discorso Donald Trump 2013 alla CPAC, Gage Skidmore, Attribution-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-SA 2.0)

La decisione di Trump tra le proteste: pericolo di una nuova intifada

Gerusalemme: la scelta di Trump
di Diego Grazioli

La decisione del Presidente statunitense Donald Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale d'Israele, rischia di far precipitare il Medio Oriente in una crisi dalla portata imponderabile. Dalla scorsa settimana infatti, in tutte le capitali del mondo musulmano, sono in corso violente manifestazioni contro la presa di posizione unilaterale decisa da Washington, mentre nei Territori Palestinesi migliaia di persone hanno dato sfogo alla propria rabbia bruciando i vessilli americani ed israeliani. Le proteste sono state fermamente contrastate dalle forze di sicurezza dello Stato Ebraico che ha sparato colpi di artiglieria contro l'enclave di Gaza, in risposta al lancio di razzi effettuato dai militanti di Hamas, uccidendo almeno quattro persone, mentre centinaia di altre sono state fermate e trattenute in stato di arresto.

Le schermaglie di questi giorni rischiano di essere però solo l'antipasto di una vera insurrezione del popolo palestinese, pronto a dare il via ad una nuova intifada. La mossa di Washington ha creato forte scompiglio anche nella comunità internazionale, a cominciare dalle gerarchie vaticane che hanno chiesto al premier Netanyahu di congelare la storica decisione, rispettando la pluralità di fedi di cui è da sempre simbolo Gerusalemme. Anche l'imam della Moschea di al-Azhar del Cairo, lo sceicco Ahmed al-Tayyib, ed il Papa copto d'Egitto Tawadros II hanno espresso il loro disappunto, rifiutandosi d'incontrare il vice Presidente americano Mike Pence, nella programmata visita nel paese che quest'ultimo dovrebbe compiere il 20 dicembre . Altrettanto ferme le posizioni dei leader politici del mondo arabo.

Nella capitale egiziana si è svolto un vertice d'emergenza al quale hanno partecipato, oltre al Presidente Al-Sisi, il Re di Giordania Abdallah II ed il Presidente dell'Autorita' Palestinese Abu Mazen, i quali hanno chiesto a Trump di revocare immediatamente la decisione su Gerusalemme capitale, congelando il trasloco della sede diplomatica per non compromettere i fragili equilibri della regione. Ma sono stati i leader di Turchia ed Iran a pronunciare le parole più dure nei confronti d'Israele. Il Presidente turco ha parlato dello Stato Ebraico  come di "un'entità terroristica assassina di bambini", mentre da Teheran, l'ayatollah Ali Khamenei, ha addirittura ringraziato Washington per la decisione presa, che svelerebbe il vero volto degli Stati Uniti, insensibili alle esigenze del popolo musulmano e dei suoi luoghi sacri. Il leader religioso ha aggiunto che il tempo della liberazione definitiva del popolo palestinese è giunto e che l'Iran è pronto a scatenare un'offensiva senza precedenti contro Israele.

Per quanto riguarda il fronte "Occidentale" è stato invece il Presidente francese Emmanuel Macron a manifestare forti perplessità riguardo la scelta americana, sottolineando che "la decisione di Trump è contraria al diritto internazionale", in quanto lo status di Gerusalemme deve essere deciso attraverso delle trattative tra israeliani e palestinesi, come prevedono tra l'altro le risoluzioni delle Nazioni Unite. La presa di posizione dell'Eliseo è stata appoggiata dalle diplomazie di altri paesi europei: Italia, Gran Bretagna, Germania e Svezia che, dopo anni di incomprensioni, si sono ritrovate d'accordo sulla censura nei confronti della scelta dello Stato Ebraico, invitando Tel Aviv almeno a "compensare i palestinesi" fermando la costruzione di nuove colonie nei Territori Occupati.

Quel che è certo è che la decisione di Trump ha destabilizzato una regione già sottoposta a gravissime tensioni, cancellando vent'anni di sforzi diplomatici tesi all'ottenimento di una soluzione pacifica del conflitto tra israeliani e palestinesi.

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