Vladimir Putin alla conferenza stampa del 4 aprile 2018, foto del Cremlino, Creative Commons Attribution 4.0

La guerra politica e mediatica contro la potenza russa

Putin, Trump, la May e gli altri
di Riccardo Liberati

I fatti di questi ultimi giorni danno lo spunto per alcune riflessioni su quello che sta accadendo nello scacchiere geopolitico occidentale. Una ex spia russa avvelenata in Inghilterra con l’uso di gas nervino, ha dato il La alla marea montante dello sdegno contro il carismatico leader Putin.

Coalizzati come raramente accade, i governi europei e statunitensi si sono schierati contro il ‘mostro’ inasprendo sanzioni e cacciandone i diplomatici.

Le ‘schiaccianti’ prove che a voler far fuori la spia sia stato il servizio segreto dell’ex URSS non sono del tutto convincenti. Oltretutto, per quale motivo Putin in piena campagna elettorale avrebbe dovuto infilarsi in un ginepraio con una mossa quanto meno azzardata?

Parliamoci chiaro, i servizi segreti di qualsiasi paese conoscono decine di sistemi per eliminare una persona nascondendo le prove. Perché allora quelli russi avrebbero dovuto utilizzare un metodo così naif per provocare la stizza della Nato? Viene quindi il sospetto che dietro la tentata uccisione del tizio ci sia qualcos’altro.

Le cose sono due: o l’Occidente ha una voglia matta di scaricare testate termonucleari sulla Russia o è tutta una messa in scena. Analizziamo i due scenari.

Il primo: va da sé che una certa parte della finanza internazionale e dell’industria del petrolio vorrebbe asservire la Russia ai suoi scopi ed è del tutto plausibile che le risorse minerarie dell’ex territorio sovietico facciano venire l’acquolina in bocca a molti, specialmente in un momento storico in cui i combustibili fossili iniziano a scarseggiare.

Utilizzando lo slogan di storica memoria dell’orso cattivo che vuole conquistare il mondo, si vuole convincere l’opinione pubblica che un’eventuale guerra contro la Russia sarebbe l’unico modo di ridimensionare le pretese di Putin.

Se così fosse occorrerebbe concludere due cose: la prima è che la signora May sa perfettamente che a voler eliminare Sergej Skripal non è stato il servizio segreto di Mosca. La seconda è che probabilmente la mossa volta a screditare Putin è stata concordata con gli Usa e gli ‘alleati’ europei non hanno potuto fare altro che accodarsi alla condanna della Russia.

C’è tuttavia qualcosa che cozza contro questa visione bellicistica delle relazioni dell’Europa e degli Stati Uniti con Mosca. Mentre tutto il tam tam mediatico non fa che ripetere che l’orso russo è cattivo e bisogna abbatterlo a fucilate, i grandi investitori inglesi ed americani comprano quantitativi cospicui di titoli russi come se niente fosse. Se la guerra fosse vicina e se esistesse una benché minima probabilità che lo storico avversario degli USA potesse trovarsi in difficoltà contro una manovra aggressiva della Nato, nessuno investirebbe su titoli emessi da Mosca. L’economia russa sembra dover crescere nei prossimi anni molto più di quella europea e questo non accadrebbe se fosse costretta a combattere una guerra. Quindi, chi è informato sa che si sta ‘bluffando’.

Esiste, dunque, una seconda possibilità: e cioè che dietro tanto rumore in realtà Putin sia stato informato molto bene che rischi seri per la sua nazione non esistono. D’altro canto gli analisti militari Nato sanno perfettamente che un’eventuale guerra con la Russia sarebbe devastante per le Nazioni occidentali almeno quanto lo sarebbe per i loro avversari. Il capo russo avrebbe potuto ricevere garanzie del tipo: tu stai tranquillo che non ti facciamo niente. Non avanzare pretese su Ucraina e Nazioni Baltiche perché intanto noi teniamo pronta l’opinione pubblica per una eventuale reazione ad una tua mossa azzardata.

Dal canto suo Trump, terza pedina in questo gioco, ha le sue gatte da pelare. Il motto ‘America first’ è facile a dirsi, ma difficilissimo da attuarsi in un mercato ormai globalizzato e con un debito USA a dir poco spaventoso. Senza contare che la Cina detiene una parte non piccola di questo debito e che se iniziasse ad avanzare pretese potrebbe creare seri problemi agli statunitensi.

Putin, oltretutto, ha messo in scacco la superpotenza di oltreoceano con l’intervento in Siria facendo capire agli ‘interventisti’ Nato che non solo non scherza, ma che ha un esercito potente con armi tecnologicamente avanzatissime e con una capacità logistica che ultimamente gli americani non sono stati capaci di mettere in atto né in Afghanistan né altrove.

I neocon americani insistono che la Russia è un bluff. Quelli, però, con i piedi per terra avvertono che qualora si dovesse provocare troppo l’orso, questo potrebbe uscire dal letargo e sbranare i malcapitati che gli stanno intorno. Come andrà a finire non è dato di sapere. Una cosa è comunque certa: i veri rapporti tra le superpotenze potrebbero essere ben diversi da quello che i mezzi d’informazione di massa vogliono farci credere.

 

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