A view of the Al Noor Mosque on Deans Avenue in Christchurch, New Zealand, taken in 2014. (Photo: REUTERS/SNPA/Martin Hunter) Read more at https://www.channelnewsasia.com/news/singapore/christchurch-shootings-singapore-leaders-express-condolences-11349240

La strage di Christchurch

Nuova Zelanda: l'orrore in diretta
di Diego Grazioli

Come era prevedibile, la strage di Christchurch, costata la vita a 50 persone riunite nella moschea di Al-Noor e nel centro islamico di Linwood Road, sta avendo ripercussioni  a livello mondiale. Il recente attacco di presunta matrice terroristica di Utrecht in Olanda ne è la testimonianza. Il bilancio dell’attentato, compiuto da un cittadino turco è di tre vittime, il tutto a poche ore dall’assalto nella seconda città neozelandese.

D’altronde in un comunicato diffuso sui social network, gruppi legati all’estremismo jihadista avevano annunciato vendetta, incitando i propri militanti ad attaccare le chiese ed a “versare il sangue dei crociati”. Un proclama che ha messo in allarme i servizi di sicurezza di decine di paesi occidentali che stanno monitorando i possibili affiliati alle organizzazioni estremistiche.

Un’impresa quasi impossibile, visto che gli ultimi attentati effettuati in Europa e negli Stati Uniti sono stati compiuti dai cosiddetti “lupi solitari”, che hanno pianificato gli attacchi senza il supporto di una rete strutturata. Scatenare una nuova ondata di terrore globale era proprio l’obiettivo di Brenton Tarrant, l’estremista australiano che ha compiuto le stragi in Nuova Zelanda, come dimostra il fatto di aver ripreso i due massacri ed averli diffusi in diretta su Facebook.

Il gigante delle piattaforme social è finito sotto accusa per non aver bloccato in tempo la diffusione dei video, nonostante il lavoro di rimozione effettuato nelle ore successive alle stragi che ha portato alla cancellazione di oltre un milione e mezzo di filmati. Una reazione tardiva che ha mandato su tutte le furie la Premier neozelandese Jacinda Arden che aveva chiesto ai gestori dei social di fermare immediatamente le immagini, nel timore di una possibile reazione a catena. Anche la diffusione del cosiddetto manifesto del killer e delle scritte sui mitragliatori usati da Tarrant, che inneggiavano a personaggi storici come il Doge Sebastiano Venier protagonista della battaglia di Lepanto e di Marcantonio Bragadin, scuoiato vivo dai turchi a Famagosta, sono stati analizzati dagli esperti dell’antiterrorismo, secondo i quali avrebbero potuto avere un effetto di reazione o di proselitismo. Sul fronte delle indagini invece gli inquirenti hanno appurato che l’attentatore ha agito da solo, dopo aver pianificato per mesi gli attacchi.

Ad essere fortemente criticata è stata la permissiva legislazione neozelandese in materia di possesso di armi da fuoco. Anche in questo caso la Premier Arden ha annunciato una revisione della legge con l’introduzione di norme più restrittive per l’acquisto di armi semiautomatiche. Al momento Tarrant è detenuto in totale isolamento in un carcere di massima sicurezza del paese, dopo le minacce formulate nei suoi confronti da parte degli affiliati alle gang criminali, desiderosi di cancellare con la forza un assassino che ha gettato un’onta indelebile su un’intera nazione.

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