Donna alla dimostrazione in IRAN - Da Asianews

Nuova ondata di proteste in Iran

Iran: la rivolta del popolo
di Diego Grazioli

Forse non sarà oggi, forse non sarà domani, ma le cose in Iran sono destinate a cambiare nel prossimo futuro". Questo il pensiero di Azar Afisi, autrice del libro Leggere Lolita a Teheran, uno dei best seller più apprezzati dal pubblico di tutto il mondo, che si è espressa in merito alla rivolta che per giorni, a cavallo di Capodanno, ha infiammato le piazze delle maggiori città iraniane.

Un sommovimento popolare che ha messo a dura prova l'apparato repressivo del regime degli ayatollah, che questa volta si è trovato a fronteggiare non solo studenti ed intellettuali, ma migliaia di persone semplici che protestavano contro il carovita e la corruzione sempre più endemica nello Stato Teocratico. La caratteristica di questa ondata di manifestazioni, infatti, è di avere coinvolto ceti assai umili, che da sempre costituiscono la vera base di supporto del regime. Strati sociali che hanno vissuto e vivono dell'assistenzialismo statale e che, negli ultimi anni, si sono visti assottigliare le proprie rimesse a causa delle politiche del governo che ha destinato la maggior parte delle risorse del Paese per combattere le guerre geopolitiche della regione: dal conflitto in Siria a quello nello Yemen, per non parlare del copioso fiume di denaro da sempre destinato da Teheran agli Hezbollah libanesi.

Uno sperpero che ha inciso sulla qualità della vita di milioni di iraniani, un popolo da sempre pronto a grandi sacrifici, nel nome dell'orgogliosa storia del paese, ma ora non più disposto a rinunciare alle esigenze di base della vita di tutti i giorni, anche perché indignato dallo spaventoso livello di corruzione che ha consentito a pochi privilegiati di arricchirsi ai danni della collettività.

La cronaca di queste giornate di rivolta, definitivamente sedate, secondo il generale Mohammad Ali Jafari, capo dei Pasdaran, i Guardiani della Rivoluzione, ci parla di oltre 40 vittime tra manifestanti e poliziotti e di almeno 1000 persone arrestate, alcune delle quali accusate del reato di "Muharebeh" cioè di guerra contro Dio, che, per il codice penale iraniano, prevede la pena di morte.

Secondo il quotidiano arabo con base a Londra Al-Quds Al-Arabi, tra i fermati ci sarebbe anche l'ex Presidente Mahmoud Ahamadinejad, che per le autorità iraniane avrebbe sobillato le proteste. Un arresto eccellente che, per gli esperti di questioni mediorientali, lascerebbe supporre una fronda all'interno dei vertici dello stesso regime. L'attuale Presidente Hassan Rouhani infatti appartiene all'ala riformista del potere iraniano, responsabile delle recenti aperture a livello internazionale, a cominciare dagli accordi sul dossier nucleare, mentre il suo predecessore è l'alfiere dalla parte più conservatrice del regime.

Sullo sfondo di questa lotta istituzionale appare, come sempre, enigmatica la posizione della Guida Suprema l'Ayatollah Ali Khamenei, il vero padrone delle sorti del paese, che si è limitato a condannare le proteste che sarebbero state orchestrate da potenze straniere desiderose di destabilizzare la potenza dell'Iran.Ali Khamenei crop, Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)Quel che è certo è che in un paese in cui oltre la metà della popolazione ha meno di 35 anni d'età le cose sono destinate a cambiare in tempi celeri, nonostante le cicliche e sanguinose repressioni del regime.

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