Moavero_Milanesi_e_Mohamed_Sayala

Dalla “non politica estera” al ruolo istituzionale

Moavero Milanesi in Libia
di Giorgio Castore

Sull’edizione di Italiani pubblicata online lo scorso 4 luglio si “lamentava” la conduzione da parte dell’Italia di una “non politica estera” riferita al disordine impresso da iniziative scomposte, foriere solo di problemi.

Il nostro ministro degli esteri, Moavero Milanesi, obbligato dalla Costituzione ad accompagnare il Presidente della Repubblica nella sua visita di Stato in Lettonia, non possedendo il dono dell’ubiquità, non poteva, naturalmente, rincorrere iniziative messe in atto da altri esponenti del Governo. Ma, appena è stato possibile, ecco che lo scorso 7 luglio si è precipitato in Libia per recuperare il suo ruolo, senza clamore: una differenza, quanto meno diversa nello stile, rispetto al Ministro Salvini.

Per conoscere l’esito dell’incontro con le autorità libiche è sufficiente leggere il comunicato rilasciato per la stampa da Moavero Milanesi, che indica le autorità locali con le quali si sono svolti gli incontri tenuti. Non ci risulta che siano stati rilasciati comunicati congiunti tra le parti, mentre una parte della stampa locale ha comunque trattato l’argomento.

Il ministro degli esteri libico appoggiato dall’ONU, Mohamed Sayala, per parte sua, ha annunciato al Libyan Express sabato 7 luglio l’attivazione del Trattato per l’amicizia, la partnership e la cooperazione firmato tra Libia ed Italia nel 2008.

Tornando al comunicato del ministro Moavero Milanesi, non c’è da stupirsi se nell’ordine del giorno manca ogni riferimento alla fornitura di un cospicuo numero di motovedette guardacoste promesse da Salvini, riportando tranquillità e rispetto dei ruoli nelle fila di una politica tanto tritasassi quanto inefficace.

Nel comunicato, il rilancio del ruolo del Rappresentante Speciale delle Nazioni Unite per la Libia Ghassan Salamé, riafferma la assoluta continuità nelle linee politiche dell’ONU nei confronti della Libia, confermandone il pieno sostegno dell’Italia nel processo politico inclusivo e condiviso.

Una visita in Libia, quella italiana, destinata oltre che a tranquillizzare una delle parti, anche a rinnovare le profonde spaccature aperte dalla fine dell’era di Gheddafi.

Il Libya Observer del 7 luglio titola: “Khalifa Haftar incita le tribù orientali alla Jihad contro l’Italia” ed attribuisce alla tribù Jawazi il monitoraggio degli “sforzi dell’Italia per creare una base coloniale in Libia”, pronti a sollevare “la bandiera della Jihad” contro quello che chiamavano “lo stato coloniale fascista d’Italia”.

Non c’è da stupirsi, quindi, se la visita in Libia di Moavero Milanesi abbia rinnovato una ferita ancora aperta, che non sembra destinata a rimarginarsi nel breve periodo.

Un argomento tralasciato, probabilmente in modo voluto, nel comunicato relativo alla visita italiana riguarda la condizione dei migranti detenuti nelle carceri, probabilmente in attesa di essere rimpatriati. Ma questo non ci riguarda, riguarda l’UNHCR.

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