Palazzo della Farnesina, sede del Ministero Affari Esteri

La non politica estera

Castelli senza fondamenta
di Giorgio Castore

Un castello in costruzione senza fondamenta. E’ questa la sensazione che si prova cercando di decifrare quanto è accaduto sia in preparazione del vertice di Bruxelles dei capi di stato e di governo del 28 e 29 giugno scorsi, sia durante il suo svolgimento, sia dopo la sua conclusione.

La copertura giornalistica fornita a qualsiasi notizia, nella spasmodica ricerca dello scoop, lascia in profondo imbarazzo alcuni operatori dell’informazione, costretti, loro malgrado, a prestarsi all’interpretazione dei fatti che diventa essa stessa “notizia”.

E’ così che, per esempio, la presentazione dell’“European Multilevel Strategy for Migration”, il documento presentato dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte al vertice informale dei 16 leader di Bruxelles diventa “notizia”, da spendere, è presumibile, più in politica interna che estera.

Quest’ultima è un’opinione dello scrivente, dovuta al comportamento del ministro dell’interno italiano, Matteo Salvini, che non ha lasciato trascorrere un solo giorno senza trascurare di rinfocolare accuse nei confronti di ONG e conseguenti provvedimenti restrittivi, essi stessi “notizie” si, ma con ignote fondamenta.

Ma, per restare nell’ambito del racconto e cercare di informare, è obbligatorio registrare anche l’avvenimento di domenica 1° luglio, il raduno della Lega titolato da “La Repubblica” “Pontida, bagno di folla per Salvini «Governeremo per i prossimi 30 anni. Farò la Lega delle Leghe»”!

E così, mentre la cancelliera tedesca, Angela Merkel, è costretta a smentire se stessa sui risultati del vertice del 29 giugno e ad affrontare il serio rischio di una crisi di governo in Germania, seminando incertezza sull’immediato futuro dell’Unione Europea, chi marca punti importanti sull’evoluzione della propria linea politica è il leader della Lega, Matteo Salvini.

E questo, malgrado Libia, Algeria, Tunisia e Marocco si siano detti contrari ai centri per migranti nei loro territori.

Quindi, al momento, rimane in piedi solo uno dei capisaldi della strategia Minniti e cioè il ripristino del controllo delle frontiere libiche, che si rafforza con la promessa di Salvini di un’ulteriore donazione di motovedette per il controllo dei confini libici verso il Mediterraneo.

Piuttosto poco, va detto. La ripresa sul territorio libico delle attività delle organizzazioni umanitarie che fanno capo alle Nazioni Unite, è ancora troppo precaria per costituire un pilastro efficiente di hotspot. Non bisogna dimenticare, infatti, che la Libia non è firmataria della convenzione di Ginevra per i rifugiati.

Così non è opportuno dimenticare che il ruolo storico che la Francia ha svolto dall’epoca coloniale fino ai giorni nostri non è mai stato particolarmente benevolo nei nostri confronti, come ad esempio nell’impiego delle forze armate in ambito ONU.

Infine va ricordato che la creazione degli hotspot sui territori entroterra dei paesi strategici è subordinata al ruolo riconosciuto dei paesi del G5 ed in particolare del Niger. Se qualcuno pensa che si possa fare a meno del ruolo della Francia in quanto avviene in quei paesi si sbaglia di grosso. Almeno sei morti è costato un attacco suicida da parte di milizie jihadiste in Mali al quartiere generale della forza antiterrorismo del G5 Sahel.

Il pressappochismo che si nota nell’approccio alla politica estera italiana appare stratosferico. La concentrazione del suo fulcro nell’attacco alle ONG lascia perplessi, spaesati. Il legittimo “fumus” che aveva spinto due Procuratori della Repubblica in Sicilia ad aprire indagini sul ruolo di alcune ONG, per quanto si sa, si è trasformato in un nulla di fatto.

Per fortuna che c’è Salvini! Auguri per i prossimi 30 anni.

 

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