Kurz-Macron_Eliseo

L’Unione Europea comincia a prendere forma

Segnali di una guida politica
di Giorgio Castore

Si cominciano ad intravedere segnali della ricerca di una “guida politica” dell’Unione Europea o, per lo meno, di tentativi posti in essere in quella direzione.

Le cronache hanno registrato la prima visita ufficiale del neo Cancelliere austriaco Sebastian Kurz all’Eliseo che va oltre il mero significato protocollare ed assume anche un significato politico.

Sono ancora vive nella nostra memoria le notizie pubblicate dalla stampa sulle iniziative austriache ai nostri confini: “L’Austria schiera l’esercito lungo le frontiere e chiude i confini”. “Un'intesa raggiunta dai partiti di maggioranza prevede non soltanto l'utilizzo dei militari ma anche la chiusura alle richieste di asilo e il rimpatrio dei non aventi diritto”. Era l’8 settembre 2016, ancora un po’ lontani dalle elezioni austriache.

Un anno dopo, in vista di quelle elezioni, la stampa ribadisce: “Migranti, Austria chiude le frontiere. Controlli mirati e blocchi al Brennero” e, dopo le elezioni, l’offerta della cittadinanza austriaca ai sudtirolesi che ne facciano richiesta. Insomma chiare intenzioni del nuovo governo austriaco di rivedere la storia! Qualcosa quanto meno anacronistica, a meno che non si tratti di una strategia a più ampio raggio che abbia come obiettivo l’indebolimento dei legami che l’Italia sta tessendo in uno schieramento centrista dei paesi dell’Unione Europea che non sembra tanto campato in aria.

Nel corso della prima visita ufficiale di Kurz a Parigi, il presidente Macron ha tenuto a sottolineare che il nuovo gabinetto austriaco la ha riservata alla Francia, piuttosto che alla Germania. E’ noto, però, che nella settimana incriminata la Merkel era molto impegnata nella conclusione delle trattative per la costituzione della grande coalizione che sarà sottoposta all’approvazione dei socialdemocratici di Martin Schultz.

Tornando alla visita austriaca era abbastanza normale che i rispettivi rapporti di forza fossero testati, soprattutto sui punti scabrosi della capacità di governo: se l'Austria scegliesse di giocare al tavolo dei paesi dell'Europa centrale, il compito sarebbe più complicato per il tandem formato da Francia e Germania, e questo potrebbe avere un prezzo.

Secondo quanto rilevato dal Vice Presidente della Commissione Europea, l’olandese Frans Timmermans, negli ultimi due anni il governo polacco ha adottato un certo numero di leggi che hanno messo a rischio la democrazia in Polonia intervenendo sull’indipendenza dei poteri costituzionali ed assoggettando la Corte Suprema al potere legislativo.

L’indipendenza del potere giudiziario, la libertà di informazione e i diritti delle donne, oggetto di alcuni interventi legislativi restrittivi approvati dalla Polonia ne rendono il paese oggetto di esame approfondito da parte UE, suscitando irritazione nei confronti dell’Europa, con il solo appoggio, ad oggi, dell’Ungheria, il cui primo ministro Viktor Orban ha già dichiarato il proprio sostegno alla Polonia.

Nel frattempo, a Vienna, l’altra Austria manifesta contro il ritorno al potere del FPÖ, il Partito delle Libertà dell’estrema destra austriaca, che viene letto da più parti come una trasformazione autoritaria analoga a quella di Ungheria e Polonia. Prova ne sia l’ultima iniziativa del ministro dell’interno austriaco Herbert Kick, che ha proposto di “concentrare” i richiedenti asilo in appositi centri cantonali, richiamando alla memoria periodi bellici nefasti.

Alla Polonia restano ora tre mesi per adeguare il proprio sistema agli standard richiesti dall’Unione Europea, trascorsi i quali senza una risposta soddisfacente polacca si potrà ottenere, con il voto favorevole di almeno 22 stati membri, un avviso formale per procedere nella direzione di sanzioni.

A questo dobbiamo aggiungere l’esito dell’incontro dello scorso 5 gennaio tra Macron ed Erdogan conclusosi con le scintille tra i due leader, ma senza un accordo tra i due, che ha seppellito i finanziamenti decisi dalla Merkel per l’UE in un periodo convulso e confuso.

Possiamo dunque salutare almeno una inversione di tendenza nell’“Europa dei mercanti” che si sta delineando dopo la Brexit, la Turchia e la Polonia per lasciare il posto ad un’Europa della politica più capace di rispettare valori non solo commerciali.

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