Macron seeks Libya breakthrough at Paris summit - The National French President Emmanuel Macron walks with Field Marshal Khalifa Haftar, commander in the Libyan National

Al summit partecipazione italiana a livello di ambasciatore

Libia: lo scontro Italia-Francia
di Diego Grazioli

L'attivismo francese in Libia rischia di incrinare i già difficili rapporti tra il nostro paese ed il vicino transalpino.

Il vertice di Parigi, organizzato a fine maggio dal Presidente Macron con lo scopo di stabilizzare il paese, alle prese con una drammatica guerra civile dopo la caduta di Gheddafi nel 2011, ha visto l'Italia rappresentata solo dal nostro ambasciatore in Francia. Una presenza di basso livello rispetto all'importanza della partita che si gioca riguardo al futuro del gigante nordafricano, che rispecchia l'irritazione italiana per l'iniziativa diplomatica francese.

Al vertice parigino hanno preso parte i leader più importanti delle oltre 100 milizie che da anni si combattono senza esclusione di colpi. In particolare a confrontarsi sono stati il primo ministro Fayez al-Sarraj, leader della regione di Tripoli, il generale Khalifa Haftar, uomo forte della Cirenaica, il presidente della Camera dei rappresentanti di Tobruk Aquila Salah Issa ed l'esponente della Fratellanza Musulmana Khaled al-Mishri.

Un ruolo marginale invece lo ha avuto l'inviato delle Nazioni Unite per la Libia Ghassam Salamè, tenuto all'oscuro dell'incontro fino all'ultimo momento.

Una strategia quella francese che mira a fare di Parigi il vero playmaker del tentativo di pacificazione del paese. Una logica non disinteressata perché il vero scopo dell'Eliseo è quello di mettere le mani sugli immensi giacimenti presenti nel sottosuolo libico. Un assaggio di questo disegno economico-diplomatico è già avvenuto nei mesi scorsi, quando la multinazionale francese Total ha acquistato dall'americana Marathon Oil il 16% del giacimento di Waha in Cirenaica per l'ammontare di 450 milioni di dollari. Un'acquisizione che ha visto la forte opposizione del governo centrale di Tripoli e della compagnia petrolifera nazionale NOC, vicine al nostro paese.

Anche la tempistica dell'attivismo diplomatico francese non è casuale. L'Eliseo infatti ha giocato le sue carte in Libia proprio mentre il nostro paese era alle prese con la crisi politica, che dopo oltre 80 giorni ha partorito il governo Lega-Cinquestelle. Uno iato di gestione del potere che ha consentito al Presidente Macron di giocarsi le proprie carte senza troppe interferenze.

Ora, con il nuovo esecutivo italiano finalmente in carica, vedremo se il nuovo titolare del Viminale Matteo Salvini, vero uomo forte dell'esecutivo carioca, saprà porre rimedio alla situazione, tutelando gli interessi dell'Italia. Il leader della Lega sta studiando alacremente il dossier libico e come prima dichiarazione ha elogiato il lavoro del suo predecessore Marco Minniti che sul fronte migranti era riuscito a dimezzare gli sbarchi nella nostra penisola dopo aver stretto un'alleanza con i clan che controllano la costa mediterranea.

Un'altra sponda che potrebbe aiutare Roma è arrivata anche dalla Cancelliera tedesca Angela Merkel che ha dichiarato che l'Italia è stata lasciata troppo sola nella gestione degli sbarchi, determinando quell'ondata di populismo che ha portato le forze anti-sistema a vincere le elezioni politiche italiane lo scorso 4 marzo.

Tornando al vertice di Parigi sul futuro della Libia, l'esito è stato formalmente positivo, visto che le parti hanno raggiunto un accordo che dovrebbe portare ad elezioni politiche nazionali il prossimo 10 dicembre. Una data in là da venire che potrebbe essere messa in discussione dalle vicende che spesso accadono in Libia nei mesi estivi, il periodo più caldo dell'anno, non solo per questioni meteorologiche, ma soprattutto per l'aumento degli sbarchi dei migranti che, complice la condizione del mare, tentano in massa la traversata verso le nostre coste, condizionando come si è visto, la situazione politica del nostro paese.

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