Meeting Putin Hollande dic. 6 2014. Photo: the Presidential Press and Information Office

Tempi duri per il popolo

Russia: il discorso di Putin
di Diego Grazioli

"Tempi duri attendono il popolo russo". Con questa preoccupata affermazione il Presidente Vladimir Putin ha terminato il tradizionale discorso di dicembre ai deputati della Duma.
Che le crescenti difficoltà economiche e i nuovi venti di terrorismo provenienti dal Caucaso, sommati alla guerriglia in corso in Ucraina, siano difficoltà oggettive per la Russia era chiaro a tutti, ma il fatto che un uomo freddo e controllato come Putin abbia sentito la necessità di lanciare un segnale di avvertimento al proprio popolo, significa che la situazione è assai più grave di quel che sembra.
Probabilmente, dei dossier citati dall'inquilino del Cremlino, quello che preoccupa di più è quello legato alla crisi economica. Il rublo da giugno ad oggi, ha perso il 35% del suo valore rispetto al dollaro, a causa soprattutto delle sanzioni imposte nei confronti della Russia dalla comunità internazionale a seguito dell'aiuto fornito da Mosca ai ribelli ucraini.
L'economia russa infatti, nonostante gli indubbi progressi fatti registrare nell'ultimo decennio, è ancora legata a doppio filo all'esportazione delle materie prime, che costituiscono circa la metà delle entrate dello Stato. Il crollo del prezzo del petrolio, sceso sotto i 60 dollari a barile, sta dunque facendo mancare una parte consistente degli introiti in valuta pregiata.
Per fronteggiare questa emergenza Putin è arrivato ad annunciare un'amnistia fiscale, cosa rara da queste parti, per il rientro dei capitali che gli oligarchi hanno fatto uscire illegalmente dal paese. Un provvedimento che, nelle intenzioni del Presidente e dei suoi ministri, dovrebbe portare ossigeno alle esangui casse dello Stato. Si calcola infatti che le sanzioni, sommate al calo del valore sui mercati del greggio, siano costate alla Russia la somma di 140 miliardi di dollari.
Ma la recessione economica è solo uno dei problemi che attanagliano la Russia.
Il mai domato Caucaso sembra negli ultimi tempi aver lanciato nuovamente la sua sfida al centralismo di Mosca. Ai primi di dicembre militanti islamici hanno sferrato un duro attacco alla capitale della Cecenia Grozny, dove si sono registrate almeno 16 vittime, tra cui 10 poliziotti, ed uno svariato numero di feriti. Il fronte meridionale, sedato negli scorso anni con il massiccio utilizzo di forze speciali, potrebbe di nuovo infiammarsi obbligando Putin ad un impegno bellico supplementare.
Tra i pochi segnali di distensione l'incontro tra Putin ed il Presidente francese Francois Hollande, di passaggio da Mosca, e soprattutto l'appello di Papa Francesco affinché non si torni alla politica dei "blocchi contrapposti".
Un invito che per realizzarsi avrà bisogno di uno sforzo di volontà da parti di tutti, a partire proprio dall'inquilino del Cremlino.

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