No Billag, dal nome dell'esattore del canone in Svizzera. Fermofotogramma di Vania Jaikin Miyazaki, Creative Commons

Bocciata in Svizzera la proposta di abolire il canone obbligatorio

Sì al canone TV
di Massimo Predieri

Gli amici che mi invidiano il passaporto rossocrociato e mi domandano come mai non mollo tutto e vado a vivere in Svizzera, sono spesso gli stessi che si accaniscono con livore contro l’obbligo di pagare il canone Rai. Agli argomenti che ironicamente espongo per ricordare che, con le loro abitudini e mentalità, forse questi miei amici italiani non si troverebbero troppo bene in Svizzera, ora posso aggiungerne un’altro: lo sapete che il referendum per abolire il canone TV in Svizzera è stato bocciato?

Ebbene sì, con un referendum popolare gli svizzeri hanno bocciato il 4 marzo scorso la proposta di abolire il canone per la radiotelevisione pubblica. Con un schiacciante 71%  di voti contrari alla proposta referendaria, i cittadini svizzeri hanno deciso di continuare a pagare il canone obbligatorio. Una scelta basata sulla particolare istituzione elvetica del referendum popolare, che piacerebbe tanto ai fan della democrazia diretta nel Movimento 5 Stelle.

Il canone per “la ricezione radiofonica e televisiva” in Svizzera è pari a 451 Franchi all’anno (quasi 400 Euro), quattro volte più alto del canone italiano (90 Euro). Siccome gli svizzeri fanne le cose con precisione, il canone è anche suddiviso tra radio e TV:  per la sola ricezione radiofonica è di 165 Franchi l’anno (circa 142 euro ) e per la sola ricezione televisiva, 286 Franchi (circa 247 euro).

Il referendum anti TV pubblica era stato appoggiato dal partito della destra nazionalista UDC (Unione Democratica di Centro).  Secondo l’UDC  la radiotelevisione pubblica svizzera SSR è troppo grande e troppo costosa.

Quando andai a studiare al politecnico di Zurigo, presi in affitto un appartamento nella zona di Wollishofen. Tra gli adempimenti richiesti, ci fu anche la presentazione di un modulo in cui dichiaravo di non possedere né televisione, né radio, ma soltanto un apparecchio di radiodiffusione via cavo, per il quale già pagavo un canone alla compagnia telefonica. In questo modo evitavo di pagare il canone TV, che per uno studente squattrinato era comunque un benvenuto risparmio.

Qualche tempo dopo ricevetti la visita di un funzionario della radiotelevisione pubblica, un gentile signore corpulento vestito sobriamente, che chiese di poter accertare la veridicità della mia dichiarazione. Fatto entrare, fece un giretto nelle stanze del piccolo appartamento, vide che non c’erano apparecchi TV o radio, si scusò per il disturbo e se ne andò con un benevolo sorriso.

Stampa

Italian Media s.r.l. - via del Babuino 107, Roma, c.a.p. 00187, p.IVA 09099241003, edita il settimanale Italiani con registrazione al Tribunale di Roma n. 158/2013 del 25.06.2013 - email: info@italianmedia.eu

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.
Questo sito usa i cookie per migliorare la tua esperienza d'uso e usa cookie di terze parti. Proseguendo nella navigazione si presta implicitamente il consenso all’utilizzo di questi strumenti. Si rimanda alla nostra privacy policy per maggiori informazioni e per la possibilità di negare il consenso.