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Fabio Porta rivendica un voto coerente con la Costituzione

Il diritto ad essere eletto
di Giorgio Castore

Come preannunciato, Fabio Porta, eletto nelle liste del Partito Democratico alla Camera dei Deputati per la circoscrizione del Sud America degli italiani residenti all’estero nella passata legislatura e candidato al Senato nella medesima circoscrizione, ha convocato, lo scorso 18 aprile, una conferenza stampa per illustrare le ragioni del suo ricorso avverso la mancata elezione del 4 marzo.

Porta, rivolgendosi al suo uditorio, non presenti 17 parlamentari su 18, ha voluto sottolineare, prima di entrare nel merito del ricorso alla Giunta per le elezioni del Senato, che la questione da lui sollevata "riguarda non solo la situazione personale, ma una deriva che potrebbe in futuro avere delle ripercussioni sempre più grandi sulla tenuta e sulla legittimità del voto all’estero".

Richiamando, poi, episodi assimilabili a quanto accaduto in queste ultime elezioni, quali la perdita del seggio al Senato sofferta nel 2008 dal candidato PD Edoardo Pollastri, Porta ha sottolineato la curiosa analogia del fatto che anche gli avvenimenti di oggi, oggetto dell’attenzione richiamata, riguardano la circoscrizione consolare di Buenos Aires.

Egli ha poi proseguito sottolineando fatti singolari che riguardano l’esercizio delle attività di competenza delle autorità diplomatiche e consolari.

Ma è l’analisi dei risultati del voto che colpisce di più. L’USEI, Unione Sudamericana Emigrati Italiani, ha registrato, sostiene Porta, un singolare boom passando dalle 28mila preferenze di Renata Bueno nel 2013 alle 67mila di Cario e San Gregorio nel 2018, voti ottenuti nella sola Argentina, dove prima non era presente.

E’ veramente singolare che la cronaca si sia interessata di possibili brogli che avrebbero riguardato proprio la Bueno che nel 2017 aveva richiamato l’attenzione della stampa italiana sul rischio di dover cedere il “proprio” scranno a Denis Verdini.

Ma, tornando al contenuto della conferenza stampa, una ulteriore stranezza è costituita dal fatto, ha proseguito Porta, che metà di tali voti siano stati conseguiti nella sola circoscrizione consolare di Buenos Aires e che si siano “concentrati in meno di un terzo delle sezioni elettorali”, sezioni in cui l’USEI avrebbe ottenuto addirittura il 99% dei voti, “prevalentemente espressi con la stessa penna e con la stessa calligrafia, dunque dalla stessa mano”.

Il numero dei voti “sospetti” si aggirerebbe, secondo Porta, tra i 1omila ed i 15mila, ai quali se ne aggiungerebbero altri 6mila che la Giunta potrebbe decidere di annullare.

"Credo non siano più prorogabili modifiche e interventi normativi a vario livello sul voto all’estero", ha concluso Porta.

Non si può non concordare sul fatto che il problema sollevato fin dall’inizio dell’introduzione del sistema di voto per corrispondenza richiedeva un “tagliando”, con l’obiettivo di diventare realmente personale e segreto. Continuare a far finta di nulla costituisce un esempio di scarsissima attenzione alle norme che consegnano al corpo elettorale una finzione, ben più sostanziosa, se possibile, del danno che subiscono le persone oneste che si cimentano nel ruolo attribuito dalla Costituzione al Parlamento, massimo organo rappresentativo della volontà del corpo elettorale.

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