Xi Jinping

approvata la modifica costituzionale, eliminato il limite massimo di due mandati presidenziali

Xi Jinping: il volto nuovo della Cina
di Luca Mastrantonio

ll Congresso nazionale del popolo ha approvato l'11 Marzo scorso la legge di revisione costituzionale che prevede la rimozione del limite massimo di due mandati presidenziali. L'esito delle votazioni, 2.958 favorevoli, due contrari e tre astenuti, proclama indirettamente l'attuale presidente, Xi Jinping, capo indiscusso del governo cinese per gli anni a venire.
Tra le novità introdotte dalla modifica costituzionale ci sono anche l’inserimento della teoria politica di Xi nella costituzione e l’introduzione di un «super-dipartimento» per il contrasto alla corruzione.
Xi Jinping detiene contemporanamente le cariche di: Segretario generale del Partito Comunista Cinese, Primo ministro e Presidente della Commissione militare centrale.
In un Paese dove stato e partito sono strutture amministrative sovrapposte, la propaganda di Pechino ha commentato l'esito delle votazioni definendo necessario un cambiamente per favorire la stabilità.
Secondo i giornali di partito Pechino ha bisogno di leadership forte nel periodo cruciale che va dal 2020 al 2035, quando la Cina sarà uno stato moderno e ricco. Xi Jinping ha infatti ridimensionato la crescita economica, puntando su una crescita di qualità che porti i suoi benefici anche per la popolazione.
A preoccupare gli osservatori internazionali è la deriva autoritaria presa del Paese, il cui leader Xi Jinping ricorda sempre di più Mao Zedong, almeno per quanto riguarda il principio dell'uomo forte.
Infatti dal punto di vista economico la linea intrapresa da Xi è di stampo decisamente liberale e molto distante da quello che era il pensiero economico Maoista.
Non è chiaro se le riforme costituzionali di Xi siano o meno un segnale di onnipotenza. Infatti, sebbene il leader cinese abbia così dimostrato agli avversari all'interno del partito il proprio controllo sui centri del potere, il vero motivo dietro le riforme potrebbe essere una dimostrazione di forza che nasconde un'urgenza nel tenere lontani gli avversari politici.
Comunque la si voglia leggere, la situazione richiama epoche buie della storia cinese.

Una Guerra commerciale alle porte

incontro tra Donald Trump e Xi Jinping

Lo scenario politico cinese è ancora più preoccupante se visto alla luce delle ultime notizie che arrivano dagli Stati Uniti, dove il presidente americano Donald Trump, sfruttando come espediente una legge poco usata che permette la limitazioni del commercio per ragioni di sicurezza nazionale, ha dichiarato tariffe del 25% sull'acciaio e del 10% sull'alluminio importato.

L'obiettivo è limitare le importazioni dalla Cina. Nonostante ciò i dazi imposti dal presidente americano danneggeranno ben poco l'economia cinese, poichè la maggior parte delle importazioni di queste due materie prime proviene dal Canada e da alcuni paesi del Sud America tra cui Brasile e Messico.
Il timore di molti economisti è che il presidente americano voglia trascinare il mondo in una guerra commerciale che, nel tentativo di arginare lo strapotere economico cinese, finirebbe per alterare le leggi del libero mercato, con scenari economici che ricordano la grande depressione degli anni '20.

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