Mrs. Eleanor Roosevelt, moglie del presidente degli Stati Uniti, mostra la Dichiarazione in formato poster (1949)

Settant’anni dopo l'approvazione della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo

Carta straccia
di Diego Grazioli

Sono passati settant’anni dall’approvazione da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e, mai come ora, il mondo sembra essersi dimenticato dei valori imprescindibili contenuti in quella Carta. In un periodo storico contraddistinto da una globalizzazione sfrenata, i cittadini di sempre più Stati si affidano a leader autoritari, il cui mantra è “Prima Noi”, per gli altri non c’è posto.

Dagli Stati Uniti di Donald Trump, alla Cina di XI Jinping, passando per la Russia di Vladimir Putin, solo per citare i paesi più importanti, si sta assistendo ad un consolidamento di politiche autoritarie e protezionistiche che cercano di escludere quella massa di persone (la maggioranza del pianeta) in fuga da violenze e povertà e alla ricerca di una vita dignitosa. Una deriva egoistica che cerca di rimuovere non solo il valore della Dichiarazione, riassumibile nel primo articolo della Carta: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed uguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”, ma la natura stessa dell’uomo.

Una natura finalmente consapevole dei propri diritti, oscurati per troppo tempo da una coltre d’ignoranza alimentata dalle Nazioni del Primo Mondo che, per secoli si sono spartite le ricchezze del pianeta e a cui faceva comodo che intere popolazioni vivessero nel buio della ragione. Eppure in quel freddo pomeriggio di una giornata d’inverno parigina, gli Stati aderenti all’Assemblea delle Nazioni Unite, cercarono di far virare la storia, dando un segnale di pace e solidarietà, dopo gli sconquassi provocati da due guerre mondiali che avevano mietuto la vita di milioni di uomini. A settant’anni di distanza da quel 10 dicembre 1948 tutto però sembra essere stato dimenticato, rimosso.

I paesi più ricchi e potenti non vogliono rinunciare ad un’oncia del proprio benessere, chiudendo le frontiere e promulgando dazi e leggi che limitano la circolazione delle persone e spesso dei beni e delle materie prime, il cui possesso spesso è concentrato nelle mani di poche multinazionali che capitalizzano più ricchezza di interi Continenti.

Per ricordare questa vergognosa sperequazione e per ribadire i principi della Dichiarazione, migliaia di fiaccole si sono accese lunedì scorso nelle piazze italiane ed europee, nel corso delle manifestazioni organizzate dalle principali organizzazioni umanitarie che operano quotidianamente a supporto degli ultimi, dai migranti che bussano alle nostre frontiere, ai poveri che affollano sempre più copiosamente le città. Un grido di speranza per ribadire la necessità di una società più giusta, basata sui principi dell’uguaglianza e della solidarietà, valori che la retorica della paura, declamata da troppi politici, sta cercando di reprimere.

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