Abdel Fattah al-Burhan (fonte foto AFP)

Abdel Fattah El Burhan nominato Presidente del Consiglio di Transizione

Sudan: la fine di un tiranno
di Diego Grazioli

Dopo trent'anni di dittatura assoluta, Omar al-Bashir il padre padrone del Sudan, e' stato deposto da un colpo di stato militare. Da quattro mesi un'ondata di proteste popolari infiammava il paese, chiedendo a gran voce le dimissioni del Presidente al potere dal 1989. Contestazioni pacifiche, coordinate dall'associazione dei professionisti sudanesi e sostenute dalla maggioranza della popolazione, stremata da un regime tra i più totalitari del pianeta che aveva fatto della Sharia l'unica legge valida.

Dopo la caduta di al-Bashir, il potere e' stato preso da un governo militare di transizione con a capo il generale Awad Ibn Auf, ma gli sviluppi delle ultime ore hanno portato alle dimissioni anche di questo personaggio, considerato troppo legato all'ex Presidente e anche lui coinvolto nel genocidio del Darfur, costato la vita ad oltre 300mila persone e all'esodo forzato di almeno 2 milioni e mezzo d'individui di etnia non afro-araba. Un crimine contro l'umanità sul quale sta ancora investigando la Corte Penale Internazionale dell'Aja che ha accusato i vertici militari al potere a Khartoum in questi anni di aver pianificato la guerra, richiedendo la loro estradizione in Olanda affinché vengano processati per i misfatti compiuti. Dopo le dimissioni del generale Auf, il potere e' stato affidato al suo omologo Abdel Fattah El Burhan, comandante delle forze armate di terra e unico militare di alto rango a non essere finito nel mirino della magistratura internazionale.

El Burhan ha prestato giuramento come Presidente del Consiglio di Transizione e ha annunciato che il "consiglio militare" gestirà la situazione per almeno 24 mesi prima di indire nuove elezioni. Una soluzione di compromesso per ora accettata dalla maggioranza dei manifestanti ancora euforici per la caduta di al-Bashir, ma che verra' messa alla prova nelle prossime settimane.

Difficilmente infatti la volontà popolare accetterà una transizione così lunga, anche se il contesto geopolitico del Sudan obbliga i nuovi leader del paese alla massima prudenza. Oltre al genocidio in Darfur è ancora aperta la ferita della Seconda Guerra Civile Sudanese che ha portato alla creazione dello Stato del Sud Sudan, nel quale e' ancora in corso un sanguinoso conflitto foraggiato da milizie legate a Khartoum che non ha mai digerito l'indipendenza della strategica regione meridionale ricchissima di risorse petrolifere.

Anche sulla sorte del deposto leader al-Bashir regna la massima incertezza, il Consiglio Militare di Transizione infatti si e' detto per ora indisponibile ad ottemperare alle richieste della Corte Penale Internazionale. Una situazione estremamente confusa che avrà bisogno di tempo per essere definita. D'altronde trent'anni di dittatura non si possono cancellare in pochi giorni, un rebus che quando sarà risolto avrà ripercussioni in tutto il Continente Nero

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