Visita del Ministro Alfano in Niger per l’inaugurazione dell’Ambasciata d’Italia. http://www.ambniamey.esteri.it/ambasciata_niamey/resource/img/2018/01/img_8267.jpg

Missione italiana in Niger

Il Parlamento approva
di Giorgio Castore

Il 7 febbraio 2017, quasi un anno fa, Marco Prencipe viene nominato ambasciatore d’Italia a Niamey, capitale del Niger, dopo aver ricevuto il gradimento del governo nigerino: un passaggio obbligato, quest’ultimo, per poter rappresentare l’Italia, presso le autorità locali.

In quel caso la burocrazia svolse le proprie funzioni con la velocità del fulmine, a vantaggio di entrambe le parti, italiana e nigerina, entrambe interessate, oserei dire molto interessate, a procedere nei passi successivi del disegno condiviso tra i due paesi che, a quel momento, era chiaro solo a coloro che intendevano procedere speditamente nella sua realizzazione. E non era la prima volta che la burocrazia operava con sensibile velocità.

Il leader italiano Paolo Gentiloni aveva già avuto l’opportunità di conoscere il Presidente del Niger, Mahammadu Issoufou, in occasione del vertice dei capi di stato e di governo del 15 dicembre 2016. L’Italia si trovava, ormai da troppo tempo, sotto il fardello della gestione dei flussi migratori in una posizione di stallo senza credibili vie di uscita: da un lato un serbatoio di afflussi continui, lentissime procedure di riconoscimento individuale e di valutazione del tipo di diritto vantato, dall’altro una gestione dei flussi di uscita bloccata non solo da muri talvolta impenetrabili, ma anche e soprattutto dai limiti in cui la UE si era cacciata per proteggere i mercanti ai quali consapevolmente si era affidata.

Nel frattempo i partiti di opposizione avevano buon gioco sfruttando le notizie quasi quotidiane dei morti per annegamento nel Mediterraneo ed opponevano ai filo governativi un “aiutiamoli a casa loro” con la presunta certezza di vivere sonni tranquilli per molto tempo ancora, scommettendo, i meno furbi, sui tentativi del cane che tenta di mordersi la coda. La scommessa fu persa. Le visite di Stato in alcuni Paesi africani, già avviate fin dal gabinetto Renzi, con Paolo Gentiloni ministro per gli affari esteri, non erano “gite scolastiche”, bensì elementi di una strategia con senso compiuto ormai denominata “aiutiamoli a casa loro”, basata sostanzialmente sul controllo dei flussi migratori in partenza dalla Libia, dopo l’accertamento delle condizioni di ricevibilità da parte del Paese di destinazione.

 Niger, panorama notturno della capitale Niamey. Di Roland - https://www.flickr.com/photos/rolandh/6246514938/, CC BY-SA 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=809884

 

Il respingimento degli aspiranti migranti dai centri di raccolta e smistamento realizzati in Libia, verso i paesi di provenienza, doveva avvenire, nel disegno del successivo gabinetto Gentiloni, in condizioni umane tanto di accoglienza, quanto di respingimento per coloro che fossero risultati privi degli appositi requisiti per le destinazioni successive verso paesi della Unione Europea.

Togliere ai trafficanti operanti in Libia il diritto di vita o di morte sui migranti costituiva il primo passo su cui basare la strategia dell’aiuto, ripristinando le condizioni minime di democrazia e di diritto in Libia. Se siamo ancora lontani da quel pieno ripristino, non vuol dire che non si debba operare comunque proseguendo nella strategia delineata, rinviandone la piena operatività a quando quelle condizioni ci saranno. Non si tratta, però, di dover bloccare un pilastro della costruzione in attesa del perfezionamento di tutte le altre condizioni necessarie. Anche perché vi sono altre iniziative già concordate che richiedono tempi lunghi e che presuppongono la realizzazione di operazioni attinenti alla sicurezza di coloro che controlleranno i tragitti seguiti finora dalle bande armate che operano nel Sahel.

Ecco, dunque, l’altro braccio per la riuscita della strategia della sicurezza: il G5 Sahel che deve garantire da un lato la messa in sicurezza dei tragitti degli aspiranti migranti sia verso la Libia, sia dalla Libia verso i paesi di origine per coloro che risultano privi dei requisiti che consentono la prosecuzione, in condizioni di sicurezza, dei viaggi dalla Libia alla UE.

Il ruolo del Niger, nella strategia appena delineata è molto rilevante: ne abbiamo letto di tutti i colori al riguardo, in particolare, sulla presunta acquiescenza del governo italiano alla Francia. Si trascura spesso il fatto che la scelta del Paese partner non è avvenuta per caso, per disinformazione o non si sa per quale altro atto inverecondo, ma semplicemente per convenienza reciproca.

Una convenienza finora basata su visioni politiche comuni dei leader al potere: Macron, che nel Parlamento francese si è ritagliato un potere indiscusso e si candida leader, non solo nazionale, ma anche della Unione Europea; Merkel, che, nel suo quinto mandato, scommette sull’accordo con l’SPD di Schultz per realizzare un tandem politico con la Francia.

I risultati delle elezioni che si svolgeranno in Italia e nelle circoscrizioni estere per il rinnovo dei due rami del Parlamento nazionale dimostreranno se i cittadini italiani che hanno diritto di voto sono pronti a ridisegnare i poteri di una nuova Federazione degli Stati di Europa, con più poteri delegati alla Federazione in modo particolare in tema di difesa comune e di finanza comune.

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