Campi profughi a Saharawi (foto di Jørn Sund-Henriksen)

Un popolo senza terra e senza diritti

Saharawi: gli apolidi del deserto
di Diego Grazioli

Un popolo senza terra e senza diritti, costretto a vivere in tendopoli battute dal vento nel deserto del Sahara. Un milione e mezzo di persone private da quasi cinquant’anni della propria nazione, nonostante una risoluzione delle Nazioni Unite riconoscesse loro uno spazio vitale incastonato tra il sud del Marocco ed il nord della Mauritania.

La drammatica epopea del popolo Saharawi comincia nel 1975, quando la Spagna abbandona questo possedimento coloniale conosciuto come Western Sahara, lasciando alla popolazione la possibilità di autodeterminarsi attraverso un referendum approvato dall’Assemblea Nazionale dell’ONU. Un sogno vanificato dalle mire espansionistiche del Marocco, bramoso di controllare un territorio ricchissimo di fosfati e con un litorale di 1200  chilometri, affacciato sull’Oceano Atlantico, tra i più pescosi del Continente Nero. Mentre la Spagna abbandonava gli ultimi presidi infatti, l’allora Re del Marocco Hassan II organizzò la cosiddetta “Marcia Verde”, un esodo forzato di 350mila persone che con l’appoggio dell’esercito invase questa porzione di Africa Occidentale di 280mila chilometri quadrati, relegando di fatto la popolazione locale in tendopoli sparse nel deserto.

Lo scopo della marcia era di inficiare il referendum autodeterminativo, immettendo nell’ex colonia spagnola un consistente numero di persone provenienti dal nord. Da allora è cominciata una guerriglia costata migliaia di vite, condotta dal Fronte Polisario contro l’invasione del potente vicino settentrionale. Uno sforzo reso vano dalla disparità di forze in campo e che ha spinto la comunità internazionale ad organizzare una missione militare denominata MINURSO, con il compito di evitare attriti tra le parti. Contemporaneamente al contingente d’interposizione, le Nazioni Unite hanno continuato a perseguire una risoluzione diplomatica del contenzioso, il cui ultimo capitolo si è svolto nei giorni scorsi a Ginevra. Nella città svizzera, a dicembre e all’inizio di marzo si è tenuta una tavola rotonda coordinata dall’ex Presidente tedesco Horst Kohler, inviato speciale del Segretario Generale del Palazzo di Vetro, alla quale hanno partecipato i rappresentanti del Fronte Polisario, del Marocco, dell’Algeria e della Mauritania. Un incontro che però non ha portato all’auspicata volontà dei paesi osservatori di tenere il referendum sull’autodeterminazione territoriale.

Come era prevedibile infatti il Marocco, nonostante negli ultimi anni abbia ammorbidito le proprie posizioni, ha ribadito di essere indisponibile a sostenere la consultazione popolare, affermando invece di essere favorevole a conferire ampia autonomia al popolo Saharawi all’interno dello Stato marocchino. Una soluzione inaccettabile per i rappresentanti del Fronte Polisario, che continuano a rivendicare un vero referendum sull’indipendenza. Un auspicio destinato a rimanere vano anche nel prossimo futuro.

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