Honduras (fonte Pixabay)

Cittadini in fuga verso gli Stati Uniti

Honduras: la carovana della sopravvivenza
di Diego Grazioli

Già nel 2011 San Pedro Sula, la seconda metropoli dell’Honduras dopo la capitale Tegucigalpa, era stata indicata da un rapporto dell’UNODC, il dipartimento delle Nazioni Unite che si occupa di traffico di droga e crimine, come la città più pericolosa del pianeta, con un tasso di 86 omicidi ogni 100mila abitanti. Nel corso di questi ultimi anni la situazione è addirittura peggiorata, come testimonia uno studio realizzato nel 2017 dal Consiglio del Messico per la Pubblica Sicurezza, che ha stigmatizzato la diffusione della criminalità in America Latina, affermando che a San Pedro Sula sono diventate 150 le morti violente ogni 100mila abitanti.

Una situazione insostenibile per la maggioranza della popolazione del paese centroamericano, che nelle scorse settimane ha visto un esodo di cittadini che si sono messi in marcia alla ricerca di un futuro migliore verso gli Stati Uniti, in fuga da violenze e povertà. Una carovana della sopravvivenza composta da almeno cinquemila persone dirette in Messico dopo aver transitato per il Guatemala. All’arrivo nella città di confine di Tapachula, sfiancati da una marcia a piedi di quasi 100 chilometri senza acqua né cibo, gli abitanti della cittadina messicana hanno offerto loro generi di prima necessità, mentre militari dell’esercito messicano monitoravano la situazione con l’ausilio di elicotteri. Nonostante gli appelli del Presidente Trump, che ha invitato le autorità messicane a non fare entrare nel paese il fiume di disperati, consapevole che il Messico è solo una tappa intermedia verso la “terra promessa” a nord, il suo omologo Andres Manuel Obrador, vincitore delle elezioni presidenziali tenutesi lo scorso luglio e fautore di una linea politica in aperto contrasto con l’amministrazione di Washington, ha fatto pressioni affinché venga concesso un visto temporaneo almeno alle donne e ai bambini.

Un guanto di sfida lanciato dal futuro Capo di Stato messicano, il cui insediamento ufficiale è previsto il prossimo primo dicembre. Quello che i funzionari statunitensi sanno benissimo infatti, è che la carovana della sopravvivenza partita da San Pedro Sula, è solo l’antipasto di quello che avverrà nel futuro. Una situazione talmente esplosiva da spingere, nel pieno di questa emergenza migratoria, il Segretario di Stato americano Mike Pompeo a recarsi a Città del Messico, per avvisare le autorità messicane che gli Stati Uniti sono pronti a schierare l’esercito alla frontiera tra i due paesi per fermare i flussi migratori.

Difficilmente però i tentativi dell’amministrazione Trump di sigillare i confini avranno l’effetto desiderato. Troppi gli oltre tremila chilometri di frontiera per essere monitorati costantemente, come dimostra in maniera lampante il massiccio passaggio di sostanze stupefacenti attraverso tunnel e mille altri escamotage, che ha reso i cartelli della droga messicani i più potenti del pianeta.

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