Agadez – Veduta. Di Dan Lundberg - Flickr, CC BY-SA 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=3255269

Giacomo Zandonini intervistato per telefono da Radio Radicale

Niger – Agadez, crocevia di migranti
di Andrea Billau

Nel mondo distratto dalle fake news c’è ancora chi fa giornalismo, recandosi di persona nei luoghi che conducono al cuore delle notizie e verificandole. La redazione di “italiani.net” ringrazia Radio Radicale per la sua testimonianza nell’intervista a Giacomo Zandonini (*)

 

Radio radicale. Ci occupiamo di Niger mentre tra il governo italiano ed il governo nigerino si discute della missione militare del governo italiano in Niger che si aggiunge alle altre missioni già presenti, in particolare di paesi occidentali, in un Paese che è uno dei più poveri al mondo e che vede queste missioni con vari scopi, ma essenzialmente per il controllo dei flussi migratori. Mentre tutto questo avviene noi siamo in collegamento telefonico con un giornalista freelance che abbiamo già ascoltato a radio radicale, Giacomo Zandolini, e che salutiamo, buon pomeriggio Zandolini…

 

Buon pomeriggio, Andrea, e buon pomeriggio a tutti gli ascoltatori.

 

che è appunto in Niger da qualche settimana. Allora, Giacomo, ci vuoi raccontare come è nata questa tua missione in Niger e come si è articolata?

 

Certo. Innanzitutto è da diversi anni che vengo nel Paese, ormai da oltre due anni che periodicamente visito il Niger e continuo a tornare per cercare di raccontare quello che succede in questo Paese. Le migrazioni sono quello che mi hanno portato qui partendo dall’Italia in cui lavoravo già su questo tema. Nel frattempo, in due anni, il Niger è diventato un Paese ancora più interessante anche per i media italiani e per quelli occidentali. Poi ultimamente è intervenuta anche la missione militare, appunto come dicevi tu, in fase di negoziazione con il governo locale che ha riportato un po' i riflettori sul Paese.

Io sono stato ad Agadez nella scorsa settimana, città chiave, ma non l'unica realtà, forse la più mediatizzata per il passaggio in transito di migranti, e sono al momento nella capitale Niamey, in attesa poi di rientrare in Italia. Quindi mi sono occupato ancora una volta soprattutto di migrazioni, ma in realtà in un momento particolare in cui in Niger c'è una forte protesta popolare organizzata e promossa da alcune organizzazioni della società civile, da movimenti di opposizione e che ormai va avanti da più di tre mesi, con anche un'ultima recente ondata di arresti, tra cui quelli di esponenti importanti della società civile che sono tuttora in carcere. Questo è un aspetto di cui si parla invece molto poco che però è legato, a livello ampio, anche alla presenza di occidentali nel Paese, agli interessi europei di diversi Paesi che ormai affollano ancora di più il Niger per interessi loro che spesso, localmente, si fa fatica a comprendere.

 

Ecco per quanto ne so hai appunto affrontato anche le questioni che riguardano in particolare popolazioni di migranti come i sudsudanesi. Ci puoi raccontare?

 

Il Niger da sempre è un paese di transito, da quando c’è stata l'indipendenza dalla colonizzazione francese ed anche prima. E’ comunque una zona di transito importante fra la sponda che possiamo chiamare la sponda sud del Sahara e la sponda nord, Algeria e Libia, soprattutto perché è un po' al cuore di questa regione che appunto oggi viene chiamata Sahel, più da noi europei che dai locali, che significa in arabo “la costa”, quindi la costa sud del deserto, che non è uno spazio vuoto ma uno spazio percorso e abitato anche da alcune comunità. Questo, insomma, è un dato storico importante. Negli ultimi anni, dopo la caduta di Gheddafi col conflitto in Libia si sono accelerati e sono aumentati i movimenti di persone verso la Libia che in parte poi si sono dirette verso l'Italia con l'intenzione, l'idea, di arrivare in Italia, in Europa, e però a questi vanno aggiunti altri movimenti molto importanti. Al sud c'è la Nigeria, confina appunto per un tratto di un migliaio di chilometri con il Niger e in particolare attorno al lago Ciad, un'area strategica anche per l'approvvigionamento di acqua. C'è una grossa crisi umanitaria ormai da cinque sei anni che è entrata anche in Niger dal 2015, con attacchi da parte di Boko Haram.

Questo gruppo cattivo ha il cuore, la propria base nel nord della Nigeria, però è entrato anche in Niger e continua anche ad essere una minaccia: ci sono quasi trecento mila fra rifugiati e sfollati.

Una situazione simile ed in peggioramento, è quella lungo la frontiera con il Mali, dove ci sono anche moltissimi sfollati e rifugiati a causa degli scontri nel Nord Mali con incursioni molto frequenti e sempre più frequenti in Niger. In questa situazione già delicata in un Paese con risorse molto limitate per i suoi stessi cittadini che ospita centinaia di migliaia di rifugiati si innesta anche questo passaggio, che ha la sua base nella regione di Agadez, che per andare in Libia e Algeria attraversando il Sahara ha questo transito obbligato di immigranti di diversi Paesi provenienti soprattutto dall'Africa occidentale.

E poi ultimamente, se vogliamo, ci sono altri flussi particolari, piccoli, però più interessanti da seguire che sono arrivati ad Agadez e che adesso sono diventati un gruppo, un grosso gruppo di sudanesi del Darfur, del Sud Sudan in particolare, che sperano di ottenere qualche forma di protezione, dicendo di aver sentito i discorsi, soprattutto del leader francese Macron, sull’hot spot, su questo concetto di hot spot, nel Sahel che Macron ha promosso dall' estate scorsa. E poi, l' ultimo flusso, è quello degli arrivi di questa evacuazione umanitaria dalla Libia via aereo in Niger. Principalmente si tratta di eritrei, etiopi e somali evacuati da situazioni di detenzione prolungata, di violenza, in Libia, per poi essere reinsediati nell'Unione Europea, in diversi Stati. Quindi un mix di situazioni che in un Paese con infrastrutture deboli, fondi limitati problematiche importanti della popolazione rendono il tutto anche più complicato.

 

Ecco quindi poi quello che interessa più direttamente al nostro Paese, appunto il flusso dalla Libia. Due cose in particolare volevo chiederti: la prima è proprio su questa questione dei cosiddetti rimpatriati dalla Libia, di cui si occupa l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni per rimpatriarli nei loro Paesi di origine. Come sta andando questa questione? E quanto si possono definire, come alcuni cercano di definirli, volontari questi rimpatri?

 

Sì, su questo, rispetto proprio al Niger, ci sono due programmi diversi. Uno che rientra in questo maxi piano elaborato dopo l'ultimo meeting fra Unione Europea e Unione Africana nel novembre del 2017. Un grande piano di evacuazione dalla Libia presentato come un programma umanitario. Su questo: il Niger vive due cose, una è il ritorno di cittadini nigerini dalla Libia. Sono alcune migliaia, fra quattro e cinque mila quelli sino ad ora ritornati con voli organizzati dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni con la partecipazione del governo del Niger, e si tratta secondo la mia informazione, nella maggior parte dei casi di ritorni volontari che possiamo definire realmente volontari. Di fatto i cittadini nigerini, e spesso anche le famiglie, che vivevano anche da diversi anni in Libia, nella zona di Tripoli e Misurata soprattutto, però con la guerra, la condizione economica libica in difficoltà, erano di fatto bloccati in Libia con l'impossibilità anche di tornare nel paese, spesso con pochi risparmi, famiglie magari numerose, quindi, almeno le persone che ho potuto incontrare di questo gruppo avevano anche espresso una volontà di rientrare. Poi certo non trovano qui necessariamente situazioni, per lo meno nella gran parte del Paese, ancora fortunatamente di sicurezza sufficiente, ma a livello di sicurezza alimentare, di prospettive d'impiego non ci sono situazioni ottimali.

Poi l'altra vicenda dell’evacuazione umanitaria per persone selezionate incontrate dell'Alto Commissariato per i Rifugiati nazioni unite in Libia, dentro i centri di detenzione o dopo gli sbarchi, e spedite, sempre per via aerea, in Niger con la prospettiva di essere insediate in Paesi europei. E’ un programma che ha portato fino ad ora da novembre dell'anno scorso circa mille persone qui [in Niger, ndr], la maggior parte sono cittadini eritrei fra cui anche donne e minori, si è momentaneamente bloccato perché di fatto il sistema doveva essere un sistema fluido in cui le persone arrivavano transitavano brevemente, uno o due mesi in Niger e poi ripartivano per un Paese di destinazione. Ora la Francia ha ricevute le prime persone, la Svizzera ne riceverà a brevissimo, l'Olanda anche, ma si tratta di numeri molto più limitati rispetto a quando uno è arrivato. Quindi il governo del Niger ha fermato il flusso dicendo che quando l'Europa riprenderà ad accoglierli anche il Niger autorizzerà la ripresa del flusso, insomma farà continuare gli arrivi dalla Libia. Questa è la situazione diciamo sul fronte delle evacuazioni o dei ritorni o transiti dalla Libia.

 

Ecco una ulteriore questione è il fatto che sono giunti in Niger molti soldi per gestire questa a fase, ma da tante anche inchieste giornalistiche risulta che per esempio nel traffico di migranti erano implicati anche spezzoni delle autorità nigerine. Questa cosa è cambiata?

 

Questa è una cosa molto complicata. Sicuramente il passaggio dei migranti ha beneficiato molte persone in un'economia locale, soprattutto nella regione di Agadez, che in parte significativa beneficiava del transito, bisogna dirlo, ogni anno dell’ordine di centinaia di migliaia di persone che ancora passano ma in modo minore in modo sempre più nascosto, perché ci sono da circa un anno e mezzo una serie di controlli molto più serrati da parte delle autorità nigerine con il supporto poi di progetti e interventi europei. Quindi, questa situazione continua, ma in modo molto meno visibile. Dentro questo sistema ci sono le forze di sicurezza soprattutto nel nord del Paese, ma anche le comunità dei locali attraversate avevano dei benefici che qui vengono chiamate tasse informali di prelievo anche ad ogni punto di blocco dove un migrante deve pagare dieci mila franchi Cefa come dei prelievi effettuati sulle persone in viaggio che non avevano poi alternativa se non pagare in gran parte dei casi. Questo oggi non avviene, il fenomeno appunto è molto più sotterraneo, nascosto però ci sono informazioni, voci di fonti con cui ho parlato che mi hanno invece parlato di un fenomeno di corruzione più specifica e mirata verso certi ambiti delle forze di polizia per chiudere un occhio sul passaggio di convogli che trasportano migranti attraverso il Sahara. Quindi questo è uno degli elementi che potrebbe aver fatto salire i costi, il prezzo che i migranti devono pagare in termini economici ma poi anche in termini di rischio per la propria vita perché comunque sono costretti a prendere strade molto più rischiose, allontanandosi dalle piste principali del Sahara che sono più controllate oggi che due anni fa.

 

In conclusione ci vuoi raccontare magari qualche episodio un episodio che ti ha colpito particolarmente in queste settimane di tua presenza in territorio nigerino?

 

Fra i tantissimi che ormai conosco, un'esperienza nuova che ho fatto è stata una visita al carcere di Agadez dove sono trattenuti al momento una trentina di ex passeurs, quelli che noi chiameremmo trafficanti, che poi visto da una prospettiva locale direi che questa parola però non ha molto senso. Si tratta spesso di manovalanza, se vogliamo, che favorisce il trasporto delle persone come si è sempre fatto in Niger da molti anni insomma una delle attività economiche soprattutto di Agadez, di chi vive nel deserto per trasportare beni cose e persone. In carcere sono ormai transitate molte persone arrestate dopo che una legge è stata adottata nel 2015 applicata dall'estate 2016. Ho incontrato alcuni di questi autisti di fatto e intermediari. E’ stato interessante perché al di là delle esperienze di storie personali spesso complicate che hanno portato queste persone a fare questo lavoro di trasporto dalla città di Agadez in particolare al sud della Libia ci sono anche delle storie di ricerca di prospettive economiche in un contesto molto difficile che annovera anche ex cercatori d'oro delle miniere di oro, che ora sono state chiuse, molto importanti. Ci sono molti migranti che hanno vissuto anni in Libia, sia nigerini che di altri paesi e che con il conflitto in Libia si son trovati in difficoltà, perché non hanno più potuto continuare la propria vita lì, e sono tornati ad Agadez alla prima tappa indietro, dopo magari dieci anni, e pur di non tornare a casa senza niente hanno iniziato a cercare di entrare in questo business e di fatto per tutti però è abbastanza evidente che in qualche modo dietro questa legge che li definisce come criminali c'è anche una volontà europea. L'Unione Europea invece dice che si tratta di una legge adottata dal Niger come effettivamente è, in piena sovranità. Però non si può non dire che l' Unione Europea in qualche modo ha accompagnato, ha sostenuto l'implementazione di questa legge con una serie di interventi mirati a mantenere un consenso da parte del Governo nei confronti di una misura molto impopolare. Quindi tornando però al carcere devo dire che entrare in carcere e incontrare queste persone è stato interessante proprio per capire anche le esperienze di chi in quel momento vive sulla propria pelle quelle che sente come decisioni esterne avvenute addirittura dall'Europa e giunte fino a una piccola città in mezzo al Sahara.

 

Bene allora io ti ringrazio. Ringrazio Giacomo Zandonini giornalista freelance che è di nuovo in Niger e con cui siamo stati in collegamento da Agadez. Grazie e buon lavoro e buon ritorno in Italia.

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