Land Grabbing Illustration di Piero Lusso

La “IRIAD Review” pubblica il focus

Sfide ambientali in un mondo globalizzato
di Maurizio Simoncelli

L’ultimo numero di “IRIAD Review”, la rivista dell’Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo, pubblica, tra gli altri lavori:

- un paper di Naomi Bellucci su “Il fenomeno del land-grabbing in Africa”

- un’analisi di Giulia Ferri su le "Spese militari 2017: una panoramica mondiale"

- il Focus di Maurizio Simoncelli su "Le sfide ambientali in un mondo globalizzato".

L’importanza del fenomeno del land-grabbing sottoposto al Focus di Maurizio Simoncelli ci spinge a proporvi, di seguito, la sua integrale pubblicazione.

 

Il fenomeno del land grabbing è solo una delle crisi ambientali che colpiscono il nostro pianeta. I cambiamenti climatici, il surriscaldamento, l’inquinamento dell’atmosfera e dei mari, la riduzione della disponibilità idrica concorrono ad una globalizzazione delle crisi che coinvolgono l’intera umanità in forme e modi differenti. I paesi più sviluppati tentano di realizzare confini invalicabili per arginare coloro che più duramente risentono di tali crisi.

Si parla di “fortezza Europa”, proprio a voler significare questo nuovo medioevo, in cui una minoranza cerca di continuare a garantirsi livelli di vita a scapito di una maggioranza che tenta di fuggire da condizioni umane difficilissime.

Strettamente connesse alle crisi ambientali sono quelle politiche ed economiche, che generano guerre e conflitti armati di vario livello d’intensità, contribuendo ai fenomeni migratori di massa che si stanno verificando in questi anni. Sono un’ottantina i conflitti secondo l'Uppsala Conflict Center, un incremento esponenziale nell’ultimo decennio.

Questi conflitti generano masse di profughi e di rifugiati, che – contrariamente a quanto ritenuto – cercano protezione in primis o in altre aree dello stesso paese o in quelli confinanti.

Solo una piccola parte riesce a raggiungere i paesi più sviluppati, generando qui crescenti spinte xenofobe e politiche di respingimento. Questi governi sembrano dimenticare che non di rado è proprio l’intreccio dei loro interessi economici e geopolitici una delle concause di queste guerre sapientemente “dimenticate” dalla maggioranza dei mass media.

Basta pensare allo sfruttamento delle enormi risorse africane (esemplare il caso della Repubblica Democratica del Congo o quello della Nigeria), utilissime per le economie dei paesi ricchi oppure alle guerre infinite dell’area mediorientale, territorio strategico per le risorse petrolifere.

Il recente rapporto Groundswell: Preparing for Internal Climate Migration della World Bank preannuncia che entro il 2050 143 milioni di persone, provenienti dall’Africa subsahariana, dall’Asia meridionale e dall’America latina, potrebbero diventare migranti climatici.

E questo non è l’unico segnale che ci avverte di un fenomeno epocale in netta crescita. The United Nations World Water Development Report 2016 - Water and Jobs - Facts and Figures ci segnala che, se prosegue l’attuale tendenza dei cambiamenti climatici, alcuni miliardi di persone nel 2050 si troveranno di fronte a carenza d’acqua. Anche questo comporterà conflitti per lo sfruttamento di questo “oro blu” e fenomeni migratori di massa, ma a livelli che oggi fatichiamo a immaginare.

Basta pensare alle tensioni già in atto nell’area del bacino idrografico del Nilo, dove la decina di paesi interessati (Egitto, Sudan Ruanda, Burundi, Uganda, Tanzania, Sudan del Sud, Etiopia, Kenya) dalle sue acque si contendono una diversa spartizione delle quote d’acqua, attualmente attribuite in misura rilevante a Khartum e al Cairo.

Non a caso è stato avviata la Nile Basin Initiative proprio per cercare un accordo condiviso e di cooperazione. Anche la questione irrisolta israelo - palestinese è connessa allo sfruttamento della preziosa risorsa idrica, in particolare delle acque del fiume Giordano, che nasce sulle alture del Monte Hermon, al confine tra Israele, Siria e Libano e in parte occupato da Israele dopo la guerra arabo -israeliana del 1967, in quanto strategicamente importante insieme alle alture del Golan per il controllo del versante siriano.

Mentre di tutti questi problemi il sistema mediatico offre una scarsissima informazione, di contro attualmente si assiste ad una tendenza nei paesi più ricchi ad ignorarne la complessità e a cercare di applicare utopiche politiche xenofobe utili solo a breve termine.

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