Prime Minister Shinzo Abe of Japan, President Moon Jae-in of South Korea and U.S. Vice President Mike Pence meet in Pyeongchang, South Korea, site of the 2018 Winter Games. S. Herman (Voice of America)

La riconciliazione delle due Coree e il rapporto con gli Stati Uniti verso una giusta direzione

Corea del Nord: la via della pace
di Diego Grazioli

Nell'era di Twitter e degli altri social network, e' bastato "un cinguettio" del Presidente americano Donald Trump per capire che il processo di normalizzazione dei rapporti tra Stati Uniti e Corea del Nord aveva preso finalmente la giusta strada. Era da poco passata la mezzanotte di venerdì scorso in Estremo Oriente, quando da Washington e' partito il tweet del disgelo: "Ottima notizia per la Nord Corea e per il Mondo. Grande progresso. Non vedo l'ora che arrivi il Summit".

Poche ore prima infatti, la storica annunciatrice della televisione nordcoreana, aveva annunciato che Pyongyang  sospendeva con effetto immediato i test nucleari ed i lanci dei missili balistici intercontinentali. Una svolta epocale, dopo anni di provocazioni, insulti e soprattutto minacce tra la prima potenza mondiale e l'ultimo paese ancorato ad una visione del comunismo dinastico, ma dotato di armi di annientamento di massa.

Basti pensare che dalla salita al potere di Kim Jong-un nel 2011, sono stati ben 99 i test missilistici di cui quattro con testate nucleari, la maggior parte dei quali diretti verso le acque del Mar del Giappone. L'annuncio della sospensione dei lanci e' arrivato dopo l'incontro in Corea del Nord tra l'ex direttore della CIA Mike Pompeo, in procinto di diventare il nuovo Segretario di Stato americano, ed il leader nordcoreano.

Prodromo indispensabile di un possibile Summit tra i Presidenti dei due paesi che potrebbe svolgersi tra fine maggio e inizio giugno. Erano mesi comunque che tra Washington e Pyongyang si cercava un compromesso per alleggerire la tensione, come dimostra anche la decisione delle due Coree di formare una delegazione congiunta nelle scorse Olimpiadi invernali di febbraio.

Artefice della possibile nuova stagione di pace e' stato anche il Presidente sudcoreano Moon Jae-in, che ha voluto la riconciliazione tra le due Coree lavorando alacremente per favorire il vertice che si terra' il 27 aprile prossimo nell'area demilitarizzata a cavallo del trentottesimo parallelo che dalla fine della guerra fratricida degli anni '50 rappresenta il confine tra i due paesi.

Altra indispensabile sponda per aprire il nuovo corso e' arrivata da Pechino, dove poche settimane fa si sono incontrati il Presidente cinese Xi Jinping e Kim Jong-un, giunto nella capitale con un treno blindato protetto da un contingente di truppe speciali. Il leader della seconda economia mondiale, da sempre sponsor della Corea del Nord, ha dato il suo via libera al riavvicinamento tra le due Coree, sperando con questo endorsement di alleggerire la presenza americana nell'area, che dalla fine della Seconda Guerra Mondiale mantiene un contingente di centinaia di migliaia di uomini in Corea del Sud.

Grande sconfitto in questa partita diplomatica invece il leader giapponese Shinzo Abe nelle cui acque si sono inabissati quasi tutti i missili nordcoreani lanciati in questi anni. Il leader conservatore di Tokio teme che con l'avvio del processo di pacificazione tra le due Coree, il suo paese rimanga maggiormente esposto alla minaccia nucleare rappresentata da Pyongyang. Nell'annuncio dello scorso weekend infatti il regime nordcoreano ha parlato di sospensione dei lanci dei missili balistici intercontinentali ma non dei razzi a corto raggio che possono colpire il Giappone.

Inoltre l'avvicinamento tra le due Coree rappresenta un potenziale pericolo anche in termini di revisione storica, vista la drammatica occupazione che l'esercito del Sol Levante mise in atto quando settant'anni fa prese possesso della penisola coreana. 

 

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