Fighting in Al-Baghuz Fawqani on 14 February 2019 (fonte foto Wikimedia)

Con la caduta di Baghuz, l’epopea dello Stato Islamico viene definitivamente archiviata

Siria: la fine del Califfato
di Diego Grazioli
Con la caduta di Baghuz, uno sperduto villaggio della Siria orientale, il dominio territoriale dello Stato Islamico è definitivamente archiviato. Una vittoria storica, portata a termine dalle SDF, le forze democratiche siriane, una coalizione composta da combattenti curdi ed arabi ed armata dai paesi occidentali che hanno fornito anche l’indispensabile supporto logistico.
 
La battaglia che ha portato alla presa dell’ultimo bastione del Califfato è stata particolarmente cruenta, i miliziani jihadisti infatti hanno usato centinaia di civili come scudi umani, rendendo l’avanzata della coalizione estremamente difficoltosa. Donne e bambini trascinati nel deserto per centinaia di chilometri: dalla caduta di Raqqa nel 2017, alla fuga da Deir Ezzor all’inizio dell’anno, fino alla capitolazione finale in questo spicchio di territorio al confine con l’Iraq.
 
L’annuncio della vittoria è stato dato dal portavoce dei peshmerga curdi Mustafa Bali, che non ha mancato di ricordare le migliaia di vittime tra le proprie fila cadute nel corso del paziente lavoro di accerchiamento. Tra queste anche molti combattenti stranieri, come l’italiano Lorenzo Orsetti, il 33enne fiorentino arruolatosi nelle YPG, colpito a morte durante la battaglia finale.
 
Con la caduta di Baghuz, l’epopea dello Stato Islamico viene definitivamente archiviata, dopo aver raggiunto la sua massima espansione nel 2014, quando gli uomini in nero erano arrivati a controllare un territorio di migliaia chilometri quadrati a cavallo tra Siria ed Iraq che aveva le rispettive capitali a Raqqa e Mosul, dove il leader delle formazioni jihadiste al-Baghdadi aveva annunciato la nascita del Califfato. Un’espansione che sembrava inarrestabile ma che non ha fatto i conti con la volontà ed il coraggio della popolazione curda e con la determinazione dell’esercito regolare iracheno, che prima ha riconquistato Mosul nel 2016 e poi ha schiacciato le milizie dell’ISIS verso il fiume Eufrate.
 
Da quel momento in poi, grazie al lavoro sul terreno della coalizione democratica, ai bombardamenti effettuati da alcuni paesi occidentali ed arabi ed ai raid dell’aviazione siriana e russa, i jihadisti sono stati messi alle corde, abbandonando poco per volta ma inesorabilmente i sogni di egemonia nella regione. Se sul terreno dunque il Califfato è stato annientato ben diversa è la sorte di migliaia di combattenti che in queste ore si sono dispersi nel deserto in attesa di un destino più che mai incerto. Altro capitolo non meno gravoso riguarda il futuro dei figli nati da relazioni tra jihadisti ed educati solo all’odio ed a una visione distorta del Corano. Di questi ha parlato la comandante curda Nasrin Abdalla, che ha chiesto ai paesi occidentali di concorrere alla rieducazione di questi bambini che nel corso della loro breve vita hanno visto solo macerie e distruzione. Se la guerra sul campo è dunque finita, inizia ora un nuovo ma altrettanto impegnativo capitolo per sottrarre ai fantasmi del passato migliaia di minori.
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