell'isola a maggioranza musulmana, soprattutto la cittadina di Kattankudy, dove e' nato il movimento islamista NTJ e luogo di nascita di Zahran Hasim, leader della formazione perito negli attacchi suicidi di Colombo. Oltre alle chiese frequentate dalla comunità cattolica, nelle intenzioni di Hasim e dei sui seguaci c'erano anche luoghi di culto di altre religioni, senza risparmiare neppure le moschee del ramo islamico sufi considerato eretico dal predicatore suicida.

L'obiettivo del gruppo NJT e' infatti di creare una spirale di odio tra le varie confessioni, in un paese contraddistinto da sempre da un multiculturalismo religioso, che ora rischia di essere compromesso dopo la relativa pace seguita agli oltre 25 anni di guerra civile tra le tigri Tamil ed il governo centrale. Le continue stragi degli ultimi giorni stanno scuotendo anche i piani alti del potere di Colombo. Il Premier Ranil Wickremesinghe infatti ha detto di essere stato tenuto all'oscuro degli avvertimenti arrivati dai servizi segreti indiani che un mese fa avevano allertato l'intelligence locale delle intenzioni stragiste del gruppo islamico.

Una debacle preventiva che potrebbe portare alle dimissioni del Ministro della Difesa e del Capo della Polizia. Messaggi distensivi invece sono arrivati dall'Arcivescovo cattolico di Colombo Malcom Ranjith che, domenica scorsa nel corso di una messa celebrata in una cappella privata alla presenza del Presidente Maithripala Sirisena e del suo predecessore Mahinda Rajapaksa, visto che i luoghi di culto sono stati temporaneamente chiusi, ha invitato alla riconciliazione nazionale per scongiurare eventuali pogrom contro la minoranza musulmana. 

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